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giovedì 24 maggio 2018

Rewind.

Un caffè dopo pranzo. Una mattina al Devil's a mostrare che l'All In! esiste ancora e che non basterà un pizzo non pagato per far crollare tutto. Un passo indietro. L'ennesimo. Un bacio sulla porta. Un messaggio della sera precedente letto e a cui risponderà dopo. Una colazione in cima a un edificio del city center. Una notte passata su un letto improvvisato dopo un "megalomane" e un "banale" come commenti iniziali. Uno spuntino notturno con dei dolci di scusa. Una giornata lunga tra il Node e quel banchetto al Devil's. Due vite che non si sa per quanto potrà continuare a condurre su due binari apparentemente paralleli. Una fascia elastica levata. Una notte insonne ad accarezzare un gattino con tre gambe, che nemmeno è suo, e il pensiero che forse un gatto potrebbe anche prenderselo. Un'altra giornata lunghissima in cui ha lasciato il banchetto a Thomas e Rae, concentrandosi al Node per farsi sistemare la spalla da Owen e chiacchierare con lui. Voler più volte bussare alla porta di una camera al Node, o lasciarci un messaggio.. e non farlo. Un caffè al volo. Un risveglio nel proprio letto con una figura ormai familiare. Un aiuto a lavarsi i capelli e la bellezza di un gesto tanto semplice. Aaron che entra in casa sua. Un messaggio che contiene una bugia. Lei che con un balzo si allontana. La testa di Nuke contro la canna della sua pistola. "Coraggio, uccidimi". Quel Cyber Arm che la colpisce sulla spalla, lussandola. L'ingaggio. Nuke che la invita a seguirla in centrale. Il pensiero della Sand che si rifà vivido. Un messaggio con una foto di una bambina appena nata e dire, involontariamente, il proprio nome a Iris Carter. L'uscita di ronda senza compagni, perché rimane in zona. Una cena al Node in compagnia del suo fidato compagno MelaMarcia di fronte ai video di sorveglianza della zona. Una giornata a cercare un modo per capire dove sbattere la testa. Pensare a Guerrero. Un taxi di prima mattina e vedere le macchie della salsa cucinata la sera precedente. Guardarsi allo specchio e vedere che le occhiaie ormai sono un ornamento fisso. Risvegliarsi ancora tra i piani alti del City Center dopo una nottata a base di nachos, pioggia e bei panorami. Un giro nella Desert per rispondere a un invito e una stretta allo stomaco che non si capisce bene il perché ci sia. O forse far finta di non sapere il perché.

I pensieri si fermano.
Il cellulare squilla.
Mum.
Non risponde.

mercoledì 28 febbraio 2018

Wildflowers.

Ha un sorriso appena accennato quando James le regala quella margherita, così come quando Zoe le chiede se gli occhialini le servono per far scena, o perché ha problemi di vista. Indossa la Suit con tutte le armi del caso mentre quella bambina le pone tutte quelle domande e le suggerisce di cambiare le ventose, o di usare occhialini da piscina quando le dice che sono scomodi quando piove.

Ha una faccia apparentemente riposata, finalmente ha dormito, ma non come avrebbe voluto. Non ha la testa libera, non come vorrebbe. Non come ce l'aveva un paio di anni prima, appena rientrata dal suo anno all'estero, quando ha incontrato Jordan per la prima volta insieme al suo cane. Non come quando aveva ricevuto una foto di stivali da cowboy dopo aver conosciuto Nicholas. Nemmeno quando aveva iniziato il suo lavoro al Doubter. E ora se li è ritrovati tutti davanti, a distanza di pochi giorni. Un Jordan ancora sorridente e con il suo ego smisurato, così come Nicholas sempre verde e con quegli stivali addosso.

Ha la faccia stanca, invece, quando raggiunge Martin sulla lettiga dell'infermeria, imbestialita per l'ultimo comunicato visto in rete, perché l'istinto texano le suggerisce di rispondere, ma c'è una squadra pronta a tenerla coi piedi per terra. Ha la faccia stanca quando incontra Hilke a cui deve tenere nascoste alcune cose, ma con cui beve un caffè accompagnato da chiacchiere e pensieri vicini, oltre ai rispettivi locali. Ha la faccia stanca quando Andre fa visita al suo locale, ma le strappa un sorriso divertito e un momento di spensieratezza quando si fionda con piacere sulla torta che gli ha portato. Ha la faccia tremendamente stanca quando sente quella confessione di Clem alla sua domanda, risposta che le fa attorcigliare lo stomaco, ma che si impone di controllare perché è il Leader di una squadra. E ha la faccia stanca -anche se nascosta- quando un paio di sere dopo deve trasportare due metri di shell in un luogo riparato in attesa di rinforzi, dopo che hanno messo ko i rispettivi avversari. Ha la faccia stanca e combattuta quando scrive quel messaggio di scuse a Jackson. Ha la faccia stanca quando beve Whisky a cui pian piano si sta abituando ed altrettanto stanca quando poche ore dopo abbandona il letto per seguire Galen.

Rimane seduta a guardare quella margherita che le è stata regalata. Se la rigira tra i polpastrelli del pollice e dell'indice. Fisicamente è intera. L'apparenza è importante, soprattutto quando indossa quella maschera. Si irrigidisce quando Iris Carter le posa la mano sulla spalla, tacitamente la ringrazia quando la sposta. Rimane ad osservarla quando prende in braccio suo figlio nonostante il dolore che provi nei movimenti. Sorride a Zoe quando la saluta con un "Ciao donna che comanda tanti uomini". Non hanno parlato molto, ma si è sentita compresa e non è qualcosa che può dare per scontato.
Devi trovare qualcuno con cui puoi permetterti di essere stanca, qualche volta. E non voglio credere che combattere sia l'unica ragione che ci resta per vivere. 
 

Partono in due, tornano in tre.