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sabato 5 gennaio 2019

Goodbye

Salire le scale diventa, effettivamente, un'impresa. L'ascensore del palazzo in cui viveva è rotto, quindi sale quelle rampe di scale che la portano al settimo piano, nell'appartamento che ha messo a disposizione della madre. Sulle scale incontra la signora Smith, sorpresa di vederla con quella pancia ormai lievitata e, ammiccante, le chiede se era il ragazzo della pizza. Lei sogghigna, ma effettivamente non risponde e continua la sua salita. Raggiunto l'appartamento resta evidentemente stupita.

"Cosa? Te ne vai?"
"Sì, Andrea. Le vacanze stanno terminando e devo riprendere servizio"
Effettivamente non ci aveva pensato a questo dettaglio. O, forse, ingenuamente, sperava ci fosse un'alternativa, una soluzione.
"Mamma, manca pochissimo e te ne vai? Adesso?"
"Cosa dovrei rimanere a fare, Andrea?"
"Vedi un po' tu. Sta per nascere tuo nipote."
"Bene. E una volta che nascerà? Cosa farai? Continuerai a nasconderti, quando hai tutte le carte in regola per non farlo? Lo registrerai all'anagrafe? E il padre lo riconoscerà? Ah.. che domande."
"Hai mangiato pane e stronzaggine?"
"No Andrea, sono solo realista e mi dispiace, ma non riesco ad essere felice del tutto. Guarda in che condizione sei. Tra te e tuo fratello non so chi sia messo peggio."
"E adesso cosa c'entra James?"
"Cosa c'entra? Vive da ricercato. La stessa vita che ti stai quasi imponendo tu e che probabilmente imporrai a questo bambino"
"Non sto imponendo niente a nessuno."
"Andrea.. guardati intorno. Questo era il tuo appartamento. Guarda ora dove vivi. Anche solo la zona. La sera sei obbligata a tirare delle tende pesantissime per non far notare la vostra presenza, siete attaccati alla corrente non so nemmeno come.."
"E quindi, mamma, qual è il punto?"
"Che stai facendo una cazzata. Enorme."
"Papà.."
"..non mettere in mezzo tuo padre!"
"..era come me e James! Combatteva per qualcosa. Ha conosciuto te e non ha smesso di provarci."
"..infatti guarda com'è finito!"
"Lo dici sempre, cazzo, lo dici sempre! Ma siete stati felici in questi anni. Avete avuto me e James e.."
"..i tempi erano diversi. Non dovevamo nasconderci e comunque non mi pare che le cose siano cambiate in meglio."
"Ma ti senti? E allora perché i tempi erano diversi dobbiamo smetterla di provarci?! Papà lo faceva per te. Brendan lo fa anche per me, io lo faccio per tutti. Ci crediamo. Se non lo facessimo cosa succederebbe?"
"Non rischiereste la vita un giorno sì e l'altro pure."
"Mamma.. è un rischio che sono pronta a correre."
"Stai diventando madre Andrea.. vorresti questa vita per tuo figlio?"
"Certo che no, vorrei il meglio per lui."
"Allora non puoi biasimarmi se non sono contenta delle tue scelte, di come stai vivendo adesso. Avevi tutto. Puoi ancora avere tutto. Eppure sei sempre lì, in bilico, pronta a perdere qualsiasi cosa. Potevi avere qualsiasi uomo, invece hai scelto lui."
"Ah, però quando era preside della YGS andava bene, vero? Ora non va bene perché è un ricercato, mh?"
"Esatto. Ti stai privando di tante cose per stare con lui."
"Non so se te ne sei resa conto, mamma, ma con o senza di lui sono sempre stata in bilico. Non è lui che mi sta privando di chissà cosa. Anzi.. La situazione è complicata, ma troveremo il modo di far funzionare tutto."
"..Andrea"
"..no mamma. Andrea un cazzo. Non ci hai nemmeno provato a conoscerlo. Hai sparato frecciatine, abbiamo passato un Natale anche carino, ma per merito dei suoi genitori. Ti stai interessando a cosa faremo adesso, solo adesso, ma ti sei già fatta la tua idea in testa. Hai deciso che te ne vuoi andare. E io vorrei che tu restassi perché questo mi renderebbe felice."
"Mi dispiace, Andrea. Non resterò qui a vederti mentre butti tutto all'aria. Sia chiaro: voglio già bene a quel bambino che nascerà, ma non resterò qui a supportarti mentre rischi la vita ogni giorno, a fare la brava nonna mentre mia figlia è in giro a sparare o a prendersi pugni da chissà chi."

Segue del silenzio. Sospira e indietreggia di qualche passo.

"Ti manca il punto centrale. Il perché di tutto questo. Ma non starò qui a spiegartelo e rispiegartelo. Mi pare tu abbia le idee già abbastanza chiare."

Segue un altro momento di silenzio in cui è palese che entrambe si aspettano qualcosa dall'altra. Una scusa. Un incoraggiamento. Un qualsiasi gesto che butti giù quel muro invisibile che si è eretto tra loro, presente anche in questi giorni di visita.

Si avvicina alla porta e ha la mano sulla maniglia quando si sente chiamare per nome.
"Andrea.." 
e ha già un tuffo al cuore, come se fosse pronta a sentirsi più leggera. 
"..non tagliare fuori James."
Non si gira nemmeno verso la madre. Si sente uno sbuffo chiaramente sarcastico accompagnato da un gesto del capo, evidentemente rassegnato.
"Buon viaggio, mamma."



sabato 8 dicembre 2018

Pregnant.

Si siede a letto mentre il telefono dall'altra parte squilla.
Uno.
Due.
Tre.
Ha una mezza idea di riattaccare.
Quattro.
Cinque.
Ok, sta per farlo.

"Andrea?!" non sente quella voce da mesi. Pensava di essere pronta a parlare, si era preparata al tono stupito e anche preoccupato. "Andrea, cazzo parla, o mi preoccupo.." la finezza è proprio di famiglia. "..o se è uno scherzo idiota da qualcuno, giuro che -"
"Mamma, sono io."
"Aspetta ancora un po' a parlare, mi raccomando." il tono è duro, ma si sente che è sollevata di sentire la sua voce.
Ancora una volta credeva di essere in grado di iniziare una conversazione, ma le parole sembrano non uscire. C'è del silenzio.
"Andrea.." il tono si addolcisce, in qualche modo, un invito a continuare.
"Scusami.." è un filo di voce quello con cui parla e si rimette in piedi, ha bisogno di muoversi e cammina all'interno di quella stanza da letto illuminata solo dalla stufetta elettrica che hanno attaccato.
"..non penso tu mi abbia chiamato per questo"
"No, infatti, ma.." si guarda intorno, come alla ricerca di un appiglio "..sono cambiate tante cose e ho preferito lasciar correre, affrontare altre cose di petto ed evitarne altre."
"Avevi solo paura"
"Ho ancora paura"
"Mi preoccuperei se non fosse il contrario."
C'è un silenzio in cui si capisce che anche dall'altro capo c'è qualcuno che sorride un po', come sta facendo lei.
"Quindi.." è sempre la madre che incalza "..hai deciso di farti risentire dopo mesi, perché? Devi dirmi qualcosa di James.."
"No, mamma.."
"Quindi ancora non vi parlate?"
"A quanto pare"
"Ok, quindi è morto qualcuno?"
"No, l'esatto contrario.."
"Oh, è nato qual-" si blocca, letteralmente e mentre si guarda allo specchio si immagina la faccia della madre, come se ce l'avesse lì davanti "..chi è il coglione che ti ha messa incinta? Anzi, facciamo un passo indietro.. sai almeno chi è il padre? No, perché ho saputo che.."
"..mamma, so chi è il padre e lo conoscerai. Va tutto bene. Siamo un po' confusi per tutta la situazione, ma siamo contenti."
"Ah, quindi magari la smetterai di seguire le orme di tuo padre?"
"Non proprio.."
"E lui te lo permette?!"
"Bé, la co-"
"..no, fammi capire, è un altro come te. Magari peggio." e la risposta di Andrea è una risata e in due stanze diverse, a kilometri di distanza, entrambe si siedono. Nello stesso momento. "Lo sapevo che quello verde che prendeva fuoco era solo l'inizio della fine.."
E nel sentire quel commento le viene da ridere.
"Non è verde e non prende fuoco."
"Non so se aspettarmi di peggio."
"Mamma.."
Dall'altra parte segue un sospiro. "Sei felice? Cioè, sei davvero sicura di quello che stai facendo?"
"Mai stata più sicura. E credimi, a papà piacerebbe. Gli somiglia.. bé, oddio, ha un senso del gusto molto discutibile quando si parla di abbigliamento, ma.. sono felice."
Un altro sospiro dall'altra parte del telefono.
"Quando vieni qui?"
"Sul serio me lo stai chiedendo?"
"Pensi che me la possa cavare da sola?"
"Lo stai dicendo da mesi, se non da anni."
"..lo so. Ma su questo fronte ho bisogno della mia mamma."
"Da quando sei ruffiana?"
"Eh, sto imparando dal migliore"
"Dai, parlami di questo uomo del mistero.."

E si mette comoda sul letto e inizia a raccontarle di Brendan, di come tutto ha avuto inizio, della loro casa appena sistemata e degli avvenimenti più recenti. Prende appunti sui consigli che le vengono dati, su cosa mangiare e cosa no, perché lei si fida della mamma, non cerca le cose su internet. E la serata procede in questo modo. Una chiacchierata con la mamma, la donna che l'ha messa al mondo, che l'ha crescita, che l'ha amata, che l'ha resa la donna che lei è adesso, la madre che anche lei sta diventando. Dopo mesi di silenzio, finalmente, una chiamata. Non servono scuse. Non serve niente per quel momento, per il ricongiungimento tra una madre e sua figlia.

"Guardo i voli, vi raggiungo appena riesco"
"Grazie mamma."
"Andrea.."
"Sì?"
"Papà sarebbe molto felice."

giovedì 29 novembre 2018

Choices

"Andrà tutto bene, vai!"
"Sei sicuro di aver capito bene tutto? Ti ho già detto..?"
"Scout, vai!"
"..."
"Non crolleremo se per due giorni non ci sarai."
"Sì, ma.."
"Sei già andata via e siamo sopravvissuti."
"Ero a New York, poi a Boston per.."
"..sì, per il Consiglio dei Night Soldier e noi siamo andati avanti comunque. Non crolleremo perché per una volta decidi di rilassarti chissà dove con il tuo compagno."
"..."
"Non fare quella faccia. Lo sai che ho ragione. E poi mi hai talmente tanto rotto i coglioni, che so perfettamente cosa diresti in qualsiasi situazione e potrei anche essere più cagacazzo di quanto non lo sei già tu."

Sorride sentendo questa risposta. Guarda i vari fascicoli aperti sul tavolo della Briefing Room del Node, un Node ormai quasi completamente spoglio perché si è prossimi al trasloco. MelaMarcia, ormai il suo braccio destro, il più fidato dei compagni Night Soldier la osserva con un'espressione intrisa di divertimento, anche se sembra pronto a cacciarla fuori a calci nel sedere da quella stanza. Le si avvicina.

"Andrea.." la voce si è abbassata e si fa nettamente confidenziale "..lo so che ti costa tanto farlo, ma so anche che vuoi farti questi due giorni fuori città. Sappiamo entrambi che ti serve. E nessuno te ne fa una colpa. Sei il nostro Leader e ci servi al meglio della tua forma. E se questi due giorni possono servirti, bene. Se quella testa riccia può aiutarci in questo senso.. bene. Anche se te lo ripeto: quel codino è da eliminare"

Gli sorride ancora una volta e si mette seduta meglio sullo sgabello che sta occupando. Allunga la mano verso il fascicolo più vicino, fascicolo in cui ha appena aggiunto un paio di fogli con nuove informazioni.

"Hai lasciato indicazioni su come muoverci. A meno che il mondo non venga minacciato da grandi attacchi alieni, o comparse strane, quel telefono non squillerà. Ok? Ti chiamo in caso di bisogno estremo, ma fidati di me, cazzo."

Torna a guardarlo e sospira. Finalmente riprende a parlare.
"Mi fido di te e hai ragione: voglio prendermi questi due giorni. Ma.." e indica il tavolo con quei fascicoli lì davanti. "Guarda quanta roba".
"Andrea, cazzo. Avremo sempre roba da fare. Ma adesso è il momento migliore: non ci sono cazzoni in giro che fanno rituali strani, non abbiamo una navicella sopra le nostre teste, non.."
"..abbiamo questo." e gli mostra il fascicolo.
"Sì, ma ci hai detto cosa fare e lo faremo. Quindi, ora smettila si arrampicarti sugli specchi ed esci da questa cazzo di base e non voglio vederti per fino a sabato mattina."

Sospira e alla fine si alza.
"Non ti ci abituare troppo a darmi ordini"
"Solo quando serve, capo"

;

C'è sempre un'atmosfera strana quando entra in quella casa. Ci vivono da una decina di giorni, ma già la sente casa sua. E poco importa del freddo e delle precauzioni per nascondere la loro presenza a chi cammina per strada, soprattutto di notte. Quando apre la porta ci sono sempre due palle di pelo che le vanno incontro miagolando e la più piccola, Giotto, si arrampica letteralmente sul suo corpo per arrivare sulla spalla e tirarle testate. C'è Brendan che la aspetta. O a volte è lei che deve aspettarlo. Il primo che arriva, però, ha il compito di accendere la stufetta in camera. Questa volta ci ha pensato lui. Gli si avvicina con un gatto sulla spalla e l'altro che le fa gli agguati ai piedi. Lo bacia e poi lo abbraccia, restando così per diversi secondi, nonostante le polemiche del gatto che alla fine rinuncia e salta giù per spiaggiarsi davanti a una delle stufette accese.

Hanno preparato un bagaglio piccolo e veloce, gli ha mostrato il posto di cui le ha parlato lo stesso MelaMarcia e hanno calcolato i tempi di percorrenza. Tutto è pronto. Hanno chiesto a una famiglia nel palazzo di dar da mangiare ai gatti per quella loro breve assenza. Tutto è stato pianificato.
All'alba è sveglia. Brendan dorme alle sue spalle, sente il suo respiro contro la propria spalla. Un gatto lo sente appallottolato vicino alla sua pancia. Lei guarda quel bagaglio. Una piccola borsa e uno zaino, nulla di eccessivo. 

Pensa ancora a quella partenza, agli scontri con i Vigilanti dell'ultimo periodo, Martin che rientra ferito alla base, Billy che si è unito al gruppo, la bionda con cui si sta concedendo di parlare un po' di più, Jesse che le scrive per chiederle di James e James che non sa nemmeno se sia ancora vivo o che cosa stia facendo. Sposta lo sguardo verso il telefono appoggiato sul comodino e scosta un braccio per prenderlo. Diminuisce la luminosità, poi scrive un messaggio.
A Natale potrebbero ricevere visite e potrebbe conoscere la famiglia di Brendan. C'è una strana inquietudine in questo pensiero, ma allo stesso tempo le viene da sorridere. Scivola appena all'indietro, quasi a farsi più vicina al telepate. Sempre con quel sorriso guarda ancora i bagagli e forse si decide a dar retta veramente a MelaMarcia, anche se un angolo della sua testa non è d'accordo. Ma è in netta minoranza.
Sempre con quel sorriso invia il messaggio scritto prima.
Destinatario: mum.

mercoledì 29 agosto 2018

Revenge.

Ne hanno passate di tutti i colori. Ma a certe cose non ci si abitua. 

Mai. 

Lo hanno già preso altre volte. Lo ha visto innumerevoli volte sul letto dell'infermeria, intento a lottare tra la vita e la morte. Gli ha stretto la mano, sempre. Ha passato nottate seduta su una sedia scomodissima e dormendo appoggiata con la testa sullo stesso letto. Lo ha riportato alla base dopo tante missioni, intero o più o meno ferito. Gli è sempre rimasta accanto. Anche questa volta.

Ma è la prima volta che glielo portano via sotto il naso. È la prima volta che non riesce a far nulla per riprenderselo. Che si sente impotente. Che si prendono gioco di lei in quel modo. È la prima volta che non si dà pace per aver creduto a qualcuno che poi si è fatto beffa di lei. 

Non si perdona tutto questo. Non si perdona guardando tutte le ferite che ha riportato e le successive medicazioni che ha ricevuto. Non si perdona mentre gli accarezza i capelli, mentre lui ancora dorme, forse per effetto dei farmaci, forse perché esausto, ma in un posto sicuro. O almeno così dovrebbe essere. Non si perdona quando vede il lobo sinistro mancare, anche se resterà comunque "il più bello della banda". Le viene quasi male a guardarlo.

E non bastano gli spari contro le innumerevoli sagome del poligono al Node. Non bastano le parole rassicuranti di chi le sta accanto. Non bastano quelli incontrati di notte a cui ha quasi rubato l'ultimo respiro, o i tentativi di spegnere la testa tra le braccia di qualcuno e con i suoi baci . Non basta.

Si sente ribollire dentro. 
Sente il desiderio di vendetta. 

martedì 21 agosto 2018

A New Day

Quando Brendan Scott inizia a suonare la chitarra lei è ancora assorta nel suo silenzio, quel silenzio che li ha accompagnati da Groundwater fino a quell'edificio sulla Ghost Road, ormai familiare.
Lo osserva un po' incuriosita, con quell'aria stanca e nervosa che va pian piano scemando, senza che se ne renda conto. Sta distesa per terra. La suit ancora addosso, niente casco e parte dell'equipaggiamento in macchina. Ha raccolto i capelli in uno chignon e tiene il capo appoggiato contro il proprio braccio piegato. Davanti a sé un paio di mozziconi di sigarette che ha consumato da quando sono arrivati. Non è stata molto di compagnia, lo ha guardato per lo più e mentre lo vede intento a suonare la chitarra e ululare una qualche canzone, alla fine le strappa un sorriso.

Si solleva e scivola verso di lui, il fare un po' incerto, tentenna alcuni momenti, ma alla fine cerca di baciarlo, in un gesto tanto comune, quanto nuovo in questo momento. Ed è con quello che sembra scacciare via il colpo sparato a vuoto qualche ora prima, la discussione accesa con James e tutto il resto, compresi il caldo e i dubbi che ancora non le permettono di lasciarsi andare completamente.
E poco importa se la mattina dopo si sveglia incriccata. 
Si tira su lentamente per non svegliarlo, pulendosi la suit piena di terra e sabbia, poi si siede sul bordo di quell'edificio diroccato. C'è un minimo di panorama. Le prime luci dell'alba. Il caldo non manca mai. Si volge per osservarlo, ancora, questa volta mentre dorme. Sospira. Sorride. Alza gli occhi al cielo e torna a guardare davanti a sé.
In attesa.

giovedì 24 maggio 2018

Rewind.

Un caffè dopo pranzo. Una mattina al Devil's a mostrare che l'All In! esiste ancora e che non basterà un pizzo non pagato per far crollare tutto. Un passo indietro. L'ennesimo. Un bacio sulla porta. Un messaggio della sera precedente letto e a cui risponderà dopo. Una colazione in cima a un edificio del city center. Una notte passata su un letto improvvisato dopo un "megalomane" e un "banale" come commenti iniziali. Uno spuntino notturno con dei dolci di scusa. Una giornata lunga tra il Node e quel banchetto al Devil's. Due vite che non si sa per quanto potrà continuare a condurre su due binari apparentemente paralleli. Una fascia elastica levata. Una notte insonne ad accarezzare un gattino con tre gambe, che nemmeno è suo, e il pensiero che forse un gatto potrebbe anche prenderselo. Un'altra giornata lunghissima in cui ha lasciato il banchetto a Thomas e Rae, concentrandosi al Node per farsi sistemare la spalla da Owen e chiacchierare con lui. Voler più volte bussare alla porta di una camera al Node, o lasciarci un messaggio.. e non farlo. Un caffè al volo. Un risveglio nel proprio letto con una figura ormai familiare. Un aiuto a lavarsi i capelli e la bellezza di un gesto tanto semplice. Aaron che entra in casa sua. Un messaggio che contiene una bugia. Lei che con un balzo si allontana. La testa di Nuke contro la canna della sua pistola. "Coraggio, uccidimi". Quel Cyber Arm che la colpisce sulla spalla, lussandola. L'ingaggio. Nuke che la invita a seguirla in centrale. Il pensiero della Sand che si rifà vivido. Un messaggio con una foto di una bambina appena nata e dire, involontariamente, il proprio nome a Iris Carter. L'uscita di ronda senza compagni, perché rimane in zona. Una cena al Node in compagnia del suo fidato compagno MelaMarcia di fronte ai video di sorveglianza della zona. Una giornata a cercare un modo per capire dove sbattere la testa. Pensare a Guerrero. Un taxi di prima mattina e vedere le macchie della salsa cucinata la sera precedente. Guardarsi allo specchio e vedere che le occhiaie ormai sono un ornamento fisso. Risvegliarsi ancora tra i piani alti del City Center dopo una nottata a base di nachos, pioggia e bei panorami. Un giro nella Desert per rispondere a un invito e una stretta allo stomaco che non si capisce bene il perché ci sia. O forse far finta di non sapere il perché.

I pensieri si fermano.
Il cellulare squilla.
Mum.
Non risponde.

sabato 19 maggio 2018

Quel che rimane.

L'esplosione ha fatto saltare per aria principalmente la parte centrale del locale, facendo crollare il soppalco e tutto ciò che c'era sopra, distruggendo parte del bancone e facendo cascare a terra tutte le bottiglie di alcolici e non sistemate su diverse mensole fisse alla parete. Lo specchio della parete di fronte è completamente andato in frantumi. Il tavolo da biliardo è spezzato in due oltre ad essere annerito, così come quel che rimane dei tavolini, degli sgabelli e del resto dei detriti che si trovano lì dentro. Le vetrate accanto all'ingresso sono esplose a loro volta. Il pavimento è coperto da legno e vetro, più un bel mix appiccicoso di tutti i liquidi che si sono riversati per terra. La macchina del caffè, la sua grande gioia, sembra funzionante per puro miracolo, ma è segnata e ammaccata. Non si è salvato nulla. 

Ed è una strana sensazione rientrare in quel posto, dove l'odore di bruciato la fa ancora da padrone. Dopo diversi giorni si è decisa a far ritorno in quel luogo, dopo che i primi lavori sono stati avviati e la maggior parte dei detriti è stata portata via. Sul pavimento rimangono ancora dei pezzi di vetro qua e là, un paio di tavolini sono sopravvissuti e saranno utilizzati per la fiera al Devil's, così come la macchina del caffè. Non c'è nessuno all'interno di quel locale, non c'è Thomas sempre sorridente dietro il bancone, o Rae in continuo movimento tra i tavoli e su e giù per le scale. Quasi le sembra lontanissima quella sera in cui ha fatto vedere il locale a Galen per la prima volta, con l'entusiasmo di una bambina di cinque anni a cui è appena stato fatto un regalo bellissimo. Anche quella volta il locale era sommerso nel caos, ma era un caos su cui si sarebbe costruito qualcosa. Questo è un caos dovuto alla distruzione. 
Si sposta dall'ingresso, ricordandosi improvvisamente qualcosa. Osserva un punto fisso sul pavimento, lì dove ha visto Aaron steso a terra in una pozza di sangue. Una stretta allo stomaco la attanaglia e le mani si stringono a pugno, incapaci di sanare quel nervosismo che sente forte ogni volta che il pensiero vola a quanto successo. Non ha potuto fare nulla. Era l'inizio di un nuovo giorno dopo una notte piacevole e tutto doveva continuare in quel modo. Ma no. Qualcuno è finito in mezzo a quel suo non voler chinare la testa di fronte a chi le ha chiesto di farlo. 
Raggiunge il bancone. O meglio. Quel che ne resta. Tira fuori dalla propria borsa una bottiglia di Whiskey e non c'è nemmeno un bicchiere. Quindi beve direttamente dal vetro. Qualcuno le ha attaccato quella strana abitudine di berlo che, a pensarci, nemmeno le piace. Ma accompagna quei pensieri colmi di rabbia in ciò che rimane di un sogno che non era solo suo. Perché l'All In! era un sogno fatto insieme a qualcun'altro e che si era promessa di portare avanti.

Recupera il cellulare e senza pensarci troppo manda un messaggio e ci rimane stupita quando poco dopo non si trova più da sola in quel locale. Forse non è stata una scelta saggia, ma almeno quella bottiglia è finita non solo per merito suo e per diversi momenti si è dimenticata del mondo circostante. Ma è proprio il mondo ad averla rimessa coi piedi per terra. Una chiamata d'urgenza in piena notte. Riguarda James e allora non ci sono scuse che reggono. Non dovrebbe guidare con tutto quell'alcol in corpo, ma lo fa. E qualche giorno dopo è a casa sua con un gattino con tre zampe che le gironzola in giro, solo in maniera temporanea. Ma forse ci si potrebbe abituare.

venerdì 11 maggio 2018

City Lights


Si è innamorata di questa visuale non appena ha messo piede in quell'appartamento. La città le sembra così bella, tranquilla. Un altro posto. Sarà l'altezza che la allontana dalla strada, dai veri problemi; la zona decisamente più agiata rispetto quella in cui spende la maggior parte del proprio tempo; le luci che di notte rendono qualsiasi posto più affascinante.. ma le piace. E continua a guardare fuori da quelle vetrate, ora in un momento diverso, dalle luci della notte, alle prime luci del mattino, con la luce soffusa che precede l'alba di un nuovo giorno. Quell'immagine la rapisce. Odi et amo. Un amore insensato che la spinge a fare quello che fa quotidianamente, a indossare la maschera contro chi semina odio e paura. Contro chi se ne approfitta. Accumula cicatrici che è sempre più difficile nascondere fa finta di non vederne altre. Ha fatto un passo indietro a chi le prometteva presenza e stabilità, ha avuto paura. Ha fatto quel passo indietro per puro egoismo. Un egoismo che si ripete la fa star bene, almeno per il momento. Respira ancora il profumo di quei sali che si sono mescolati ai loro corpi e alle lenzuola; respira quell'attimo di pace prima di sciogliere quell'abbraccio e tirarsi su e andare alla ricerca del proprio cellulare. E nonostante i piani che la separano dalla strada, si sente catapultata per terra. Corre. Non nasconde la preoccupazione. "Devo andare". Un bacio e viene di nuovo attirata. Ma non c'è tempo, ne ha perso già abbastanza. E si ritrova in una zona diversa della città, completamente. Da una casa perfetta a una improvvisata. Da una situazione di benessere, alla disperazione. Non c'è molto da dire. Prova a placare quel che può silenziosamente, con la sua presenza e quell'abbraccio che in ventiquattro anni non è mai venuto meno.

lunedì 30 aprile 2018

.

Non dorme. Ci ha provato, ma non le riesce. Resta con la schiena contro il materasso a fissare il soffitto di quell'appartamento nuovo, le ombre proiettate dalle vetrate che si estendono su una delle pareti, quella alle spalle del letto. La mano sinistra le fa un po' male. Gliel'hanno fasciata e bendata di fretta prima che si occupasse di altro. E poi non si è fatta curare. C'era chi aveva più bisogno di lei. Chi si è preso un colpo al posto suo, spostandola di peso, allontanandola. Se l'è cavata con un taglio alla mano. 

Erano circondati. Non avevano vie d'uscita. Erano loro tre contro innumerevoli altri Vigilanti che per qualche motivo ancora sconosciuto hanno deciso di incastrarli. Si è resa conto che non c'erano vie di fuga e non lo ha detto agli altri due. Ha portato due persone a morire con lei. Una che si è appena affidata a loro, l'altro è la persona che si è promessa di proteggere, per quanto possibile. Perché, ammettiamolo, come si può difendere qualcuno che ha deciso di intraprendere la tua stessa vita? 
Si stropiccia gli occhi e poi la mano sale tra i capelli, spostandoli appena indietro prima di voltarsi. Non è da sola. Si muove piano per evitare di svegliarlo. Intera è tornata intera e poi hanno svuotato quella bottiglia che ora giace abbandonata su uno dei due comodini. Ha pensato anche a lui in quel momento. In cui pensava di essere spacciata. Gli aveva detto che sarebbe tornata intera. Quella bottiglia sarebbe rimasta piena e non sarebbero di nuovo lì, non potrebbe riavvicinarsi a lui come sta facendo in questo momento. 
Non gli deve nessuna spiegazione. Sa già quello che le succede e non deve mentire in alcun modo. Può essere se stessa.

Ha sempre odiato mentire. E infatti non lo fa; omette alcuni dettagli.
In quel nano secondo che è durato una eternità, in quel momento in cui ha pensato di essere morta ha pensato anche a chi vorrebbe dire tutto, liberandosi di un peso enorme, mostrandosi per quello che è veramente. Ma che non può fare. E ha paura di fare. Però lo raggiunge. Trova un momento per staccarsi e presentarsi lì, senza avvisare. Una toccata e fuga, ma di quelle che dopo una notte simile non possono altro che far bene.

E poi c'è stato lui. Un insieme di emozioni che le hanno attanagliato lo stomaco. Il sol pensiero le toglie il fiato e sta seguendo il consiglio di chi, abbracciandola, le ha detto di buttarsi con la testa su altro, di tenersi impegnata. E lo sta facendo. Ma proprio lì, nel momento in cui si è resa conto che Judith sarebbe stata probabilmente la sua ultima avversaria, dopo aver visto il fratello ferito per salvarla, è tornato. 

Si stringe di più a chi ha accanto. Si concede quel gesto e chiude gli occhi. Ci prova.
Ma continua a pensare, questa volta arrovellandosi su cosa hanno scoperto quella sera, sui prossimi passi e sul viaggio imminente per New York.

Ha un messaggio da mandare.
Non si sa se lo manderà.

lunedì 16 aprile 2018

him.



"Le cose si sistemeranno. Come sempre."
"Al momento è tutto una grande merda."
"Ne siamo sempre usciti insieme, no?
Quindi è solo una merda momentanea.
Quando la pesti con la scarpa puoi sempre pulirla."


 
 
 

mercoledì 21 marzo 2018

Empty

"Sei un codardo. Potresti uccidermi e non lo fai."

Percepisce delle voci e alcune ombre che le si avvicinano, non sa esattamente cosa le stiano dicendo. Non le riconosce nemmeno, in ogni caso non avrebbe le forze di reagire. L'odore proveniente dal cassonetto penetra nelle sue narici, sulla bocca sente il sapore dell'asfalto mischiato al suo sangue che ha ricoperto la zona in cui è crollata, letteralmente. Ha ancora le gambe attaccato per miracolo. Il resto è buio interrotto solo da immagini sfuocate e voci lontane. Però lo riconosce, Jimmy, al suo fianco durante la notte. L'unico appiglio in un momento di sbando totale, dopo che se n'è andata. In cui si sente completamente vuota.

E non è colpa del sangue perso.


mercoledì 3 gennaio 2018

Rainy day.

Se lo ricorda bene quel giorno. Fin troppo bene.
Pioveva. La sera prima hanno combattuto e avuto ingenti perdite. Uno dei soldati rimasti indietro era un degno compagno compagno di bevute al Node e di allenamenti nella zona di tiro. Anche lui aveva una Revolver.
Stava parlando con qualche compagno dei Night Soldier quando ha ricevuto una chiamata e per forza di cose l'ha rifiutata. Ma ne è arrivata una seconda. Poi una terza. Alla fine ha ignorato il telefono. Ha continuato la sua conversazione che verteva sulla pianificazione di nuove mosse per la difesa della popolazione. Durante la Guerra era quello l'ordine del giorno. Una pianificazione dopo l'altra. Poco tempo per piangere i compagni persi. Poco tempo per parlare di film, di cosa si è fatto la sera precedente. A mala pena rientrava in casa. Il sesso era diventato un privilegio.
Ma c'è qualcosa di strano in quella insistenza. Sua madre non è mai così insistente. Lo è stata solo una volta e.. prende il telefono e si sposta dal gruppo con un sorriso convenzionale, dirigendosi verso la propria stanza. 

"Mum?"
"Andrea, diamine!" il tono è lo stesso di una chiamata ricevuta anni fa. Le si gela il sangue. "Papà ha avuto un incidente e.." lo dice con un sussurro mentre è chiaro che si stia trattenendo. Non finisce la frase, ma il significato è ben chiaro.
Non ha la capacità di rispondere, il suo cervello non ha ancora metabolizzato. O forse non vuole farlo. Seguono diversi momenti di silenzio e si sente chiaramente come il mondo le si stia sgretolando sotto i piedi, come le gambe non riescano più a tenerla in piedi.
Casca sul proprio letto.
"..Andrea, il funerale sarà tra due giorni. Devono fare delle analisi e così ave-." aggiunge ancora con un filo di voce.
"Mamma, non posso." la interrompe brutalmente. La guerra sta incalzando. Le costa dire quelle parole. Le costa molto. E non può nemmeno spiegare perché.
"Cosa significa che non puoi tornare? Si tratta di tuo pad-" non ha preso bene quelle parole.
"CAZZO LO SO."
Di nuovo segue il silenzio, ma questa volta ci sono dei singhiozzi. Ma da una sola parte. Ed è la sua. Tante parole non dette. E mai dette.
"Avvisa tu James, mamma.."
"Andrea."
"No mamma, Andrea niente. Non posso."
"Tuo padre è morto e te ne lavi le mani così?"
"Non me ne sto lavando le mani. Anche se tornassi cambierebbe qualcosa? NO. Quindi smettila di insistere. Non posso."

"Certo Andrea, certo. Continua a rischiare di finire in prigione, o di farti ammazzare."
"Papà mi avrebbe supportato."
"Infatti guarda com'è finito."
Una bomba silenziosa esplode.
Dall'altra parte c'è la comprensione di aver esagerato. Si sente che sta per dire qualcosa, ma lei la anticipa.
"Ciao mamma." chiude la chiamata e scaglia il telefono contro il muro che ha di fronte. Rimane seduta alcuni secondi in silenzio. Sguardo fermo su un punto non definito del muro. Sospira. Si alza in piedi e tira un calcio al telefono, scagliandolo contro un'altra parete. Apre la porta e torna nella sala briefing. 
La Guerra incalza e lei non lascia Philadelphia.
E qui è rimasta. Anche dopo la fine.

sabato 30 dicembre 2017

here we are.

*bip*
*bip*
*bip*

Sono i primi suoni che la riportano alla realtà, anche se non lo realizza subito. Un suono regolare che pian piano si fa più nitido al suo udito, risultando anche fastidioso. Ma indica che è viva, sebbene la sua mente sia una completa e totale tabula rasa.
Muove le dita della mano destra, sente un tessuto un po' ruvido, di certo non si trattano bene con coperte di seta o chissà che altro. Sente la gola secca, molto secca. Muove la bocca e sente un altro rumore, più basso e roco. Evidentemente è la sua voce. Non fa in tempo a fare nemmeno quel verso che vede delle ombre, perché nonostante gli occhi socchiusi vedeva della luce. Ombre che le parlano, una mano sulla fronte che scende sulla guancia e lì resta. Ancora non comprende tutto, non sa nemmeno come ci sia finita lì. Ma lì dove?
Gira appena il capo alla propria destra, lì dove c'è quell'ombra che le ha messo la mano sulla fronte. Passano diversi istanti prima che quella figura prenda una forma. Non ne vede completamente il viso, ma è familiare. Molto familiare. Sorride, o per lo meno è quello che pensa di fare, seppure le labbra abbiano solo un moto appena percettibile. Richiude definitivamente gli occhi e torna a dormire.

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Strano, ma vero. I Night Soldier fianco a fianco con la Force per la difesa della popolazione durante la Guerra contro Magnus. Una breve parentesi che ha permesso di vincere, alla fine. Battaglia dopo battaglia, colpo dopo colpo, caduti dopo caduti. Ma ce l'hanno fatta.
Ma a quanto pare lei questa vittoria finale non l'ha vissuta. 

Battaglie lunghissime. Estenuanti. Con la sua Colt Python ha degnamente combattuto, sfruttando anche i potenziamenti causati dal suo chip neurale. Salti da un posto all'altro, inseguimenti, fughe e schivate. Tutto le è stato utile. Ma la stanchezza può essere pericolosa, a un certo punto. La stanchezza ti fa perdere lucidità e sbagliare. Può causare una piccola distrazione che può costar caro.

L'aveva visto. Sì. L'aveva visto armato di quell'ascia, ma ha continuato a combattere contro altri due. L'aveva visto che puntava verso di lei. Probabilmente ha aspettato di averlo vicino e si è girata per colpirne un altro. Il suo colpo è andato a segno. Ma anche lei è stata colpita. Si paralizza. Sente la lama di un'ascia dalle dimensioni notevoli tagliare la sua pelle e scendere a fondo. Guarda davanti a sé, ma non vede nulla. Le manca il respiro. Non riesce nemmeno a urlare. L'ascia viene tolta e lei piega le ginocchia, cascando a terra. Non sa quello che sta succedendo dietro di lei. Non vede che un secondo colpo sta per essere caricato, questa volta puntando al suo collo. Tutta questione di un secondo. Forse due. I rumori tutt'intorno si fanno ovattati. Il suo corpo non reagisce più. La pistola è cascata a terra. Si dice che quando stai per morire rivedi tutta la vita davanti ai tuoi occhi. Ed è quello che è successo. Fatti e persone, soprattutto. Suo fratello impegnato nella battaglia insieme a lei. Un meccanico in ciabatte. E una spiaggia insieme al suo medico di fiducia.
Tutto lì.
La consapevolezza che si sta perdendo tutto quello.
L'incapacità di reagire.
Poi qualcuno che chiama il suo nome, un colpo sparato e cade a terra. Ma non è l'unica. 
Il sapore della terra è l'ultima cosa che sente.

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A quanto pare una shell l'ha salvata e delle mani d'oro l'hanno stabilizzata. Può ancora raccontare quello che è successo, anche se per diversi giorni ha dormito. O si è svegliata in preda a qualche delirio. Ma è ancora qui.
E adesso porta al collo un pezzo di quell'ascia. Un piccolo porta fortuna, così è stato definito.
"Non importa quanto ti farai male, non ti liberi di me".

Si porterà per sempre quella cicatrice sulla schiena, insieme ad altre più piccole che ricorderanno le battaglie. Segni che sono un appiglio utile per ricordarsi il perché fa quello che fa. Il perché è ancora in quel gruppo. Perché non ha ancora abbandonato la causa, ma continua a crederci, giorno dopo giorno, disfatta dopo disfatta.
Once Night Soldier,
Always Night Soldier.

Partono in due, tornano in tre.