sabato 20 ottobre 2018

sabato 13 ottobre 2018

Believe.

Ci pensi mai a cosa farai quando tutto sarà finito?

C’è ancora qualcuno in quella città tanto innocente, e forse un po’ illuso, che vede una fine a quella vita, quella vita in maschera fatta di missioni, di ronde, di fughe di fronte ai federali e di continui scontri con i criminali della città e non solo. Indagini, ricerche, scoperte, improvvisarsi ladri per infilarsi nella casa di qualcuno, poi uscire di corsa con delle guardie che ti sparano alle spalle. Organizzare un assalto in un locale malavitoso dopo una soffiata ricevuta, mandare ko uno dei pezzi grossi del Syndicate e premere il grilletto contro un elemento di spicco di quel gruppo. 
Essere Vigilantes è sporcarsi le mani. Essere Night Soldier è prendere una posizione quando altri non hanno il coraggio di farlo. È sacrificarsi tanto per il bene della città, di una popolazione che spesso non approva quello che fai, di un sistema governativo che ti dà la caccia; ma dall’altra parte della medaglia ci sono i cittadini che riconoscono il tuo operato, gli alleati e i compagni che ti guardano le spalle, nonostante tutto. Essere Night Soldier è essere parte di una famiglia.

Era parecchio tempo che non pensava a una “vita normale”, dove la maschera non esiste più, dove fa parte solo del suo passato. La sua identità è ancora salva, ma non si sa per quanto, è sempre appesa a un filo. Ma è ancora lì, che le permette di girare senza troppi problemi. Ci ha pensato e ci ripensa dopo molto tempo, sdraiata a letto, in un momento in cui le è difficile dormire. Quasi impossibile.
Poche ore prima era al Two Heads, hanno brindato alle serate leggere e alle amicizie ritrovate. Quando ha visto entrare Connor ha sorriso e ha chiesto a Brendan se era pronto a presentarla ai suoi amici, in una situazione che le ricorda qualche episodio del college o ancora prima. Molti vecchi legami si sono scissi definitivamente e nuove persone stanno entrando o rientrando nella sua vita, oltre ai compagni dei Night Soldier. E la serata continua. Una bevuta tutti insieme e anche di più per Connor, per spingerlo a raggiungere un Vigilante con una tutina che lascia poco spazio alla fantasia. È pronta a godersi la scena tra le braccia di Brendan quando giunge quella comunicazione che la riporta coi piedi per terra.
Le ci vogliono diversi minuti per non farsi sopraffare da quel messaggio. Per andare oltre. Perché l'ha detto poche ore prima: non sono più cose che le riguardano. Ma non sembra nemmeno crederci molto. Ma ci prova.

Non si sa bene che ore siano. Sente il ticchettio dell'orologio in quel rifugio nella vecchia Zona Industriale. Sta a letto insieme a Brendan, abbracciata a lui e si muove appena per evitare di svegliarlo mentre dorme. Lo fronteggia e lo osserva per quanto possibile, nonostante la luce soffusa. Ne ascolta il respiro leggero mentre riposa. Sfiora appena la sua pelle segnata da varie cicatrici di ogni genere. Ci pensa ancora a cosa potrebbe fare quando tutto finirà. Si permette di credere che possa davvero succedere. E che possa succedere con lui.


Non siamo a Philadelphia. Nella casa ci sono diverse foto in giro per Houston in cui compaiono lei e Brendan insieme a Iris e Max e una combriccola di bambini, tra cui un paio di testoline ricce. Sono stati a Houston, ne hanno parlato tante volte e lo hanno fatto. Quella era la volta in cui il più piccolo, che sta iniziando a parlare, al passaggio di qualche federale ha pronunciato -scandendo bene le parole- "Force Merda", mentre l'altra mimava due pistole con le mani per sparare a caso su qualche passante dall'espressione losca. Sì, sono riusciti ad andare a Houston. Così come sono riusciti a prendere quella casa un po' fuori dal mondo, in un paese sperduto tra le montagne dell'America del Nord. Un risveglio causato dall'assalto dei due figli, attenti però alla pancia della mamma, una bella pancia da sesto mese di gravidanza. E se ne sta a letto insieme agli altri due che cercano di parlare al fratellino e a dettare le regole sui giochi, la televisione e tante altre cose, mentre si lascia carezzare da Brendan che lascia qualche suggerimento ai figli sulle regole per il futuro Scott.
Se la vede davanti agli occhi quell'immagine, un'immagine tanto nitida quanto estranea. Sembra la scena perfetta di un film di cui non è la protagonista, uno di quei film che si vedono al cinema, una finzione che mai sarà possibile. Ma c'è qualcosa che le frulla dentro. L'idea che, forse, potrebbe essere la volta buona in cui si fa letteralmente fregare. La volta buona in cui, forse, ha il coraggio di fare quel passo in avanti verso l'ignoto. Sfiora il pizzetto del telepate, tocchi sempre molto leggeri. Lo guarda e quella prospettiva, decisamente meno romanzata e più realistica, non le sembra poi così assurda.

Probabilmente tutto questo non finirà mai, ma si può prendere una via diversa, dare alla vita una piega differente. "Non possiamo vivere solo per lottare", questa frase le è stata detta da chi ha occupato un ruolo simile al suo. Da una donna che, come lei, comanda uomini (e donne), ma che non ha messo da parte tutto il resto.
Scivola ulteriormente verso Brendan e socchiude gli occhi.

La pace.
Forse questa volta dà ragione a quella donna.
Forse questa volta ha capito cosa intendeva.









mercoledì 3 ottobre 2018

Deficit di Memoria

A volte è come passare dal poter quasi toccare il cielo con un dito a cadere rovinosamente a terra, dall'avere il cuore leggero a sentirselo esplodere nel petto. Era tanto tempo che non sentiva qualcosa di simile, quel tipo di ansia che attanaglia la bocca dello stomaco e che ti rende incapace di essere razionale.
Un momento di debolezza  che non può permettersi di avere. Ma che ha. Che ha avuto. Per fortuna in un frangente in cui non c'era altro da fare. Si è ritrovata sola in quel rifugio che ormai sente un po' come casa sua. In attesa. In attesa di qualcuno che quella sera non sarebbe tornato. In quei minuti di attesa ha avuto un assaggio di cosa prova lui quando i ruoli sono invertiti. Sta distesa sul letto in attesa di sentire il trillo del cellulare, o i sistemi di sicurezza che notificano il suo arrivo. Guarda verso l'ingresso, lo stesso ingresso da cui lei è entrata la sera prima -e anche altre- con ancora la Suit addosso, lì dove si leva il casco prima di raggiungerlo per baciarlo e distendersi con lui e raccontarsi come è andata la serata e poi addormentarsi insieme. 

E poi il trillo. Un tuffo al cuore. Un cuore che diventa pesantissimo nel momento in cui legge quel messaggio. Guarda ancora l'ingresso. Sempre quell'ingresso da cui la sera prima è entrata vittoriosa dopo uno scontro avvenuto nel South. Completamente illesa. Piena di adrenalina.
Ed è lei che si rimette in piedi ed esce dal rifugio. 

Per la prima volta nella sua vita Andrea Ross non sa dove sbattere la testa. Per la prima volta nella sua vita si sente il mondo crollare addosso. Per la prima volta nella sua vita si sente sola. E' da sola.

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"Non ti ho chiamato prima, vero?""No, è la prima volta.""Cosa?""Che mi chiami.""Ah, meno male"

L'inizio non è proprio dei migliori. In altre circostante e in un altro status avrebbe trovato la situazione alquanto bizzarra. Probabilmente tra qualche giorno, la troverà tale.
"Ti hanno curato?""Sì, anche se non ricordo per cosa""Vabbè, hai chiesto per quanto ne hai?""Ho che cosa?""Per quanto devi star in Infermeria.""Ah! Non lo so""Bé, fammi sapere quando sai qualcosa.""Di che cosa""Di quando puoi uscire""Ma perché?"


Sospira e alza gli occhi al cielo mentre mormora qualcosa, al limite dell'esasperazione. Ma deve accontentarsi di questa chiamata.

"Me lo ricordo che ti amo, però""Sei un ruffiano ti prima categoria, Scott.""Chi è Scott?"

 
 
 

Partono in due, tornano in tre.