mercoledì 26 dicembre 2018

Christmas Time.

C'è un'aria particolare al terminal degli arrivi in aeroporto. C'è quell'aria intrisa di attesa e di gioia pronta a esplodere non appena si vede il proprio caro varcare quella porta scorrevole che separa quello spazio aperto alla stanza del ritiro dei bagagli. Ha buttato un occhio sul monitor degli arrivi e l'aereo da Houston è effettivamente atterrato e le prime persone iniziano a uscire. Ogni volta che quelle porte si aprono sente un tuffo al cuore. Si sente più agitata che in qualsiasi missione abbia fatto. Assurdo come le manchi il sangue freddo e vada in ansia all'idea di rivedere sua madre. Dopo due anni di quasi totale silenzio.
Poi la porta si apre ancora e la sua fotocopia appare. La sua fotocopia con trent'anni in più. Porta con sé un trolley compatto e pratico, nero. Vestita in maniera comoda, ma senza nulla fuori posto. E la trova invecchiata. Il viso segnato dalle rughe non solo dell'età, ma anche della sofferenza e -probabilmente- della solitudine che ne è conseguita. E di cui si sente, in parte, causa.
Esita, in un primo momento. Non le va incontro. Però spalanca le braccia e -dopo un momento di esitazione anche dall'altra parte- madre e figlia di abbracciano. Non ha ancora aperto bocca, ma la madre la intima al silenzio, come se le avesse letto nel pensiero. Non ci sono scuse. Niente giustificazioni. Solo silenzio e quell'abbraccio. Ma è un abbraccio orgoglioso, di cose non dette e che ancora resteranno tali.

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Quando la porta di casa si spalanca viene letteralmente investita da un'ondata di buon umore e accoglienza, nonostante sia a casa propria. Quell'appartamento nascosto nella Desert viene letteralmente invaso. C'è poco spazio per il nervosismo e l'ansia da prestazione in mezzo a quella marea di teste piene di ricci. Conoscere l'intera famiglia Scott è stato più facile di quanto immaginasse, soprattutto dopo che si è resa conto che la madre è una texana mancata; che il padre è uno zitto e placido ed Hector si diverte a prendere per i fondelli Brendan per la maggior parte del tempo. Non lo ha conosciuto, ma è come se Costantine fosse con loro in quelle ore. Non lo si nomina, ma è come se lo sentisse. 
L'idea di passare Natale tutti insieme non è poi così tragica.

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Sono sopravvissuti al 25 dicembre e finalmente si concede il tempo per guardare il Communicator e recuperare il proprio usa e getta per sentire MelaMarcia. E' scivolata fuori dal letto senza svegliare Brendan, si è rivestita in fretta e si è diretta verso il bagno, anche perché la pipì chiama. E perché al gabinetto si fanno sempre le migliori pensate di sempre. Nessuna notizia assurda. Tutto piuttosto tranquillo, se non per le solite comunicazioni di routine. Ha lasciato a MelaMarcia le redini della squadra in quella giornata di festa e non solo, ora che è lontana dal campo di battaglia. Le hanno detto che c'è tempo per rimettere la suit, ma l'astinenza si fa sentire. E' qualcosa che le cresce dentro, quasi tanto quanto il bambino che porta in grembo. Eppure l'ha provata la sensazione di perderlo. Quando tutto sembrava essere di nuovo nei giorni di Magnus. Quando è stata troppo spavalda e ha pensato di potersi comportare come ha sempre fatto, dimenticandosi di avere una vita da proteggere. L'ha sentito quel colpo sul ventre. Ha sentito il fiato mancarle. Ha sentito cedere qualcosa. Poi tutto è finito. Ma Scout manca.

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Quando torna a letto c'è ancora Brendan, con quella montagna di ricci che compaiono al limitare del piumone che copre completamente il ribelle. Scivola di nuovo sotto le coperte e si avvicina a lui. Si muove delicatamente mentre passa le braccia intorno alla sua pelle nuda e avvicina il capo nell'incavo sotto il suo mento, vicino al petto. Socchiude gli occhi ed è pronta a godersi quel che rimane di quella notte.

"Mi hai scritto delle cose bellissime."
"Sì, ma sono cose che già sapevi, quindi.. su, adesso non esagerare"
"Ok, ma.."
"Domani sto fuori tutto il giorno. Devo vedere come vanno le cose"

Glielo ha detto prima che andassero a dormire, prima che entrambi crollassero sotto il peso di quella giornata piena di familiari e del sesso appena raggiunto il letto. Non c'è subito una risposta. C'è il silenzio. Quel silenzio che acconsente, ma che allo stesso tempo comprende. Quel silenzio che non giudica.

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Apre gli occhi.
Un bacio assonnato.
Si tira su.
Una colazione veloce, una doccia.
Poi esce.
Rientra pochi secondi dopo.
Ha dimenticato un anello.

sabato 8 dicembre 2018

Pregnant.

Si siede a letto mentre il telefono dall'altra parte squilla.
Uno.
Due.
Tre.
Ha una mezza idea di riattaccare.
Quattro.
Cinque.
Ok, sta per farlo.

"Andrea?!" non sente quella voce da mesi. Pensava di essere pronta a parlare, si era preparata al tono stupito e anche preoccupato. "Andrea, cazzo parla, o mi preoccupo.." la finezza è proprio di famiglia. "..o se è uno scherzo idiota da qualcuno, giuro che -"
"Mamma, sono io."
"Aspetta ancora un po' a parlare, mi raccomando." il tono è duro, ma si sente che è sollevata di sentire la sua voce.
Ancora una volta credeva di essere in grado di iniziare una conversazione, ma le parole sembrano non uscire. C'è del silenzio.
"Andrea.." il tono si addolcisce, in qualche modo, un invito a continuare.
"Scusami.." è un filo di voce quello con cui parla e si rimette in piedi, ha bisogno di muoversi e cammina all'interno di quella stanza da letto illuminata solo dalla stufetta elettrica che hanno attaccato.
"..non penso tu mi abbia chiamato per questo"
"No, infatti, ma.." si guarda intorno, come alla ricerca di un appiglio "..sono cambiate tante cose e ho preferito lasciar correre, affrontare altre cose di petto ed evitarne altre."
"Avevi solo paura"
"Ho ancora paura"
"Mi preoccuperei se non fosse il contrario."
C'è un silenzio in cui si capisce che anche dall'altro capo c'è qualcuno che sorride un po', come sta facendo lei.
"Quindi.." è sempre la madre che incalza "..hai deciso di farti risentire dopo mesi, perché? Devi dirmi qualcosa di James.."
"No, mamma.."
"Quindi ancora non vi parlate?"
"A quanto pare"
"Ok, quindi è morto qualcuno?"
"No, l'esatto contrario.."
"Oh, è nato qual-" si blocca, letteralmente e mentre si guarda allo specchio si immagina la faccia della madre, come se ce l'avesse lì davanti "..chi è il coglione che ti ha messa incinta? Anzi, facciamo un passo indietro.. sai almeno chi è il padre? No, perché ho saputo che.."
"..mamma, so chi è il padre e lo conoscerai. Va tutto bene. Siamo un po' confusi per tutta la situazione, ma siamo contenti."
"Ah, quindi magari la smetterai di seguire le orme di tuo padre?"
"Non proprio.."
"E lui te lo permette?!"
"Bé, la co-"
"..no, fammi capire, è un altro come te. Magari peggio." e la risposta di Andrea è una risata e in due stanze diverse, a kilometri di distanza, entrambe si siedono. Nello stesso momento. "Lo sapevo che quello verde che prendeva fuoco era solo l'inizio della fine.."
E nel sentire quel commento le viene da ridere.
"Non è verde e non prende fuoco."
"Non so se aspettarmi di peggio."
"Mamma.."
Dall'altra parte segue un sospiro. "Sei felice? Cioè, sei davvero sicura di quello che stai facendo?"
"Mai stata più sicura. E credimi, a papà piacerebbe. Gli somiglia.. bé, oddio, ha un senso del gusto molto discutibile quando si parla di abbigliamento, ma.. sono felice."
Un altro sospiro dall'altra parte del telefono.
"Quando vieni qui?"
"Sul serio me lo stai chiedendo?"
"Pensi che me la possa cavare da sola?"
"Lo stai dicendo da mesi, se non da anni."
"..lo so. Ma su questo fronte ho bisogno della mia mamma."
"Da quando sei ruffiana?"
"Eh, sto imparando dal migliore"
"Dai, parlami di questo uomo del mistero.."

E si mette comoda sul letto e inizia a raccontarle di Brendan, di come tutto ha avuto inizio, della loro casa appena sistemata e degli avvenimenti più recenti. Prende appunti sui consigli che le vengono dati, su cosa mangiare e cosa no, perché lei si fida della mamma, non cerca le cose su internet. E la serata procede in questo modo. Una chiacchierata con la mamma, la donna che l'ha messa al mondo, che l'ha crescita, che l'ha amata, che l'ha resa la donna che lei è adesso, la madre che anche lei sta diventando. Dopo mesi di silenzio, finalmente, una chiamata. Non servono scuse. Non serve niente per quel momento, per il ricongiungimento tra una madre e sua figlia.

"Guardo i voli, vi raggiungo appena riesco"
"Grazie mamma."
"Andrea.."
"Sì?"
"Papà sarebbe molto felice."

Partono in due, tornano in tre.