mercoledì 9 gennaio 2019

Partono in due, tornano in tre.


Tutto è iniziato al mare. Davanti all'oceano. E tutto torna all'oceano, anche alla fine. La fine di un capitolo e l'inizio di un altro. Ma un'altra storia. Un'altra vita. In parte.
Si è convinta. Si è convinta che la vita non è fatta solo per combattere. Ha voluto credere a questa idea. Probabilmente si farà male. Si faranno male. Ma ci vuole credere. E di punto in bianco, dall'essere una Vigilante si ritrova a diventare madre. Ha messo da parte molte cose, convive con l'astinenza di sparare, di uscire di ronda, di sentire l'adrenalina che la pervade ogni qualvolta ha a che fare con un criminale, o deve darsi alla fuga per non finire dentro. Ma allo stesso tempo si stupisce del potere di sentire un movimento dentro la propria pancia, di sentir crescere una vita e di vedere quella pancia che sembra pronta a esplodere. Le viene da sorridere quando i genitori di Brendan li riempiono di tutine e si incazza quando il lettino non si riesce a montare e ovviamente la colpa è di Brendan. Tutto sembra un po' meno assurdo quando Billy le lancia occhiate per accertarsi che stia bene, così come è meno assurdo quando accetta di essere suo testimone. Si sente grata per tutti i suoi "soldati" che hanno cura di lei e hanno accettato la situazione.
Ancora una volta guarda l'oceano. Elemento cardine della sua esistenza. Lo ha guardato prima di una possibile apocalisse. Lo ha guardato quando la sua vita ha preso una piega completamente inaspettata anni prima. Lo ha guardato con varie persone, ognuno con un ruolo differente nella sua vita. E la maggior parte sono persone che hanno lasciato il segno, ma che si è lasciata alle spalle. Ma è tornata, ancora. Con Brendan. Lì, dove tutto ha completamente ribaltato le loro vite. Lì, di fronte a quell'orizzonte che a guardarlo con qualcuno accanto fa meno paura.
Manca poco. 
Ha paura.
Ma ha scelto mesi prima di fare questo salto nel vuoto.
E in questi mesi si è convinta ancora di più.

Hanno il vento in faccia.
Hanno fatto una toccata e fuga. 
Doveva vedere l'oceano.
Si appoggia con le spalle al petto di Brendan.
Non parla per minuti. Un classico.
Poi, una frase.

"Ci siamo, Michael".

sabato 5 gennaio 2019

Goodbye

Salire le scale diventa, effettivamente, un'impresa. L'ascensore del palazzo in cui viveva è rotto, quindi sale quelle rampe di scale che la portano al settimo piano, nell'appartamento che ha messo a disposizione della madre. Sulle scale incontra la signora Smith, sorpresa di vederla con quella pancia ormai lievitata e, ammiccante, le chiede se era il ragazzo della pizza. Lei sogghigna, ma effettivamente non risponde e continua la sua salita. Raggiunto l'appartamento resta evidentemente stupita.

"Cosa? Te ne vai?"
"Sì, Andrea. Le vacanze stanno terminando e devo riprendere servizio"
Effettivamente non ci aveva pensato a questo dettaglio. O, forse, ingenuamente, sperava ci fosse un'alternativa, una soluzione.
"Mamma, manca pochissimo e te ne vai? Adesso?"
"Cosa dovrei rimanere a fare, Andrea?"
"Vedi un po' tu. Sta per nascere tuo nipote."
"Bene. E una volta che nascerà? Cosa farai? Continuerai a nasconderti, quando hai tutte le carte in regola per non farlo? Lo registrerai all'anagrafe? E il padre lo riconoscerà? Ah.. che domande."
"Hai mangiato pane e stronzaggine?"
"No Andrea, sono solo realista e mi dispiace, ma non riesco ad essere felice del tutto. Guarda in che condizione sei. Tra te e tuo fratello non so chi sia messo peggio."
"E adesso cosa c'entra James?"
"Cosa c'entra? Vive da ricercato. La stessa vita che ti stai quasi imponendo tu e che probabilmente imporrai a questo bambino"
"Non sto imponendo niente a nessuno."
"Andrea.. guardati intorno. Questo era il tuo appartamento. Guarda ora dove vivi. Anche solo la zona. La sera sei obbligata a tirare delle tende pesantissime per non far notare la vostra presenza, siete attaccati alla corrente non so nemmeno come.."
"E quindi, mamma, qual è il punto?"
"Che stai facendo una cazzata. Enorme."
"Papà.."
"..non mettere in mezzo tuo padre!"
"..era come me e James! Combatteva per qualcosa. Ha conosciuto te e non ha smesso di provarci."
"..infatti guarda com'è finito!"
"Lo dici sempre, cazzo, lo dici sempre! Ma siete stati felici in questi anni. Avete avuto me e James e.."
"..i tempi erano diversi. Non dovevamo nasconderci e comunque non mi pare che le cose siano cambiate in meglio."
"Ma ti senti? E allora perché i tempi erano diversi dobbiamo smetterla di provarci?! Papà lo faceva per te. Brendan lo fa anche per me, io lo faccio per tutti. Ci crediamo. Se non lo facessimo cosa succederebbe?"
"Non rischiereste la vita un giorno sì e l'altro pure."
"Mamma.. è un rischio che sono pronta a correre."
"Stai diventando madre Andrea.. vorresti questa vita per tuo figlio?"
"Certo che no, vorrei il meglio per lui."
"Allora non puoi biasimarmi se non sono contenta delle tue scelte, di come stai vivendo adesso. Avevi tutto. Puoi ancora avere tutto. Eppure sei sempre lì, in bilico, pronta a perdere qualsiasi cosa. Potevi avere qualsiasi uomo, invece hai scelto lui."
"Ah, però quando era preside della YGS andava bene, vero? Ora non va bene perché è un ricercato, mh?"
"Esatto. Ti stai privando di tante cose per stare con lui."
"Non so se te ne sei resa conto, mamma, ma con o senza di lui sono sempre stata in bilico. Non è lui che mi sta privando di chissà cosa. Anzi.. La situazione è complicata, ma troveremo il modo di far funzionare tutto."
"..Andrea"
"..no mamma. Andrea un cazzo. Non ci hai nemmeno provato a conoscerlo. Hai sparato frecciatine, abbiamo passato un Natale anche carino, ma per merito dei suoi genitori. Ti stai interessando a cosa faremo adesso, solo adesso, ma ti sei già fatta la tua idea in testa. Hai deciso che te ne vuoi andare. E io vorrei che tu restassi perché questo mi renderebbe felice."
"Mi dispiace, Andrea. Non resterò qui a vederti mentre butti tutto all'aria. Sia chiaro: voglio già bene a quel bambino che nascerà, ma non resterò qui a supportarti mentre rischi la vita ogni giorno, a fare la brava nonna mentre mia figlia è in giro a sparare o a prendersi pugni da chissà chi."

Segue del silenzio. Sospira e indietreggia di qualche passo.

"Ti manca il punto centrale. Il perché di tutto questo. Ma non starò qui a spiegartelo e rispiegartelo. Mi pare tu abbia le idee già abbastanza chiare."

Segue un altro momento di silenzio in cui è palese che entrambe si aspettano qualcosa dall'altra. Una scusa. Un incoraggiamento. Un qualsiasi gesto che butti giù quel muro invisibile che si è eretto tra loro, presente anche in questi giorni di visita.

Si avvicina alla porta e ha la mano sulla maniglia quando si sente chiamare per nome.
"Andrea.." 
e ha già un tuffo al cuore, come se fosse pronta a sentirsi più leggera. 
"..non tagliare fuori James."
Non si gira nemmeno verso la madre. Si sente uno sbuffo chiaramente sarcastico accompagnato da un gesto del capo, evidentemente rassegnato.
"Buon viaggio, mamma."



mercoledì 26 dicembre 2018

Christmas Time.

C'è un'aria particolare al terminal degli arrivi in aeroporto. C'è quell'aria intrisa di attesa e di gioia pronta a esplodere non appena si vede il proprio caro varcare quella porta scorrevole che separa quello spazio aperto alla stanza del ritiro dei bagagli. Ha buttato un occhio sul monitor degli arrivi e l'aereo da Houston è effettivamente atterrato e le prime persone iniziano a uscire. Ogni volta che quelle porte si aprono sente un tuffo al cuore. Si sente più agitata che in qualsiasi missione abbia fatto. Assurdo come le manchi il sangue freddo e vada in ansia all'idea di rivedere sua madre. Dopo due anni di quasi totale silenzio.
Poi la porta si apre ancora e la sua fotocopia appare. La sua fotocopia con trent'anni in più. Porta con sé un trolley compatto e pratico, nero. Vestita in maniera comoda, ma senza nulla fuori posto. E la trova invecchiata. Il viso segnato dalle rughe non solo dell'età, ma anche della sofferenza e -probabilmente- della solitudine che ne è conseguita. E di cui si sente, in parte, causa.
Esita, in un primo momento. Non le va incontro. Però spalanca le braccia e -dopo un momento di esitazione anche dall'altra parte- madre e figlia di abbracciano. Non ha ancora aperto bocca, ma la madre la intima al silenzio, come se le avesse letto nel pensiero. Non ci sono scuse. Niente giustificazioni. Solo silenzio e quell'abbraccio. Ma è un abbraccio orgoglioso, di cose non dette e che ancora resteranno tali.

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Quando la porta di casa si spalanca viene letteralmente investita da un'ondata di buon umore e accoglienza, nonostante sia a casa propria. Quell'appartamento nascosto nella Desert viene letteralmente invaso. C'è poco spazio per il nervosismo e l'ansia da prestazione in mezzo a quella marea di teste piene di ricci. Conoscere l'intera famiglia Scott è stato più facile di quanto immaginasse, soprattutto dopo che si è resa conto che la madre è una texana mancata; che il padre è uno zitto e placido ed Hector si diverte a prendere per i fondelli Brendan per la maggior parte del tempo. Non lo ha conosciuto, ma è come se Costantine fosse con loro in quelle ore. Non lo si nomina, ma è come se lo sentisse. 
L'idea di passare Natale tutti insieme non è poi così tragica.

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Sono sopravvissuti al 25 dicembre e finalmente si concede il tempo per guardare il Communicator e recuperare il proprio usa e getta per sentire MelaMarcia. E' scivolata fuori dal letto senza svegliare Brendan, si è rivestita in fretta e si è diretta verso il bagno, anche perché la pipì chiama. E perché al gabinetto si fanno sempre le migliori pensate di sempre. Nessuna notizia assurda. Tutto piuttosto tranquillo, se non per le solite comunicazioni di routine. Ha lasciato a MelaMarcia le redini della squadra in quella giornata di festa e non solo, ora che è lontana dal campo di battaglia. Le hanno detto che c'è tempo per rimettere la suit, ma l'astinenza si fa sentire. E' qualcosa che le cresce dentro, quasi tanto quanto il bambino che porta in grembo. Eppure l'ha provata la sensazione di perderlo. Quando tutto sembrava essere di nuovo nei giorni di Magnus. Quando è stata troppo spavalda e ha pensato di potersi comportare come ha sempre fatto, dimenticandosi di avere una vita da proteggere. L'ha sentito quel colpo sul ventre. Ha sentito il fiato mancarle. Ha sentito cedere qualcosa. Poi tutto è finito. Ma Scout manca.

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Quando torna a letto c'è ancora Brendan, con quella montagna di ricci che compaiono al limitare del piumone che copre completamente il ribelle. Scivola di nuovo sotto le coperte e si avvicina a lui. Si muove delicatamente mentre passa le braccia intorno alla sua pelle nuda e avvicina il capo nell'incavo sotto il suo mento, vicino al petto. Socchiude gli occhi ed è pronta a godersi quel che rimane di quella notte.

"Mi hai scritto delle cose bellissime."
"Sì, ma sono cose che già sapevi, quindi.. su, adesso non esagerare"
"Ok, ma.."
"Domani sto fuori tutto il giorno. Devo vedere come vanno le cose"

Glielo ha detto prima che andassero a dormire, prima che entrambi crollassero sotto il peso di quella giornata piena di familiari e del sesso appena raggiunto il letto. Non c'è subito una risposta. C'è il silenzio. Quel silenzio che acconsente, ma che allo stesso tempo comprende. Quel silenzio che non giudica.

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Apre gli occhi.
Un bacio assonnato.
Si tira su.
Una colazione veloce, una doccia.
Poi esce.
Rientra pochi secondi dopo.
Ha dimenticato un anello.

sabato 8 dicembre 2018

Pregnant.

Si siede a letto mentre il telefono dall'altra parte squilla.
Uno.
Due.
Tre.
Ha una mezza idea di riattaccare.
Quattro.
Cinque.
Ok, sta per farlo.

"Andrea?!" non sente quella voce da mesi. Pensava di essere pronta a parlare, si era preparata al tono stupito e anche preoccupato. "Andrea, cazzo parla, o mi preoccupo.." la finezza è proprio di famiglia. "..o se è uno scherzo idiota da qualcuno, giuro che -"
"Mamma, sono io."
"Aspetta ancora un po' a parlare, mi raccomando." il tono è duro, ma si sente che è sollevata di sentire la sua voce.
Ancora una volta credeva di essere in grado di iniziare una conversazione, ma le parole sembrano non uscire. C'è del silenzio.
"Andrea.." il tono si addolcisce, in qualche modo, un invito a continuare.
"Scusami.." è un filo di voce quello con cui parla e si rimette in piedi, ha bisogno di muoversi e cammina all'interno di quella stanza da letto illuminata solo dalla stufetta elettrica che hanno attaccato.
"..non penso tu mi abbia chiamato per questo"
"No, infatti, ma.." si guarda intorno, come alla ricerca di un appiglio "..sono cambiate tante cose e ho preferito lasciar correre, affrontare altre cose di petto ed evitarne altre."
"Avevi solo paura"
"Ho ancora paura"
"Mi preoccuperei se non fosse il contrario."
C'è un silenzio in cui si capisce che anche dall'altro capo c'è qualcuno che sorride un po', come sta facendo lei.
"Quindi.." è sempre la madre che incalza "..hai deciso di farti risentire dopo mesi, perché? Devi dirmi qualcosa di James.."
"No, mamma.."
"Quindi ancora non vi parlate?"
"A quanto pare"
"Ok, quindi è morto qualcuno?"
"No, l'esatto contrario.."
"Oh, è nato qual-" si blocca, letteralmente e mentre si guarda allo specchio si immagina la faccia della madre, come se ce l'avesse lì davanti "..chi è il coglione che ti ha messa incinta? Anzi, facciamo un passo indietro.. sai almeno chi è il padre? No, perché ho saputo che.."
"..mamma, so chi è il padre e lo conoscerai. Va tutto bene. Siamo un po' confusi per tutta la situazione, ma siamo contenti."
"Ah, quindi magari la smetterai di seguire le orme di tuo padre?"
"Non proprio.."
"E lui te lo permette?!"
"Bé, la co-"
"..no, fammi capire, è un altro come te. Magari peggio." e la risposta di Andrea è una risata e in due stanze diverse, a kilometri di distanza, entrambe si siedono. Nello stesso momento. "Lo sapevo che quello verde che prendeva fuoco era solo l'inizio della fine.."
E nel sentire quel commento le viene da ridere.
"Non è verde e non prende fuoco."
"Non so se aspettarmi di peggio."
"Mamma.."
Dall'altra parte segue un sospiro. "Sei felice? Cioè, sei davvero sicura di quello che stai facendo?"
"Mai stata più sicura. E credimi, a papà piacerebbe. Gli somiglia.. bé, oddio, ha un senso del gusto molto discutibile quando si parla di abbigliamento, ma.. sono felice."
Un altro sospiro dall'altra parte del telefono.
"Quando vieni qui?"
"Sul serio me lo stai chiedendo?"
"Pensi che me la possa cavare da sola?"
"Lo stai dicendo da mesi, se non da anni."
"..lo so. Ma su questo fronte ho bisogno della mia mamma."
"Da quando sei ruffiana?"
"Eh, sto imparando dal migliore"
"Dai, parlami di questo uomo del mistero.."

E si mette comoda sul letto e inizia a raccontarle di Brendan, di come tutto ha avuto inizio, della loro casa appena sistemata e degli avvenimenti più recenti. Prende appunti sui consigli che le vengono dati, su cosa mangiare e cosa no, perché lei si fida della mamma, non cerca le cose su internet. E la serata procede in questo modo. Una chiacchierata con la mamma, la donna che l'ha messa al mondo, che l'ha crescita, che l'ha amata, che l'ha resa la donna che lei è adesso, la madre che anche lei sta diventando. Dopo mesi di silenzio, finalmente, una chiamata. Non servono scuse. Non serve niente per quel momento, per il ricongiungimento tra una madre e sua figlia.

"Guardo i voli, vi raggiungo appena riesco"
"Grazie mamma."
"Andrea.."
"Sì?"
"Papà sarebbe molto felice."

giovedì 29 novembre 2018

Choices

"Andrà tutto bene, vai!"
"Sei sicuro di aver capito bene tutto? Ti ho già detto..?"
"Scout, vai!"
"..."
"Non crolleremo se per due giorni non ci sarai."
"Sì, ma.."
"Sei già andata via e siamo sopravvissuti."
"Ero a New York, poi a Boston per.."
"..sì, per il Consiglio dei Night Soldier e noi siamo andati avanti comunque. Non crolleremo perché per una volta decidi di rilassarti chissà dove con il tuo compagno."
"..."
"Non fare quella faccia. Lo sai che ho ragione. E poi mi hai talmente tanto rotto i coglioni, che so perfettamente cosa diresti in qualsiasi situazione e potrei anche essere più cagacazzo di quanto non lo sei già tu."

Sorride sentendo questa risposta. Guarda i vari fascicoli aperti sul tavolo della Briefing Room del Node, un Node ormai quasi completamente spoglio perché si è prossimi al trasloco. MelaMarcia, ormai il suo braccio destro, il più fidato dei compagni Night Soldier la osserva con un'espressione intrisa di divertimento, anche se sembra pronto a cacciarla fuori a calci nel sedere da quella stanza. Le si avvicina.

"Andrea.." la voce si è abbassata e si fa nettamente confidenziale "..lo so che ti costa tanto farlo, ma so anche che vuoi farti questi due giorni fuori città. Sappiamo entrambi che ti serve. E nessuno te ne fa una colpa. Sei il nostro Leader e ci servi al meglio della tua forma. E se questi due giorni possono servirti, bene. Se quella testa riccia può aiutarci in questo senso.. bene. Anche se te lo ripeto: quel codino è da eliminare"

Gli sorride ancora una volta e si mette seduta meglio sullo sgabello che sta occupando. Allunga la mano verso il fascicolo più vicino, fascicolo in cui ha appena aggiunto un paio di fogli con nuove informazioni.

"Hai lasciato indicazioni su come muoverci. A meno che il mondo non venga minacciato da grandi attacchi alieni, o comparse strane, quel telefono non squillerà. Ok? Ti chiamo in caso di bisogno estremo, ma fidati di me, cazzo."

Torna a guardarlo e sospira. Finalmente riprende a parlare.
"Mi fido di te e hai ragione: voglio prendermi questi due giorni. Ma.." e indica il tavolo con quei fascicoli lì davanti. "Guarda quanta roba".
"Andrea, cazzo. Avremo sempre roba da fare. Ma adesso è il momento migliore: non ci sono cazzoni in giro che fanno rituali strani, non abbiamo una navicella sopra le nostre teste, non.."
"..abbiamo questo." e gli mostra il fascicolo.
"Sì, ma ci hai detto cosa fare e lo faremo. Quindi, ora smettila si arrampicarti sugli specchi ed esci da questa cazzo di base e non voglio vederti per fino a sabato mattina."

Sospira e alla fine si alza.
"Non ti ci abituare troppo a darmi ordini"
"Solo quando serve, capo"

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C'è sempre un'atmosfera strana quando entra in quella casa. Ci vivono da una decina di giorni, ma già la sente casa sua. E poco importa del freddo e delle precauzioni per nascondere la loro presenza a chi cammina per strada, soprattutto di notte. Quando apre la porta ci sono sempre due palle di pelo che le vanno incontro miagolando e la più piccola, Giotto, si arrampica letteralmente sul suo corpo per arrivare sulla spalla e tirarle testate. C'è Brendan che la aspetta. O a volte è lei che deve aspettarlo. Il primo che arriva, però, ha il compito di accendere la stufetta in camera. Questa volta ci ha pensato lui. Gli si avvicina con un gatto sulla spalla e l'altro che le fa gli agguati ai piedi. Lo bacia e poi lo abbraccia, restando così per diversi secondi, nonostante le polemiche del gatto che alla fine rinuncia e salta giù per spiaggiarsi davanti a una delle stufette accese.

Hanno preparato un bagaglio piccolo e veloce, gli ha mostrato il posto di cui le ha parlato lo stesso MelaMarcia e hanno calcolato i tempi di percorrenza. Tutto è pronto. Hanno chiesto a una famiglia nel palazzo di dar da mangiare ai gatti per quella loro breve assenza. Tutto è stato pianificato.
All'alba è sveglia. Brendan dorme alle sue spalle, sente il suo respiro contro la propria spalla. Un gatto lo sente appallottolato vicino alla sua pancia. Lei guarda quel bagaglio. Una piccola borsa e uno zaino, nulla di eccessivo. 

Pensa ancora a quella partenza, agli scontri con i Vigilanti dell'ultimo periodo, Martin che rientra ferito alla base, Billy che si è unito al gruppo, la bionda con cui si sta concedendo di parlare un po' di più, Jesse che le scrive per chiederle di James e James che non sa nemmeno se sia ancora vivo o che cosa stia facendo. Sposta lo sguardo verso il telefono appoggiato sul comodino e scosta un braccio per prenderlo. Diminuisce la luminosità, poi scrive un messaggio.
A Natale potrebbero ricevere visite e potrebbe conoscere la famiglia di Brendan. C'è una strana inquietudine in questo pensiero, ma allo stesso tempo le viene da sorridere. Scivola appena all'indietro, quasi a farsi più vicina al telepate. Sempre con quel sorriso guarda ancora i bagagli e forse si decide a dar retta veramente a MelaMarcia, anche se un angolo della sua testa non è d'accordo. Ma è in netta minoranza.
Sempre con quel sorriso invia il messaggio scritto prima.
Destinatario: mum.

sabato 20 ottobre 2018

sabato 13 ottobre 2018

Believe.

Ci pensi mai a cosa farai quando tutto sarà finito?

C’è ancora qualcuno in quella città tanto innocente, e forse un po’ illuso, che vede una fine a quella vita, quella vita in maschera fatta di missioni, di ronde, di fughe di fronte ai federali e di continui scontri con i criminali della città e non solo. Indagini, ricerche, scoperte, improvvisarsi ladri per infilarsi nella casa di qualcuno, poi uscire di corsa con delle guardie che ti sparano alle spalle. Organizzare un assalto in un locale malavitoso dopo una soffiata ricevuta, mandare ko uno dei pezzi grossi del Syndicate e premere il grilletto contro un elemento di spicco di quel gruppo. 
Essere Vigilantes è sporcarsi le mani. Essere Night Soldier è prendere una posizione quando altri non hanno il coraggio di farlo. È sacrificarsi tanto per il bene della città, di una popolazione che spesso non approva quello che fai, di un sistema governativo che ti dà la caccia; ma dall’altra parte della medaglia ci sono i cittadini che riconoscono il tuo operato, gli alleati e i compagni che ti guardano le spalle, nonostante tutto. Essere Night Soldier è essere parte di una famiglia.

Era parecchio tempo che non pensava a una “vita normale”, dove la maschera non esiste più, dove fa parte solo del suo passato. La sua identità è ancora salva, ma non si sa per quanto, è sempre appesa a un filo. Ma è ancora lì, che le permette di girare senza troppi problemi. Ci ha pensato e ci ripensa dopo molto tempo, sdraiata a letto, in un momento in cui le è difficile dormire. Quasi impossibile.
Poche ore prima era al Two Heads, hanno brindato alle serate leggere e alle amicizie ritrovate. Quando ha visto entrare Connor ha sorriso e ha chiesto a Brendan se era pronto a presentarla ai suoi amici, in una situazione che le ricorda qualche episodio del college o ancora prima. Molti vecchi legami si sono scissi definitivamente e nuove persone stanno entrando o rientrando nella sua vita, oltre ai compagni dei Night Soldier. E la serata continua. Una bevuta tutti insieme e anche di più per Connor, per spingerlo a raggiungere un Vigilante con una tutina che lascia poco spazio alla fantasia. È pronta a godersi la scena tra le braccia di Brendan quando giunge quella comunicazione che la riporta coi piedi per terra.
Le ci vogliono diversi minuti per non farsi sopraffare da quel messaggio. Per andare oltre. Perché l'ha detto poche ore prima: non sono più cose che le riguardano. Ma non sembra nemmeno crederci molto. Ma ci prova.

Non si sa bene che ore siano. Sente il ticchettio dell'orologio in quel rifugio nella vecchia Zona Industriale. Sta a letto insieme a Brendan, abbracciata a lui e si muove appena per evitare di svegliarlo mentre dorme. Lo fronteggia e lo osserva per quanto possibile, nonostante la luce soffusa. Ne ascolta il respiro leggero mentre riposa. Sfiora appena la sua pelle segnata da varie cicatrici di ogni genere. Ci pensa ancora a cosa potrebbe fare quando tutto finirà. Si permette di credere che possa davvero succedere. E che possa succedere con lui.


Non siamo a Philadelphia. Nella casa ci sono diverse foto in giro per Houston in cui compaiono lei e Brendan insieme a Iris e Max e una combriccola di bambini, tra cui un paio di testoline ricce. Sono stati a Houston, ne hanno parlato tante volte e lo hanno fatto. Quella era la volta in cui il più piccolo, che sta iniziando a parlare, al passaggio di qualche federale ha pronunciato -scandendo bene le parole- "Force Merda", mentre l'altra mimava due pistole con le mani per sparare a caso su qualche passante dall'espressione losca. Sì, sono riusciti ad andare a Houston. Così come sono riusciti a prendere quella casa un po' fuori dal mondo, in un paese sperduto tra le montagne dell'America del Nord. Un risveglio causato dall'assalto dei due figli, attenti però alla pancia della mamma, una bella pancia da sesto mese di gravidanza. E se ne sta a letto insieme agli altri due che cercano di parlare al fratellino e a dettare le regole sui giochi, la televisione e tante altre cose, mentre si lascia carezzare da Brendan che lascia qualche suggerimento ai figli sulle regole per il futuro Scott.
Se la vede davanti agli occhi quell'immagine, un'immagine tanto nitida quanto estranea. Sembra la scena perfetta di un film di cui non è la protagonista, uno di quei film che si vedono al cinema, una finzione che mai sarà possibile. Ma c'è qualcosa che le frulla dentro. L'idea che, forse, potrebbe essere la volta buona in cui si fa letteralmente fregare. La volta buona in cui, forse, ha il coraggio di fare quel passo in avanti verso l'ignoto. Sfiora il pizzetto del telepate, tocchi sempre molto leggeri. Lo guarda e quella prospettiva, decisamente meno romanzata e più realistica, non le sembra poi così assurda.

Probabilmente tutto questo non finirà mai, ma si può prendere una via diversa, dare alla vita una piega differente. "Non possiamo vivere solo per lottare", questa frase le è stata detta da chi ha occupato un ruolo simile al suo. Da una donna che, come lei, comanda uomini (e donne), ma che non ha messo da parte tutto il resto.
Scivola ulteriormente verso Brendan e socchiude gli occhi.

La pace.
Forse questa volta dà ragione a quella donna.
Forse questa volta ha capito cosa intendeva.









Partono in due, tornano in tre.