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giovedì 29 novembre 2018

Choices

"Andrà tutto bene, vai!"
"Sei sicuro di aver capito bene tutto? Ti ho già detto..?"
"Scout, vai!"
"..."
"Non crolleremo se per due giorni non ci sarai."
"Sì, ma.."
"Sei già andata via e siamo sopravvissuti."
"Ero a New York, poi a Boston per.."
"..sì, per il Consiglio dei Night Soldier e noi siamo andati avanti comunque. Non crolleremo perché per una volta decidi di rilassarti chissà dove con il tuo compagno."
"..."
"Non fare quella faccia. Lo sai che ho ragione. E poi mi hai talmente tanto rotto i coglioni, che so perfettamente cosa diresti in qualsiasi situazione e potrei anche essere più cagacazzo di quanto non lo sei già tu."

Sorride sentendo questa risposta. Guarda i vari fascicoli aperti sul tavolo della Briefing Room del Node, un Node ormai quasi completamente spoglio perché si è prossimi al trasloco. MelaMarcia, ormai il suo braccio destro, il più fidato dei compagni Night Soldier la osserva con un'espressione intrisa di divertimento, anche se sembra pronto a cacciarla fuori a calci nel sedere da quella stanza. Le si avvicina.

"Andrea.." la voce si è abbassata e si fa nettamente confidenziale "..lo so che ti costa tanto farlo, ma so anche che vuoi farti questi due giorni fuori città. Sappiamo entrambi che ti serve. E nessuno te ne fa una colpa. Sei il nostro Leader e ci servi al meglio della tua forma. E se questi due giorni possono servirti, bene. Se quella testa riccia può aiutarci in questo senso.. bene. Anche se te lo ripeto: quel codino è da eliminare"

Gli sorride ancora una volta e si mette seduta meglio sullo sgabello che sta occupando. Allunga la mano verso il fascicolo più vicino, fascicolo in cui ha appena aggiunto un paio di fogli con nuove informazioni.

"Hai lasciato indicazioni su come muoverci. A meno che il mondo non venga minacciato da grandi attacchi alieni, o comparse strane, quel telefono non squillerà. Ok? Ti chiamo in caso di bisogno estremo, ma fidati di me, cazzo."

Torna a guardarlo e sospira. Finalmente riprende a parlare.
"Mi fido di te e hai ragione: voglio prendermi questi due giorni. Ma.." e indica il tavolo con quei fascicoli lì davanti. "Guarda quanta roba".
"Andrea, cazzo. Avremo sempre roba da fare. Ma adesso è il momento migliore: non ci sono cazzoni in giro che fanno rituali strani, non abbiamo una navicella sopra le nostre teste, non.."
"..abbiamo questo." e gli mostra il fascicolo.
"Sì, ma ci hai detto cosa fare e lo faremo. Quindi, ora smettila si arrampicarti sugli specchi ed esci da questa cazzo di base e non voglio vederti per fino a sabato mattina."

Sospira e alla fine si alza.
"Non ti ci abituare troppo a darmi ordini"
"Solo quando serve, capo"

;

C'è sempre un'atmosfera strana quando entra in quella casa. Ci vivono da una decina di giorni, ma già la sente casa sua. E poco importa del freddo e delle precauzioni per nascondere la loro presenza a chi cammina per strada, soprattutto di notte. Quando apre la porta ci sono sempre due palle di pelo che le vanno incontro miagolando e la più piccola, Giotto, si arrampica letteralmente sul suo corpo per arrivare sulla spalla e tirarle testate. C'è Brendan che la aspetta. O a volte è lei che deve aspettarlo. Il primo che arriva, però, ha il compito di accendere la stufetta in camera. Questa volta ci ha pensato lui. Gli si avvicina con un gatto sulla spalla e l'altro che le fa gli agguati ai piedi. Lo bacia e poi lo abbraccia, restando così per diversi secondi, nonostante le polemiche del gatto che alla fine rinuncia e salta giù per spiaggiarsi davanti a una delle stufette accese.

Hanno preparato un bagaglio piccolo e veloce, gli ha mostrato il posto di cui le ha parlato lo stesso MelaMarcia e hanno calcolato i tempi di percorrenza. Tutto è pronto. Hanno chiesto a una famiglia nel palazzo di dar da mangiare ai gatti per quella loro breve assenza. Tutto è stato pianificato.
All'alba è sveglia. Brendan dorme alle sue spalle, sente il suo respiro contro la propria spalla. Un gatto lo sente appallottolato vicino alla sua pancia. Lei guarda quel bagaglio. Una piccola borsa e uno zaino, nulla di eccessivo. 

Pensa ancora a quella partenza, agli scontri con i Vigilanti dell'ultimo periodo, Martin che rientra ferito alla base, Billy che si è unito al gruppo, la bionda con cui si sta concedendo di parlare un po' di più, Jesse che le scrive per chiederle di James e James che non sa nemmeno se sia ancora vivo o che cosa stia facendo. Sposta lo sguardo verso il telefono appoggiato sul comodino e scosta un braccio per prenderlo. Diminuisce la luminosità, poi scrive un messaggio.
A Natale potrebbero ricevere visite e potrebbe conoscere la famiglia di Brendan. C'è una strana inquietudine in questo pensiero, ma allo stesso tempo le viene da sorridere. Scivola appena all'indietro, quasi a farsi più vicina al telepate. Sempre con quel sorriso guarda ancora i bagagli e forse si decide a dar retta veramente a MelaMarcia, anche se un angolo della sua testa non è d'accordo. Ma è in netta minoranza.
Sempre con quel sorriso invia il messaggio scritto prima.
Destinatario: mum.

sabato 8 settembre 2018

Home.

Sono le quattro del mattino quando entra in quel Rifugio. Si muove piano per non disturbare chi già c'è dentro. Che poi nemmeno sa se lo trova. E invece, eccolo.
Si leva il casco della suit e lo getta da qualche parte lì vicino, insieme alla fondina. La prima cosa che si vede è la faccia trionfante e soddisfatta che spicca sulla stanchezza e su qualche colpo che si è presa durante la notte. Si libera velocemente della suit, qualche livido inizia a farsi vedere, ma non ha importanza.

Nel momento in cui lo vede, sveglio, alle quattro del mattino, c'è una strana sensazione che la pervade, che si aggiunge a quel compiacimento che si porta dietro da un paio di ore. Una strana sensazione nello stomaco. Una strana sensazione che conosce, ma che dopo settimane, per la prima volta, non fa finta di non sentire.
Lascia che Brendan si prenda cura dei suoi lividi e non parla molto, come spesso succede. Non gli racconta cosa è successo, lo scoprirà l'indomani come tutti gli altri. Ma glielo si legge in viso che "la roba in ballo" di cui gli ha accennato è andata bene.
Lo osserva in silenzio, gioca con i suoi capelli e alla fine sospira.
Un sospiro piacevole. Come quella sensazione.
Come se si sentisse a casa.

Si distende sul letto e per un nano momento rivive l'attimo in cui il fulmine di Legacy ha colpito in pieno Matt scagliandolo a qualche metro di distanza. Abbraccia Brendan e ha ancora lì davanti il momento in cui ha bloccato l'Head del Syndicate, divertendosi a sussurrare al suo orecchio e aspettando che la stessa Legacy lo mettesse ko. Poi la corsa verso l'interno del Night Club, la pistola in mano, altri Night Soldier che irrompono e fanno piazza pulita in quel locale. Nessuno escluso.

Si sono mossi velocemente, ognuno sapeva bene cosa fare, dove colpire e così è stato. La North è stata colpita. E continuerebbe ancora con i suoi pensieri, se non fosse che giustamente Brendan reclama un bacio e il resto del mondo viene pian piano dimenticato.

- Sai che cosa mi mancava? Stare così con qualcuno. Sono ancora terrorizzata. Ma sì, si sta bene.

E no, questa notte non è terrorizzata.

giovedì 24 maggio 2018

Rewind.

Un caffè dopo pranzo. Una mattina al Devil's a mostrare che l'All In! esiste ancora e che non basterà un pizzo non pagato per far crollare tutto. Un passo indietro. L'ennesimo. Un bacio sulla porta. Un messaggio della sera precedente letto e a cui risponderà dopo. Una colazione in cima a un edificio del city center. Una notte passata su un letto improvvisato dopo un "megalomane" e un "banale" come commenti iniziali. Uno spuntino notturno con dei dolci di scusa. Una giornata lunga tra il Node e quel banchetto al Devil's. Due vite che non si sa per quanto potrà continuare a condurre su due binari apparentemente paralleli. Una fascia elastica levata. Una notte insonne ad accarezzare un gattino con tre gambe, che nemmeno è suo, e il pensiero che forse un gatto potrebbe anche prenderselo. Un'altra giornata lunghissima in cui ha lasciato il banchetto a Thomas e Rae, concentrandosi al Node per farsi sistemare la spalla da Owen e chiacchierare con lui. Voler più volte bussare alla porta di una camera al Node, o lasciarci un messaggio.. e non farlo. Un caffè al volo. Un risveglio nel proprio letto con una figura ormai familiare. Un aiuto a lavarsi i capelli e la bellezza di un gesto tanto semplice. Aaron che entra in casa sua. Un messaggio che contiene una bugia. Lei che con un balzo si allontana. La testa di Nuke contro la canna della sua pistola. "Coraggio, uccidimi". Quel Cyber Arm che la colpisce sulla spalla, lussandola. L'ingaggio. Nuke che la invita a seguirla in centrale. Il pensiero della Sand che si rifà vivido. Un messaggio con una foto di una bambina appena nata e dire, involontariamente, il proprio nome a Iris Carter. L'uscita di ronda senza compagni, perché rimane in zona. Una cena al Node in compagnia del suo fidato compagno MelaMarcia di fronte ai video di sorveglianza della zona. Una giornata a cercare un modo per capire dove sbattere la testa. Pensare a Guerrero. Un taxi di prima mattina e vedere le macchie della salsa cucinata la sera precedente. Guardarsi allo specchio e vedere che le occhiaie ormai sono un ornamento fisso. Risvegliarsi ancora tra i piani alti del City Center dopo una nottata a base di nachos, pioggia e bei panorami. Un giro nella Desert per rispondere a un invito e una stretta allo stomaco che non si capisce bene il perché ci sia. O forse far finta di non sapere il perché.

I pensieri si fermano.
Il cellulare squilla.
Mum.
Non risponde.

martedì 30 gennaio 2018

Bang.

Sono rientrati vivi dalla missione e già è un grande traguardo. Ma sono rientrati provati. Lei non è da meno. Da quando ha rimesso piede al Node la sua unica preoccupazione è stata solo una e i ruoli si sono invertiti, improvvisandosi infermiera, armata di disinfettante per stabilizzare la Maschera distesa sulla lettiga, grazie anche all'aiuto di Edward. Tutto il resto è stato messo in secondo piano. Non è bastato nemmeno un Lincoln in mutande a distrarla a sufficienza.

La notte l'ha passata in Infermeria. Si è allontanata solo per levarsi la suit rotta per colpa di un morso dell'ombra. Le fa male la spalla. Si è slogata, ma ha preferito che le cure venissero concesse ad altri, prima. Poi, tra una cosa e l'altra, si è tenuta il dolore ed è rimasta seduta accanto alla lettiga per tutta la notte e ha vegliato per tutta la notte.
Davanti a sé ha ancora l'immagine di quella bambina che piange, disperata.

Sai cosa vuol dire quando qualcuno viene in casa tua e inizia a sparare alla tua famiglia, improvvisamente?
No, lei non lo sa cosa significa. Ma vede come quelle ombre puntano Lich dopo che l'ha afferrata per tenerla ferma. Minaccia di sparare contro Christmas Tree, ma lei non si ferma e ben trentatré morsi colpiscono la Maschera proprio davanti ai suoi occhi. Scatta in avanti, ma in mezzo c'è Climber che le mette il DogKeeper e tutto finisce. Ma non può tentennare. Non ancora. Prima c'è un incendio da appiccare e una droga da eliminare completamente, prima che dall'altra parte del tunnel arrivino i federali. Se poi si tratta di loro.
Quando riapre gli occhi non sa bene che ore siano. Oltre alla spalla le fa male il collo e un po' la schiena. Si sente indolenzita. Subito guarda in direzione della Maschera su cui ha vegliato e poi si rimette in piedi. Uno sguardo ancora attento e piuttosto preoccupato in favore del ragazzo, poi si sposta, dirigendosi verso l'uscita dell'Infermeria. Tutto tace al Node, c'è sempre chi fa il turno di guardia, ma c'è davvero poco movimento. Recupera una tazza di caffè e scende al piano inferiore. No, questa volta non va a sparare. Si dirige verso le celle, lì dove buttano dentro i loro prigionieri e spesso è l'ultimo posto che vedono. 
Raggiunge la cella al cui interno si trova Luna, quella piccola streghetta che gliene ha fatte passare di ogni colore alla squadra. Una sola bambina è riuscita a mettere in difficoltà cinque Vigilanti e non proprio i primi incontrati per strada. Intorno al collo ha ancora il DogKeeper, ha dato l'ordine di non liberarla per nessun motivo o potrebbe nuovamente creare problemi. Sbircia all'interno della stanza mentre beve un sorso di caffè, tenendo la tazza con entrambe le mani. Al momento è completamente innocua. 
Una stretta la prende in pieno alla bocca dello stomaco.
Non appena se l'è trovata davanti non ha esitato. Ha attraversato un tunnel con delle ombre  pronte a ferirla, a mangiarla viva. Letteralmente. Quando se l'è trovata davanti non importava quanti anni avesse. Non ci ha messo molto prima di sparare il primo colpo, poi il secondo. Poi qualcosa le si è accesso nella testa. La ragione ha ripreso a lavorare, riuscendo a dominare sull'istinto che fino a quel momento è stato ciò che l'ha guidata. Non ha esitato per sparare a una bambina di dieci anni.
Ha ancora impressa quell'immagine, quel momento in cui ha realizzato di aver davanti una bambina. Improvvisamente non si è riconosciuta più.

"A volte penso a quanto sono cambiata da quando ho indossato questa maschera. Ma non lo rimpiango."
"Sì, siamo cambiati molto."
"So che se potessi tornare indietro rifarei tutto allo stesso modo."

Ma quando ha smesso di usare un briciolo di ragione?
Quando ha iniziato ad essere un mostro?
Perché è così che si sente, ora che la guarda dormire.
 

Partono in due, tornano in tre.