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mercoledì 9 gennaio 2019

Partono in due, tornano in tre.


Tutto è iniziato al mare. Davanti all'oceano. E tutto torna all'oceano, anche alla fine. La fine di un capitolo e l'inizio di un altro. Ma un'altra storia. Un'altra vita. In parte.
Si è convinta. Si è convinta che la vita non è fatta solo per combattere. Ha voluto credere a questa idea. Probabilmente si farà male. Si faranno male. Ma ci vuole credere. E di punto in bianco, dall'essere una Vigilante si ritrova a diventare madre. Ha messo da parte molte cose, convive con l'astinenza di sparare, di uscire di ronda, di sentire l'adrenalina che la pervade ogni qualvolta ha a che fare con un criminale, o deve darsi alla fuga per non finire dentro. Ma allo stesso tempo si stupisce del potere di sentire un movimento dentro la propria pancia, di sentir crescere una vita e di vedere quella pancia che sembra pronta a esplodere. Le viene da sorridere quando i genitori di Brendan li riempiono di tutine e si incazza quando il lettino non si riesce a montare e ovviamente la colpa è di Brendan. Tutto sembra un po' meno assurdo quando Billy le lancia occhiate per accertarsi che stia bene, così come è meno assurdo quando accetta di essere suo testimone. Si sente grata per tutti i suoi "soldati" che hanno cura di lei e hanno accettato la situazione.
Ancora una volta guarda l'oceano. Elemento cardine della sua esistenza. Lo ha guardato prima di una possibile apocalisse. Lo ha guardato quando la sua vita ha preso una piega completamente inaspettata anni prima. Lo ha guardato con varie persone, ognuno con un ruolo differente nella sua vita. E la maggior parte sono persone che hanno lasciato il segno, ma che si è lasciata alle spalle. Ma è tornata, ancora. Con Brendan. Lì, dove tutto ha completamente ribaltato le loro vite. Lì, di fronte a quell'orizzonte che a guardarlo con qualcuno accanto fa meno paura.
Manca poco. 
Ha paura.
Ma ha scelto mesi prima di fare questo salto nel vuoto.
E in questi mesi si è convinta ancora di più.

Hanno il vento in faccia.
Hanno fatto una toccata e fuga. 
Doveva vedere l'oceano.
Si appoggia con le spalle al petto di Brendan.
Non parla per minuti. Un classico.
Poi, una frase.

"Ci siamo, Michael".

mercoledì 26 dicembre 2018

Christmas Time.

C'è un'aria particolare al terminal degli arrivi in aeroporto. C'è quell'aria intrisa di attesa e di gioia pronta a esplodere non appena si vede il proprio caro varcare quella porta scorrevole che separa quello spazio aperto alla stanza del ritiro dei bagagli. Ha buttato un occhio sul monitor degli arrivi e l'aereo da Houston è effettivamente atterrato e le prime persone iniziano a uscire. Ogni volta che quelle porte si aprono sente un tuffo al cuore. Si sente più agitata che in qualsiasi missione abbia fatto. Assurdo come le manchi il sangue freddo e vada in ansia all'idea di rivedere sua madre. Dopo due anni di quasi totale silenzio.
Poi la porta si apre ancora e la sua fotocopia appare. La sua fotocopia con trent'anni in più. Porta con sé un trolley compatto e pratico, nero. Vestita in maniera comoda, ma senza nulla fuori posto. E la trova invecchiata. Il viso segnato dalle rughe non solo dell'età, ma anche della sofferenza e -probabilmente- della solitudine che ne è conseguita. E di cui si sente, in parte, causa.
Esita, in un primo momento. Non le va incontro. Però spalanca le braccia e -dopo un momento di esitazione anche dall'altra parte- madre e figlia di abbracciano. Non ha ancora aperto bocca, ma la madre la intima al silenzio, come se le avesse letto nel pensiero. Non ci sono scuse. Niente giustificazioni. Solo silenzio e quell'abbraccio. Ma è un abbraccio orgoglioso, di cose non dette e che ancora resteranno tali.

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Quando la porta di casa si spalanca viene letteralmente investita da un'ondata di buon umore e accoglienza, nonostante sia a casa propria. Quell'appartamento nascosto nella Desert viene letteralmente invaso. C'è poco spazio per il nervosismo e l'ansia da prestazione in mezzo a quella marea di teste piene di ricci. Conoscere l'intera famiglia Scott è stato più facile di quanto immaginasse, soprattutto dopo che si è resa conto che la madre è una texana mancata; che il padre è uno zitto e placido ed Hector si diverte a prendere per i fondelli Brendan per la maggior parte del tempo. Non lo ha conosciuto, ma è come se Costantine fosse con loro in quelle ore. Non lo si nomina, ma è come se lo sentisse. 
L'idea di passare Natale tutti insieme non è poi così tragica.

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Sono sopravvissuti al 25 dicembre e finalmente si concede il tempo per guardare il Communicator e recuperare il proprio usa e getta per sentire MelaMarcia. E' scivolata fuori dal letto senza svegliare Brendan, si è rivestita in fretta e si è diretta verso il bagno, anche perché la pipì chiama. E perché al gabinetto si fanno sempre le migliori pensate di sempre. Nessuna notizia assurda. Tutto piuttosto tranquillo, se non per le solite comunicazioni di routine. Ha lasciato a MelaMarcia le redini della squadra in quella giornata di festa e non solo, ora che è lontana dal campo di battaglia. Le hanno detto che c'è tempo per rimettere la suit, ma l'astinenza si fa sentire. E' qualcosa che le cresce dentro, quasi tanto quanto il bambino che porta in grembo. Eppure l'ha provata la sensazione di perderlo. Quando tutto sembrava essere di nuovo nei giorni di Magnus. Quando è stata troppo spavalda e ha pensato di potersi comportare come ha sempre fatto, dimenticandosi di avere una vita da proteggere. L'ha sentito quel colpo sul ventre. Ha sentito il fiato mancarle. Ha sentito cedere qualcosa. Poi tutto è finito. Ma Scout manca.

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Quando torna a letto c'è ancora Brendan, con quella montagna di ricci che compaiono al limitare del piumone che copre completamente il ribelle. Scivola di nuovo sotto le coperte e si avvicina a lui. Si muove delicatamente mentre passa le braccia intorno alla sua pelle nuda e avvicina il capo nell'incavo sotto il suo mento, vicino al petto. Socchiude gli occhi ed è pronta a godersi quel che rimane di quella notte.

"Mi hai scritto delle cose bellissime."
"Sì, ma sono cose che già sapevi, quindi.. su, adesso non esagerare"
"Ok, ma.."
"Domani sto fuori tutto il giorno. Devo vedere come vanno le cose"

Glielo ha detto prima che andassero a dormire, prima che entrambi crollassero sotto il peso di quella giornata piena di familiari e del sesso appena raggiunto il letto. Non c'è subito una risposta. C'è il silenzio. Quel silenzio che acconsente, ma che allo stesso tempo comprende. Quel silenzio che non giudica.

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Apre gli occhi.
Un bacio assonnato.
Si tira su.
Una colazione veloce, una doccia.
Poi esce.
Rientra pochi secondi dopo.
Ha dimenticato un anello.

sabato 8 dicembre 2018

Pregnant.

Si siede a letto mentre il telefono dall'altra parte squilla.
Uno.
Due.
Tre.
Ha una mezza idea di riattaccare.
Quattro.
Cinque.
Ok, sta per farlo.

"Andrea?!" non sente quella voce da mesi. Pensava di essere pronta a parlare, si era preparata al tono stupito e anche preoccupato. "Andrea, cazzo parla, o mi preoccupo.." la finezza è proprio di famiglia. "..o se è uno scherzo idiota da qualcuno, giuro che -"
"Mamma, sono io."
"Aspetta ancora un po' a parlare, mi raccomando." il tono è duro, ma si sente che è sollevata di sentire la sua voce.
Ancora una volta credeva di essere in grado di iniziare una conversazione, ma le parole sembrano non uscire. C'è del silenzio.
"Andrea.." il tono si addolcisce, in qualche modo, un invito a continuare.
"Scusami.." è un filo di voce quello con cui parla e si rimette in piedi, ha bisogno di muoversi e cammina all'interno di quella stanza da letto illuminata solo dalla stufetta elettrica che hanno attaccato.
"..non penso tu mi abbia chiamato per questo"
"No, infatti, ma.." si guarda intorno, come alla ricerca di un appiglio "..sono cambiate tante cose e ho preferito lasciar correre, affrontare altre cose di petto ed evitarne altre."
"Avevi solo paura"
"Ho ancora paura"
"Mi preoccuperei se non fosse il contrario."
C'è un silenzio in cui si capisce che anche dall'altro capo c'è qualcuno che sorride un po', come sta facendo lei.
"Quindi.." è sempre la madre che incalza "..hai deciso di farti risentire dopo mesi, perché? Devi dirmi qualcosa di James.."
"No, mamma.."
"Quindi ancora non vi parlate?"
"A quanto pare"
"Ok, quindi è morto qualcuno?"
"No, l'esatto contrario.."
"Oh, è nato qual-" si blocca, letteralmente e mentre si guarda allo specchio si immagina la faccia della madre, come se ce l'avesse lì davanti "..chi è il coglione che ti ha messa incinta? Anzi, facciamo un passo indietro.. sai almeno chi è il padre? No, perché ho saputo che.."
"..mamma, so chi è il padre e lo conoscerai. Va tutto bene. Siamo un po' confusi per tutta la situazione, ma siamo contenti."
"Ah, quindi magari la smetterai di seguire le orme di tuo padre?"
"Non proprio.."
"E lui te lo permette?!"
"Bé, la co-"
"..no, fammi capire, è un altro come te. Magari peggio." e la risposta di Andrea è una risata e in due stanze diverse, a kilometri di distanza, entrambe si siedono. Nello stesso momento. "Lo sapevo che quello verde che prendeva fuoco era solo l'inizio della fine.."
E nel sentire quel commento le viene da ridere.
"Non è verde e non prende fuoco."
"Non so se aspettarmi di peggio."
"Mamma.."
Dall'altra parte segue un sospiro. "Sei felice? Cioè, sei davvero sicura di quello che stai facendo?"
"Mai stata più sicura. E credimi, a papà piacerebbe. Gli somiglia.. bé, oddio, ha un senso del gusto molto discutibile quando si parla di abbigliamento, ma.. sono felice."
Un altro sospiro dall'altra parte del telefono.
"Quando vieni qui?"
"Sul serio me lo stai chiedendo?"
"Pensi che me la possa cavare da sola?"
"Lo stai dicendo da mesi, se non da anni."
"..lo so. Ma su questo fronte ho bisogno della mia mamma."
"Da quando sei ruffiana?"
"Eh, sto imparando dal migliore"
"Dai, parlami di questo uomo del mistero.."

E si mette comoda sul letto e inizia a raccontarle di Brendan, di come tutto ha avuto inizio, della loro casa appena sistemata e degli avvenimenti più recenti. Prende appunti sui consigli che le vengono dati, su cosa mangiare e cosa no, perché lei si fida della mamma, non cerca le cose su internet. E la serata procede in questo modo. Una chiacchierata con la mamma, la donna che l'ha messa al mondo, che l'ha crescita, che l'ha amata, che l'ha resa la donna che lei è adesso, la madre che anche lei sta diventando. Dopo mesi di silenzio, finalmente, una chiamata. Non servono scuse. Non serve niente per quel momento, per il ricongiungimento tra una madre e sua figlia.

"Guardo i voli, vi raggiungo appena riesco"
"Grazie mamma."
"Andrea.."
"Sì?"
"Papà sarebbe molto felice."

giovedì 29 novembre 2018

Choices

"Andrà tutto bene, vai!"
"Sei sicuro di aver capito bene tutto? Ti ho già detto..?"
"Scout, vai!"
"..."
"Non crolleremo se per due giorni non ci sarai."
"Sì, ma.."
"Sei già andata via e siamo sopravvissuti."
"Ero a New York, poi a Boston per.."
"..sì, per il Consiglio dei Night Soldier e noi siamo andati avanti comunque. Non crolleremo perché per una volta decidi di rilassarti chissà dove con il tuo compagno."
"..."
"Non fare quella faccia. Lo sai che ho ragione. E poi mi hai talmente tanto rotto i coglioni, che so perfettamente cosa diresti in qualsiasi situazione e potrei anche essere più cagacazzo di quanto non lo sei già tu."

Sorride sentendo questa risposta. Guarda i vari fascicoli aperti sul tavolo della Briefing Room del Node, un Node ormai quasi completamente spoglio perché si è prossimi al trasloco. MelaMarcia, ormai il suo braccio destro, il più fidato dei compagni Night Soldier la osserva con un'espressione intrisa di divertimento, anche se sembra pronto a cacciarla fuori a calci nel sedere da quella stanza. Le si avvicina.

"Andrea.." la voce si è abbassata e si fa nettamente confidenziale "..lo so che ti costa tanto farlo, ma so anche che vuoi farti questi due giorni fuori città. Sappiamo entrambi che ti serve. E nessuno te ne fa una colpa. Sei il nostro Leader e ci servi al meglio della tua forma. E se questi due giorni possono servirti, bene. Se quella testa riccia può aiutarci in questo senso.. bene. Anche se te lo ripeto: quel codino è da eliminare"

Gli sorride ancora una volta e si mette seduta meglio sullo sgabello che sta occupando. Allunga la mano verso il fascicolo più vicino, fascicolo in cui ha appena aggiunto un paio di fogli con nuove informazioni.

"Hai lasciato indicazioni su come muoverci. A meno che il mondo non venga minacciato da grandi attacchi alieni, o comparse strane, quel telefono non squillerà. Ok? Ti chiamo in caso di bisogno estremo, ma fidati di me, cazzo."

Torna a guardarlo e sospira. Finalmente riprende a parlare.
"Mi fido di te e hai ragione: voglio prendermi questi due giorni. Ma.." e indica il tavolo con quei fascicoli lì davanti. "Guarda quanta roba".
"Andrea, cazzo. Avremo sempre roba da fare. Ma adesso è il momento migliore: non ci sono cazzoni in giro che fanno rituali strani, non abbiamo una navicella sopra le nostre teste, non.."
"..abbiamo questo." e gli mostra il fascicolo.
"Sì, ma ci hai detto cosa fare e lo faremo. Quindi, ora smettila si arrampicarti sugli specchi ed esci da questa cazzo di base e non voglio vederti per fino a sabato mattina."

Sospira e alla fine si alza.
"Non ti ci abituare troppo a darmi ordini"
"Solo quando serve, capo"

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C'è sempre un'atmosfera strana quando entra in quella casa. Ci vivono da una decina di giorni, ma già la sente casa sua. E poco importa del freddo e delle precauzioni per nascondere la loro presenza a chi cammina per strada, soprattutto di notte. Quando apre la porta ci sono sempre due palle di pelo che le vanno incontro miagolando e la più piccola, Giotto, si arrampica letteralmente sul suo corpo per arrivare sulla spalla e tirarle testate. C'è Brendan che la aspetta. O a volte è lei che deve aspettarlo. Il primo che arriva, però, ha il compito di accendere la stufetta in camera. Questa volta ci ha pensato lui. Gli si avvicina con un gatto sulla spalla e l'altro che le fa gli agguati ai piedi. Lo bacia e poi lo abbraccia, restando così per diversi secondi, nonostante le polemiche del gatto che alla fine rinuncia e salta giù per spiaggiarsi davanti a una delle stufette accese.

Hanno preparato un bagaglio piccolo e veloce, gli ha mostrato il posto di cui le ha parlato lo stesso MelaMarcia e hanno calcolato i tempi di percorrenza. Tutto è pronto. Hanno chiesto a una famiglia nel palazzo di dar da mangiare ai gatti per quella loro breve assenza. Tutto è stato pianificato.
All'alba è sveglia. Brendan dorme alle sue spalle, sente il suo respiro contro la propria spalla. Un gatto lo sente appallottolato vicino alla sua pancia. Lei guarda quel bagaglio. Una piccola borsa e uno zaino, nulla di eccessivo. 

Pensa ancora a quella partenza, agli scontri con i Vigilanti dell'ultimo periodo, Martin che rientra ferito alla base, Billy che si è unito al gruppo, la bionda con cui si sta concedendo di parlare un po' di più, Jesse che le scrive per chiederle di James e James che non sa nemmeno se sia ancora vivo o che cosa stia facendo. Sposta lo sguardo verso il telefono appoggiato sul comodino e scosta un braccio per prenderlo. Diminuisce la luminosità, poi scrive un messaggio.
A Natale potrebbero ricevere visite e potrebbe conoscere la famiglia di Brendan. C'è una strana inquietudine in questo pensiero, ma allo stesso tempo le viene da sorridere. Scivola appena all'indietro, quasi a farsi più vicina al telepate. Sempre con quel sorriso guarda ancora i bagagli e forse si decide a dar retta veramente a MelaMarcia, anche se un angolo della sua testa non è d'accordo. Ma è in netta minoranza.
Sempre con quel sorriso invia il messaggio scritto prima.
Destinatario: mum.

mercoledì 29 agosto 2018

Revenge.

Ne hanno passate di tutti i colori. Ma a certe cose non ci si abitua. 

Mai. 

Lo hanno già preso altre volte. Lo ha visto innumerevoli volte sul letto dell'infermeria, intento a lottare tra la vita e la morte. Gli ha stretto la mano, sempre. Ha passato nottate seduta su una sedia scomodissima e dormendo appoggiata con la testa sullo stesso letto. Lo ha riportato alla base dopo tante missioni, intero o più o meno ferito. Gli è sempre rimasta accanto. Anche questa volta.

Ma è la prima volta che glielo portano via sotto il naso. È la prima volta che non riesce a far nulla per riprenderselo. Che si sente impotente. Che si prendono gioco di lei in quel modo. È la prima volta che non si dà pace per aver creduto a qualcuno che poi si è fatto beffa di lei. 

Non si perdona tutto questo. Non si perdona guardando tutte le ferite che ha riportato e le successive medicazioni che ha ricevuto. Non si perdona mentre gli accarezza i capelli, mentre lui ancora dorme, forse per effetto dei farmaci, forse perché esausto, ma in un posto sicuro. O almeno così dovrebbe essere. Non si perdona quando vede il lobo sinistro mancare, anche se resterà comunque "il più bello della banda". Le viene quasi male a guardarlo.

E non bastano gli spari contro le innumerevoli sagome del poligono al Node. Non bastano le parole rassicuranti di chi le sta accanto. Non bastano quelli incontrati di notte a cui ha quasi rubato l'ultimo respiro, o i tentativi di spegnere la testa tra le braccia di qualcuno e con i suoi baci . Non basta.

Si sente ribollire dentro. 
Sente il desiderio di vendetta. 

martedì 21 agosto 2018

A New Day

Quando Brendan Scott inizia a suonare la chitarra lei è ancora assorta nel suo silenzio, quel silenzio che li ha accompagnati da Groundwater fino a quell'edificio sulla Ghost Road, ormai familiare.
Lo osserva un po' incuriosita, con quell'aria stanca e nervosa che va pian piano scemando, senza che se ne renda conto. Sta distesa per terra. La suit ancora addosso, niente casco e parte dell'equipaggiamento in macchina. Ha raccolto i capelli in uno chignon e tiene il capo appoggiato contro il proprio braccio piegato. Davanti a sé un paio di mozziconi di sigarette che ha consumato da quando sono arrivati. Non è stata molto di compagnia, lo ha guardato per lo più e mentre lo vede intento a suonare la chitarra e ululare una qualche canzone, alla fine le strappa un sorriso.

Si solleva e scivola verso di lui, il fare un po' incerto, tentenna alcuni momenti, ma alla fine cerca di baciarlo, in un gesto tanto comune, quanto nuovo in questo momento. Ed è con quello che sembra scacciare via il colpo sparato a vuoto qualche ora prima, la discussione accesa con James e tutto il resto, compresi il caldo e i dubbi che ancora non le permettono di lasciarsi andare completamente.
E poco importa se la mattina dopo si sveglia incriccata. 
Si tira su lentamente per non svegliarlo, pulendosi la suit piena di terra e sabbia, poi si siede sul bordo di quell'edificio diroccato. C'è un minimo di panorama. Le prime luci dell'alba. Il caldo non manca mai. Si volge per osservarlo, ancora, questa volta mentre dorme. Sospira. Sorride. Alza gli occhi al cielo e torna a guardare davanti a sé.
In attesa.

martedì 7 agosto 2018

Memory Lane

Quando Jerome parla di ricordi e pone quella domanda a Brendan, il telepate non è l'unico a irrigidirsi. Lei lo fa vedere meno e si nasconde dietro quei semplici gesti nei confronti dell'uomo per rilassare anche se stessa. Smorza il discorso con riferimenti a Robin Hood e alla sua calzamaglia, o a come sia stanca di essere scambiata per una ladra e che sono proprio i ladri a rovinarle la reputazione. 
Ma quando Jerome se ne va e li lascia soli, si sente finalmente libera di lasciarsi andare. Rimane accanto all'uomo, poggia la testa sulla sua spalla e lo sguardo si punta su quelle lapidi.

"Ti va di rimanere un po' qui prima di andare?"
"Certo. Mi va."

E così passano diversi minuti di silenzio.
Molti nomi, su quelle lapidi, li conosce. Di alcuni conosce solo la Maschera, di altri conosce anche l'uomo o la donna, le loro storie. Con alcuni ha condiviso molto. Con altri un po' meno. Con tutti ha condiviso l'ideale di liberare la Terra. Di salvarla. Ad alcuni ha provato a salvar la vita, altri l'hanno accompagnata in diverse battaglie. Con alcuni ci si beveva una birra dopo qualche ronda. Ad altri stringeva la mano prima che ogni forza venisse meno. Ha chiuso gli occhi a poche persone, alcune sconosciute. 
Poteva esserci anche il suo nome su quelle lapidi. Ma qualcuno l'ha portata via da quel campo di battaglia e un altro l'ha tenuta nel mondo dei vivi, rimettendola in piedi. Poteva morire e lasciare che qualcuno ricordasse il suo nome, che altri lo leggessero anche quando le persone conosciute sarebbero venute a mancare e ogni traccia del suo passaggio sulla terra fosse definitivamente scomparso.
Ma è ancora lì.
Viva.
Almeno esteriormente.
Solleva la testa dalla spalla di Brendan e come da accordi si alza per rientrare. Camminando verso la propria macchina sbircia in direzione del telepate, ma parla poco. Dice di andare a casa, un congedo classico e poi raggiunge il Node, uscendo poco dopo come Scout.

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Il sole è già sorto quando rientra effettivamente a casa. Non si regge sulle gambe dalla stanchezza e porta con sé qualche livido. Raggiunto il letto, prima di chiudere gli occhi, l'ultima cosa che vede è un peluche appoggiato su una mensola che guarda verso l'esterno della vetrata, sorvegliando la città. 
Sorride.

domenica 17 giugno 2018

Happy Birthday

Il tempo di lasciare a MelaMarcia il compito di spammare quel comunicato sulla rete ed è uscita, ha un appuntamento. Raggiunge Sun in un locale di dubbio gusto, un locale già frequentato altre volte, ma è la compagnia diversa.
Whiskey scadente. Odore di fumo. Facce più o meno note, alcune brutte, altre ancora peggio. Tavoli da biliardo, il suono delle palle che si scontrano tra loro dopo il colpo con la stecca. Chiacchiere e semplici confessioni con chi non ne ha mai fatte. 

«È il mio compleanno, offro io»
«Devi essere proprio disperata per passarlo qui con me»
«Già, direi proprio di sì»

Poche settimane ed è cambiato qualcosa. Una nuova consapevolezza. Rendersi conto che quella tanto agognata normalità, probabilmente, non è più la sua. È altro. Lo ha sempre saputo, ma ha provato a lasciar correre. Passare serate in cima alla città e ritrovarsi poi in un bagno di un locale squallido con uno sconosciuto di cui si è già dimenticata il nome, o forse non lo ha nemmeno ascoltato veramente. Gestire un locale sulla South Street, un locale che è la realizzazione di un sogno e poi vederlo saltare per aria, perché c'è una guerra. C'è qualcosa per cui si sta combattendo. E non sapere se riaprirlo. Passeggiate nel City Center e poi passare sotto terra accanto a un compagno ferito. Serate di pura baldoria e poi indossare una maschera e far baldoria a suon di colpi di pistola. Avere cicatrici sul corpo che non possono essere spiegate. 

La normalità è altro. È star seduta sul tavolo della Sala Briefing con i suoi compagni davanti. Parlare di quello che succede. È Lexi che racconta come ha scoperto la crescita dei suoi poteri, Devon che è "l'ultimo arrivato" e già si mette a disposizione con nuove idee. È Lia che passa parte del suo tempo a rattoppare i compagni, così come Owen che le manda messaggi per dichiarare le sue intenzioni. E lei è d'accordo, adesso. È mangiare una fetta di torta con Martin e spalmargliela in faccia, divertendosi poi insieme nella MARV. È Jimmy che ha accettato di essere il suo braccio destro. Lo è sempre stato, ma in un momento in cui molti se ne sono andati, lui è rimasto. È anche Joel, che è tornato ed è più taciturno del solito. È avere un ideale comune, essere fianco a fianco contro la criminalità e pararsi il culo quando anche i federali ti stanno col fiato sul collo. È avere cicatrici sul corpo e non dover spiegare nulla, perché altri c'erano, hanno rimesso insieme i pezzi. Ti hanno salvato la vita. È questa la vita che ha scelto.

Tutto il resto sembra aver perso d'importanza. 
E quando rientra a casa, all'alba, praticamente barcollando e sotto completo effetto dell'alcol bevuto, vede quella cornice. Una foto di tre anni prima. Quella foto con facce di persone che non ci sono più, o che sono disperse in chissà quali parti del mondo. E poi altre foto più piccole degli ultimi anni. La più recente di un paio di settimane prima. Le prende tutte e le strappa. Tanti pezzi che vengono gettati nel cestino e poi si lascia il mondo alle spalle, crollando a letto.


Un nuovo messaggio.
Mum.

"Buon compleanno, tesoro".

sabato 2 giugno 2018

It's time.


"Scatta una foto. Sì, proprio adesso!"



Ce l'ha stampato in testa quel momento. Oltre che sulla memoria del proprio cellulare. Un momento esatto. Ben preciso. Che ha il suono di quella canzone che sta cantando sbagliando le parole e senza nemmeno essere troppo intonata. Ha il suono della risata di Aaron che dal sedile del passeggero la guarda e ride, ma non le dice nulla. Ha il profumo del bagnoschiuma di quel motel che proviene dai corpi di entrambi. E ha il profumo della cena che si sono concessi -finalmente- ieri sera. Ha il sapore del Texas. Di casa. Ha la forma di due capelli da cowboy lasciati sui sedili posteriori. E di quel toro meccanico che hanno cavalcato. Ha la sensazione dello stomaco pieno dopo la mega mangiata e in vista della colazione on the road di quella mattina. Ha i colori di quella giornata appena iniziata. E di Philadelphia a qualche chilometro di distanza, davanti a loro. Ha l'essenza di qualcosa di semplice e genuino. Tutto raggruppato in un solo momento. Ed è felice.

Non c'è un vero motivo per essere felice. Lo è e basta. Non perché sta cantando senza sapere le parole. Non perché sta sognando dei pan cakes per colazione. Non perché è con Aaron. Non per la serata e per aver vinto la scommessa sul toro meccanico. Lo è. Un breve momento di genuina spensieratezza. Spensieratezza che scompare il secondo dopo. La consapevolezza che torna a pesare e schiacciare tutto il resto.




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"Finiremo col farci male, in qualche modo."
"Quasi sicuramente. Ma a me il rischio va di correrlo. A te?"

giovedì 24 maggio 2018

Rewind.

Un caffè dopo pranzo. Una mattina al Devil's a mostrare che l'All In! esiste ancora e che non basterà un pizzo non pagato per far crollare tutto. Un passo indietro. L'ennesimo. Un bacio sulla porta. Un messaggio della sera precedente letto e a cui risponderà dopo. Una colazione in cima a un edificio del city center. Una notte passata su un letto improvvisato dopo un "megalomane" e un "banale" come commenti iniziali. Uno spuntino notturno con dei dolci di scusa. Una giornata lunga tra il Node e quel banchetto al Devil's. Due vite che non si sa per quanto potrà continuare a condurre su due binari apparentemente paralleli. Una fascia elastica levata. Una notte insonne ad accarezzare un gattino con tre gambe, che nemmeno è suo, e il pensiero che forse un gatto potrebbe anche prenderselo. Un'altra giornata lunghissima in cui ha lasciato il banchetto a Thomas e Rae, concentrandosi al Node per farsi sistemare la spalla da Owen e chiacchierare con lui. Voler più volte bussare alla porta di una camera al Node, o lasciarci un messaggio.. e non farlo. Un caffè al volo. Un risveglio nel proprio letto con una figura ormai familiare. Un aiuto a lavarsi i capelli e la bellezza di un gesto tanto semplice. Aaron che entra in casa sua. Un messaggio che contiene una bugia. Lei che con un balzo si allontana. La testa di Nuke contro la canna della sua pistola. "Coraggio, uccidimi". Quel Cyber Arm che la colpisce sulla spalla, lussandola. L'ingaggio. Nuke che la invita a seguirla in centrale. Il pensiero della Sand che si rifà vivido. Un messaggio con una foto di una bambina appena nata e dire, involontariamente, il proprio nome a Iris Carter. L'uscita di ronda senza compagni, perché rimane in zona. Una cena al Node in compagnia del suo fidato compagno MelaMarcia di fronte ai video di sorveglianza della zona. Una giornata a cercare un modo per capire dove sbattere la testa. Pensare a Guerrero. Un taxi di prima mattina e vedere le macchie della salsa cucinata la sera precedente. Guardarsi allo specchio e vedere che le occhiaie ormai sono un ornamento fisso. Risvegliarsi ancora tra i piani alti del City Center dopo una nottata a base di nachos, pioggia e bei panorami. Un giro nella Desert per rispondere a un invito e una stretta allo stomaco che non si capisce bene il perché ci sia. O forse far finta di non sapere il perché.

I pensieri si fermano.
Il cellulare squilla.
Mum.
Non risponde.

sabato 19 maggio 2018

Quel che rimane.

L'esplosione ha fatto saltare per aria principalmente la parte centrale del locale, facendo crollare il soppalco e tutto ciò che c'era sopra, distruggendo parte del bancone e facendo cascare a terra tutte le bottiglie di alcolici e non sistemate su diverse mensole fisse alla parete. Lo specchio della parete di fronte è completamente andato in frantumi. Il tavolo da biliardo è spezzato in due oltre ad essere annerito, così come quel che rimane dei tavolini, degli sgabelli e del resto dei detriti che si trovano lì dentro. Le vetrate accanto all'ingresso sono esplose a loro volta. Il pavimento è coperto da legno e vetro, più un bel mix appiccicoso di tutti i liquidi che si sono riversati per terra. La macchina del caffè, la sua grande gioia, sembra funzionante per puro miracolo, ma è segnata e ammaccata. Non si è salvato nulla. 

Ed è una strana sensazione rientrare in quel posto, dove l'odore di bruciato la fa ancora da padrone. Dopo diversi giorni si è decisa a far ritorno in quel luogo, dopo che i primi lavori sono stati avviati e la maggior parte dei detriti è stata portata via. Sul pavimento rimangono ancora dei pezzi di vetro qua e là, un paio di tavolini sono sopravvissuti e saranno utilizzati per la fiera al Devil's, così come la macchina del caffè. Non c'è nessuno all'interno di quel locale, non c'è Thomas sempre sorridente dietro il bancone, o Rae in continuo movimento tra i tavoli e su e giù per le scale. Quasi le sembra lontanissima quella sera in cui ha fatto vedere il locale a Galen per la prima volta, con l'entusiasmo di una bambina di cinque anni a cui è appena stato fatto un regalo bellissimo. Anche quella volta il locale era sommerso nel caos, ma era un caos su cui si sarebbe costruito qualcosa. Questo è un caos dovuto alla distruzione. 
Si sposta dall'ingresso, ricordandosi improvvisamente qualcosa. Osserva un punto fisso sul pavimento, lì dove ha visto Aaron steso a terra in una pozza di sangue. Una stretta allo stomaco la attanaglia e le mani si stringono a pugno, incapaci di sanare quel nervosismo che sente forte ogni volta che il pensiero vola a quanto successo. Non ha potuto fare nulla. Era l'inizio di un nuovo giorno dopo una notte piacevole e tutto doveva continuare in quel modo. Ma no. Qualcuno è finito in mezzo a quel suo non voler chinare la testa di fronte a chi le ha chiesto di farlo. 
Raggiunge il bancone. O meglio. Quel che ne resta. Tira fuori dalla propria borsa una bottiglia di Whiskey e non c'è nemmeno un bicchiere. Quindi beve direttamente dal vetro. Qualcuno le ha attaccato quella strana abitudine di berlo che, a pensarci, nemmeno le piace. Ma accompagna quei pensieri colmi di rabbia in ciò che rimane di un sogno che non era solo suo. Perché l'All In! era un sogno fatto insieme a qualcun'altro e che si era promessa di portare avanti.

Recupera il cellulare e senza pensarci troppo manda un messaggio e ci rimane stupita quando poco dopo non si trova più da sola in quel locale. Forse non è stata una scelta saggia, ma almeno quella bottiglia è finita non solo per merito suo e per diversi momenti si è dimenticata del mondo circostante. Ma è proprio il mondo ad averla rimessa coi piedi per terra. Una chiamata d'urgenza in piena notte. Riguarda James e allora non ci sono scuse che reggono. Non dovrebbe guidare con tutto quell'alcol in corpo, ma lo fa. E qualche giorno dopo è a casa sua con un gattino con tre zampe che le gironzola in giro, solo in maniera temporanea. Ma forse ci si potrebbe abituare.

venerdì 11 maggio 2018

City Lights


Si è innamorata di questa visuale non appena ha messo piede in quell'appartamento. La città le sembra così bella, tranquilla. Un altro posto. Sarà l'altezza che la allontana dalla strada, dai veri problemi; la zona decisamente più agiata rispetto quella in cui spende la maggior parte del proprio tempo; le luci che di notte rendono qualsiasi posto più affascinante.. ma le piace. E continua a guardare fuori da quelle vetrate, ora in un momento diverso, dalle luci della notte, alle prime luci del mattino, con la luce soffusa che precede l'alba di un nuovo giorno. Quell'immagine la rapisce. Odi et amo. Un amore insensato che la spinge a fare quello che fa quotidianamente, a indossare la maschera contro chi semina odio e paura. Contro chi se ne approfitta. Accumula cicatrici che è sempre più difficile nascondere fa finta di non vederne altre. Ha fatto un passo indietro a chi le prometteva presenza e stabilità, ha avuto paura. Ha fatto quel passo indietro per puro egoismo. Un egoismo che si ripete la fa star bene, almeno per il momento. Respira ancora il profumo di quei sali che si sono mescolati ai loro corpi e alle lenzuola; respira quell'attimo di pace prima di sciogliere quell'abbraccio e tirarsi su e andare alla ricerca del proprio cellulare. E nonostante i piani che la separano dalla strada, si sente catapultata per terra. Corre. Non nasconde la preoccupazione. "Devo andare". Un bacio e viene di nuovo attirata. Ma non c'è tempo, ne ha perso già abbastanza. E si ritrova in una zona diversa della città, completamente. Da una casa perfetta a una improvvisata. Da una situazione di benessere, alla disperazione. Non c'è molto da dire. Prova a placare quel che può silenziosamente, con la sua presenza e quell'abbraccio che in ventiquattro anni non è mai venuto meno.

Partono in due, tornano in tre.