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mercoledì 26 dicembre 2018

Christmas Time.

C'è un'aria particolare al terminal degli arrivi in aeroporto. C'è quell'aria intrisa di attesa e di gioia pronta a esplodere non appena si vede il proprio caro varcare quella porta scorrevole che separa quello spazio aperto alla stanza del ritiro dei bagagli. Ha buttato un occhio sul monitor degli arrivi e l'aereo da Houston è effettivamente atterrato e le prime persone iniziano a uscire. Ogni volta che quelle porte si aprono sente un tuffo al cuore. Si sente più agitata che in qualsiasi missione abbia fatto. Assurdo come le manchi il sangue freddo e vada in ansia all'idea di rivedere sua madre. Dopo due anni di quasi totale silenzio.
Poi la porta si apre ancora e la sua fotocopia appare. La sua fotocopia con trent'anni in più. Porta con sé un trolley compatto e pratico, nero. Vestita in maniera comoda, ma senza nulla fuori posto. E la trova invecchiata. Il viso segnato dalle rughe non solo dell'età, ma anche della sofferenza e -probabilmente- della solitudine che ne è conseguita. E di cui si sente, in parte, causa.
Esita, in un primo momento. Non le va incontro. Però spalanca le braccia e -dopo un momento di esitazione anche dall'altra parte- madre e figlia di abbracciano. Non ha ancora aperto bocca, ma la madre la intima al silenzio, come se le avesse letto nel pensiero. Non ci sono scuse. Niente giustificazioni. Solo silenzio e quell'abbraccio. Ma è un abbraccio orgoglioso, di cose non dette e che ancora resteranno tali.

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Quando la porta di casa si spalanca viene letteralmente investita da un'ondata di buon umore e accoglienza, nonostante sia a casa propria. Quell'appartamento nascosto nella Desert viene letteralmente invaso. C'è poco spazio per il nervosismo e l'ansia da prestazione in mezzo a quella marea di teste piene di ricci. Conoscere l'intera famiglia Scott è stato più facile di quanto immaginasse, soprattutto dopo che si è resa conto che la madre è una texana mancata; che il padre è uno zitto e placido ed Hector si diverte a prendere per i fondelli Brendan per la maggior parte del tempo. Non lo ha conosciuto, ma è come se Costantine fosse con loro in quelle ore. Non lo si nomina, ma è come se lo sentisse. 
L'idea di passare Natale tutti insieme non è poi così tragica.

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Sono sopravvissuti al 25 dicembre e finalmente si concede il tempo per guardare il Communicator e recuperare il proprio usa e getta per sentire MelaMarcia. E' scivolata fuori dal letto senza svegliare Brendan, si è rivestita in fretta e si è diretta verso il bagno, anche perché la pipì chiama. E perché al gabinetto si fanno sempre le migliori pensate di sempre. Nessuna notizia assurda. Tutto piuttosto tranquillo, se non per le solite comunicazioni di routine. Ha lasciato a MelaMarcia le redini della squadra in quella giornata di festa e non solo, ora che è lontana dal campo di battaglia. Le hanno detto che c'è tempo per rimettere la suit, ma l'astinenza si fa sentire. E' qualcosa che le cresce dentro, quasi tanto quanto il bambino che porta in grembo. Eppure l'ha provata la sensazione di perderlo. Quando tutto sembrava essere di nuovo nei giorni di Magnus. Quando è stata troppo spavalda e ha pensato di potersi comportare come ha sempre fatto, dimenticandosi di avere una vita da proteggere. L'ha sentito quel colpo sul ventre. Ha sentito il fiato mancarle. Ha sentito cedere qualcosa. Poi tutto è finito. Ma Scout manca.

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Quando torna a letto c'è ancora Brendan, con quella montagna di ricci che compaiono al limitare del piumone che copre completamente il ribelle. Scivola di nuovo sotto le coperte e si avvicina a lui. Si muove delicatamente mentre passa le braccia intorno alla sua pelle nuda e avvicina il capo nell'incavo sotto il suo mento, vicino al petto. Socchiude gli occhi ed è pronta a godersi quel che rimane di quella notte.

"Mi hai scritto delle cose bellissime."
"Sì, ma sono cose che già sapevi, quindi.. su, adesso non esagerare"
"Ok, ma.."
"Domani sto fuori tutto il giorno. Devo vedere come vanno le cose"

Glielo ha detto prima che andassero a dormire, prima che entrambi crollassero sotto il peso di quella giornata piena di familiari e del sesso appena raggiunto il letto. Non c'è subito una risposta. C'è il silenzio. Quel silenzio che acconsente, ma che allo stesso tempo comprende. Quel silenzio che non giudica.

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Apre gli occhi.
Un bacio assonnato.
Si tira su.
Una colazione veloce, una doccia.
Poi esce.
Rientra pochi secondi dopo.
Ha dimenticato un anello.

giovedì 29 novembre 2018

Choices

"Andrà tutto bene, vai!"
"Sei sicuro di aver capito bene tutto? Ti ho già detto..?"
"Scout, vai!"
"..."
"Non crolleremo se per due giorni non ci sarai."
"Sì, ma.."
"Sei già andata via e siamo sopravvissuti."
"Ero a New York, poi a Boston per.."
"..sì, per il Consiglio dei Night Soldier e noi siamo andati avanti comunque. Non crolleremo perché per una volta decidi di rilassarti chissà dove con il tuo compagno."
"..."
"Non fare quella faccia. Lo sai che ho ragione. E poi mi hai talmente tanto rotto i coglioni, che so perfettamente cosa diresti in qualsiasi situazione e potrei anche essere più cagacazzo di quanto non lo sei già tu."

Sorride sentendo questa risposta. Guarda i vari fascicoli aperti sul tavolo della Briefing Room del Node, un Node ormai quasi completamente spoglio perché si è prossimi al trasloco. MelaMarcia, ormai il suo braccio destro, il più fidato dei compagni Night Soldier la osserva con un'espressione intrisa di divertimento, anche se sembra pronto a cacciarla fuori a calci nel sedere da quella stanza. Le si avvicina.

"Andrea.." la voce si è abbassata e si fa nettamente confidenziale "..lo so che ti costa tanto farlo, ma so anche che vuoi farti questi due giorni fuori città. Sappiamo entrambi che ti serve. E nessuno te ne fa una colpa. Sei il nostro Leader e ci servi al meglio della tua forma. E se questi due giorni possono servirti, bene. Se quella testa riccia può aiutarci in questo senso.. bene. Anche se te lo ripeto: quel codino è da eliminare"

Gli sorride ancora una volta e si mette seduta meglio sullo sgabello che sta occupando. Allunga la mano verso il fascicolo più vicino, fascicolo in cui ha appena aggiunto un paio di fogli con nuove informazioni.

"Hai lasciato indicazioni su come muoverci. A meno che il mondo non venga minacciato da grandi attacchi alieni, o comparse strane, quel telefono non squillerà. Ok? Ti chiamo in caso di bisogno estremo, ma fidati di me, cazzo."

Torna a guardarlo e sospira. Finalmente riprende a parlare.
"Mi fido di te e hai ragione: voglio prendermi questi due giorni. Ma.." e indica il tavolo con quei fascicoli lì davanti. "Guarda quanta roba".
"Andrea, cazzo. Avremo sempre roba da fare. Ma adesso è il momento migliore: non ci sono cazzoni in giro che fanno rituali strani, non abbiamo una navicella sopra le nostre teste, non.."
"..abbiamo questo." e gli mostra il fascicolo.
"Sì, ma ci hai detto cosa fare e lo faremo. Quindi, ora smettila si arrampicarti sugli specchi ed esci da questa cazzo di base e non voglio vederti per fino a sabato mattina."

Sospira e alla fine si alza.
"Non ti ci abituare troppo a darmi ordini"
"Solo quando serve, capo"

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C'è sempre un'atmosfera strana quando entra in quella casa. Ci vivono da una decina di giorni, ma già la sente casa sua. E poco importa del freddo e delle precauzioni per nascondere la loro presenza a chi cammina per strada, soprattutto di notte. Quando apre la porta ci sono sempre due palle di pelo che le vanno incontro miagolando e la più piccola, Giotto, si arrampica letteralmente sul suo corpo per arrivare sulla spalla e tirarle testate. C'è Brendan che la aspetta. O a volte è lei che deve aspettarlo. Il primo che arriva, però, ha il compito di accendere la stufetta in camera. Questa volta ci ha pensato lui. Gli si avvicina con un gatto sulla spalla e l'altro che le fa gli agguati ai piedi. Lo bacia e poi lo abbraccia, restando così per diversi secondi, nonostante le polemiche del gatto che alla fine rinuncia e salta giù per spiaggiarsi davanti a una delle stufette accese.

Hanno preparato un bagaglio piccolo e veloce, gli ha mostrato il posto di cui le ha parlato lo stesso MelaMarcia e hanno calcolato i tempi di percorrenza. Tutto è pronto. Hanno chiesto a una famiglia nel palazzo di dar da mangiare ai gatti per quella loro breve assenza. Tutto è stato pianificato.
All'alba è sveglia. Brendan dorme alle sue spalle, sente il suo respiro contro la propria spalla. Un gatto lo sente appallottolato vicino alla sua pancia. Lei guarda quel bagaglio. Una piccola borsa e uno zaino, nulla di eccessivo. 

Pensa ancora a quella partenza, agli scontri con i Vigilanti dell'ultimo periodo, Martin che rientra ferito alla base, Billy che si è unito al gruppo, la bionda con cui si sta concedendo di parlare un po' di più, Jesse che le scrive per chiederle di James e James che non sa nemmeno se sia ancora vivo o che cosa stia facendo. Sposta lo sguardo verso il telefono appoggiato sul comodino e scosta un braccio per prenderlo. Diminuisce la luminosità, poi scrive un messaggio.
A Natale potrebbero ricevere visite e potrebbe conoscere la famiglia di Brendan. C'è una strana inquietudine in questo pensiero, ma allo stesso tempo le viene da sorridere. Scivola appena all'indietro, quasi a farsi più vicina al telepate. Sempre con quel sorriso guarda ancora i bagagli e forse si decide a dar retta veramente a MelaMarcia, anche se un angolo della sua testa non è d'accordo. Ma è in netta minoranza.
Sempre con quel sorriso invia il messaggio scritto prima.
Destinatario: mum.

lunedì 30 aprile 2018

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Non dorme. Ci ha provato, ma non le riesce. Resta con la schiena contro il materasso a fissare il soffitto di quell'appartamento nuovo, le ombre proiettate dalle vetrate che si estendono su una delle pareti, quella alle spalle del letto. La mano sinistra le fa un po' male. Gliel'hanno fasciata e bendata di fretta prima che si occupasse di altro. E poi non si è fatta curare. C'era chi aveva più bisogno di lei. Chi si è preso un colpo al posto suo, spostandola di peso, allontanandola. Se l'è cavata con un taglio alla mano. 

Erano circondati. Non avevano vie d'uscita. Erano loro tre contro innumerevoli altri Vigilanti che per qualche motivo ancora sconosciuto hanno deciso di incastrarli. Si è resa conto che non c'erano vie di fuga e non lo ha detto agli altri due. Ha portato due persone a morire con lei. Una che si è appena affidata a loro, l'altro è la persona che si è promessa di proteggere, per quanto possibile. Perché, ammettiamolo, come si può difendere qualcuno che ha deciso di intraprendere la tua stessa vita? 
Si stropiccia gli occhi e poi la mano sale tra i capelli, spostandoli appena indietro prima di voltarsi. Non è da sola. Si muove piano per evitare di svegliarlo. Intera è tornata intera e poi hanno svuotato quella bottiglia che ora giace abbandonata su uno dei due comodini. Ha pensato anche a lui in quel momento. In cui pensava di essere spacciata. Gli aveva detto che sarebbe tornata intera. Quella bottiglia sarebbe rimasta piena e non sarebbero di nuovo lì, non potrebbe riavvicinarsi a lui come sta facendo in questo momento. 
Non gli deve nessuna spiegazione. Sa già quello che le succede e non deve mentire in alcun modo. Può essere se stessa.

Ha sempre odiato mentire. E infatti non lo fa; omette alcuni dettagli.
In quel nano secondo che è durato una eternità, in quel momento in cui ha pensato di essere morta ha pensato anche a chi vorrebbe dire tutto, liberandosi di un peso enorme, mostrandosi per quello che è veramente. Ma che non può fare. E ha paura di fare. Però lo raggiunge. Trova un momento per staccarsi e presentarsi lì, senza avvisare. Una toccata e fuga, ma di quelle che dopo una notte simile non possono altro che far bene.

E poi c'è stato lui. Un insieme di emozioni che le hanno attanagliato lo stomaco. Il sol pensiero le toglie il fiato e sta seguendo il consiglio di chi, abbracciandola, le ha detto di buttarsi con la testa su altro, di tenersi impegnata. E lo sta facendo. Ma proprio lì, nel momento in cui si è resa conto che Judith sarebbe stata probabilmente la sua ultima avversaria, dopo aver visto il fratello ferito per salvarla, è tornato. 

Si stringe di più a chi ha accanto. Si concede quel gesto e chiude gli occhi. Ci prova.
Ma continua a pensare, questa volta arrovellandosi su cosa hanno scoperto quella sera, sui prossimi passi e sul viaggio imminente per New York.

Ha un messaggio da mandare.
Non si sa se lo manderà.

domenica 11 marzo 2018

esse emme esse

Valencia, Marzo 2024


Quella mattina si era svegliata insieme a Borja in una camera che sta imparando a conoscere. Tutto era diverso, tranne il corpo al suo fianco, corpo contro cui va a stringersi e a scavare con la testa nell'incavo tra collo e spalla. La sera prima lui le aveva chiesto di sposarla e senza pensarci troppo aveva accettato. Avevano passato la notte a fantasticare su dove avrebbero vissuto, quanti figli avrebbero avuto, come li avrebbero chiamati.. il tutto intervallato a del buon sesso. Non era la prima volta che affrontavano argomenti simili, ma era la prima volta che lo facevano con un po' più di consapevolezza, nonostante entrambi fossero ancora molto giovani e spensierati, nonostante non avessero assolutamente idea di come le loro vite sarebbero cambiate di lì a poche settimane. Nonostante non sapessero che uno dei due non avrebbe compiuto il trentesimo compleanno.

Erano belli quei tempi in cui tutto sembrava normale. Tutto andava bene. I problemi erano altri. Sapeva di Vigilanti, di incidenti, di minacce strane che colpivano il mondo, ma lei stava in Europa, prima in Germania e poi in Spagna, continuava i suoi studi, beveva birre come se non ci fosse un domani, si godeva la vita dello studente all'estero, si innamorava sempre di più di quello spagnolo che inizialmente era solo il "coinquilino del ragazzo della festa". Tutto era molto bello. Tutto era molto felice. 

Ma un giorno ha deciso di ripartire.

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Philadelphia, Marzo 2028


Lei e Iris Carter non sono amiche. Non possono esserlo. E nemmeno vogliono.
Però sono donne che comandano uomini (e donne).
E sono donne che bevono. Ma soprattutto, sono donne.

I lupi sani e le donne sane hanno in comune talune caratteristiche psichiche: sensibilità acuta, spirito giocoso e grande devozione. Lupi e donne sono affini per natura, sono curiosi di sapere e possiedono grande forza e resistenza. Sono profondamente intuitivi e si occupano intensamente dei loro piccoli, del compagno, del gruppo. Sono esperti nell'arte di adattarsi a circostanze sempre mutevoli; sono fieramente gagliardi e molto coraggiosi. Eppure le due specie sono state entrambe sempre perseguitate.

Ha concesso a Iris di prenderle il telefono e scrivere un messaggio. Un messaggio che dice cose che mai ammetterebbe in altri momenti. Che ha tenuto per sé fino a quel momento e se non fosse stato per la grande quantità di Whisky bevuta, forse, non lo avrebbe mai fatto. Ma non è l'unico messaggio partito.


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Poche sere dopo è lei che riceve un messaggio. Si alza dal letto e si guarda intorno in quella casa vuota. Prende una sigaretta e si avvicina alla vetrata che affaccia sulla strada, osservando verso l'esterno mentre fuma nervosamente. Non una, ma tre sigarette. Una dopo l'altra. Si tiene il cellulare in mano e ogni volta che vibra lo stomaco si contorce, fino a che non si appoggia con la fronte contro il vetro, socchiudendo gli occhi. Controlla il respiro, poi torna a letto. Si sistema nella sua parte, abbraccia il cuscino e tiene il telefono lì vicino. Manco dovesse ricevere ancora qualche notizia. Manco si aspettasse una chiamata in piena notte.

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Lei ne è convinta: non vivrà sufficientemente per vedere i risultati di tutto quello per cui sta lottando. Ne ha la certezza, ma c'è chi le riporta una folata di ottimismo in quel mondo pieno di cinismo che la circonda. Uno spiraglio per un nuovo angolo di pace in tutto quel caos, in questa città che ti tiene sempre col fiato sospeso, che non ti lascia il tempo di dormire perché il crimine non dorme mai. Eppure è lì che si è fermata. Una carezza tra i capelli, occhiate attente alle ferite, la frustrazione di non poter fare qualcosa di concreto. Si mangia un pezzo dei brownies che ha preparato in mattinata, si concede qualche risata, si fa apprensiva quando quelle risate causano delle fitte. Ma anche questa volta la realtà non perdona: tutto viene interrotto in maniera brusca e si ritorna con i piedi per terra. L'angolo di pace si sgretola facilmente, così come si era creato.
Due anni fa non avrebbe mai pensato di ritrovarsi in quella situazione, seduta in quel bar a godersi un po' di falsa normalità, quando ne aveva in abbondanza e ha deciso di lasciarsela alle spalle.

sabato 3 marzo 2018

Cake Therapy


L'ultima volta che ha preparato una torta era in Spagna, tutta trafelata e in ansia perché stava per conoscere i genitori di Borja. E aveva scoperto che mettersi al lavoro, in quel modo, le era servito per rilassarsi, a distendere i nervi e prepararsi bene all'incontro che sarebbe avvenuto di lì a poche ore. Ansia che, paragonata a quelle che ha ora, è una presa in giro. I signori Raya probabilmente erano troppo impegnati a fantasticare sui nipotini che avrebbero scorrazzato per casa, dato l'annuncio che avevano appena dato. Erano già saltati allo step successivo. Quella volta le era uscita bene ed è stata anche l'ultima volta per molto tempo.

Guarda gli ingredienti che ha messo sul tavolo. Sono le due di notte, è appena rientrata dall'All In! ed è a casa da sola, come spesso succede ultimamente. Il nervosismo regna sovrano. Ha una promessa da mantenere e dato che è una ragazza di parola, si mette all'opera. Ci lavora per almeno un paio d'ore, mentre la casa si riempie di un profumo piacevole che le provoca dei ricordi un po' malinconici. Ma può mettersi a letto soddisfatta, accontentandosi di abbracciare il suo cuscino.

L'ha tagliata apposta a pezzi per non far vedere che, in realtà, una fetta l'ha tolta prima di impacchettarla, indirizzandola al Node. In Infermeria. Sfruttando MelaMarcia (eroe nazionale) come corriere personale. Non ha avvelenato nessuno. Per la seconda volta vede una torta finire in tempi record. Anche Borja era piuttosto vorace, ma tra i due c'è un abisso.

L'effetto terapeutico è finito piuttosto in fretta.
Si rimette in piedi e abbandonato Groundwater si rimette in macchina. 
Fare torte non è la soluzione a tutto. Ha ben altri modi per sfogare.

martedì 30 gennaio 2018

Bang.

Sono rientrati vivi dalla missione e già è un grande traguardo. Ma sono rientrati provati. Lei non è da meno. Da quando ha rimesso piede al Node la sua unica preoccupazione è stata solo una e i ruoli si sono invertiti, improvvisandosi infermiera, armata di disinfettante per stabilizzare la Maschera distesa sulla lettiga, grazie anche all'aiuto di Edward. Tutto il resto è stato messo in secondo piano. Non è bastato nemmeno un Lincoln in mutande a distrarla a sufficienza.

La notte l'ha passata in Infermeria. Si è allontanata solo per levarsi la suit rotta per colpa di un morso dell'ombra. Le fa male la spalla. Si è slogata, ma ha preferito che le cure venissero concesse ad altri, prima. Poi, tra una cosa e l'altra, si è tenuta il dolore ed è rimasta seduta accanto alla lettiga per tutta la notte e ha vegliato per tutta la notte.
Davanti a sé ha ancora l'immagine di quella bambina che piange, disperata.

Sai cosa vuol dire quando qualcuno viene in casa tua e inizia a sparare alla tua famiglia, improvvisamente?
No, lei non lo sa cosa significa. Ma vede come quelle ombre puntano Lich dopo che l'ha afferrata per tenerla ferma. Minaccia di sparare contro Christmas Tree, ma lei non si ferma e ben trentatré morsi colpiscono la Maschera proprio davanti ai suoi occhi. Scatta in avanti, ma in mezzo c'è Climber che le mette il DogKeeper e tutto finisce. Ma non può tentennare. Non ancora. Prima c'è un incendio da appiccare e una droga da eliminare completamente, prima che dall'altra parte del tunnel arrivino i federali. Se poi si tratta di loro.
Quando riapre gli occhi non sa bene che ore siano. Oltre alla spalla le fa male il collo e un po' la schiena. Si sente indolenzita. Subito guarda in direzione della Maschera su cui ha vegliato e poi si rimette in piedi. Uno sguardo ancora attento e piuttosto preoccupato in favore del ragazzo, poi si sposta, dirigendosi verso l'uscita dell'Infermeria. Tutto tace al Node, c'è sempre chi fa il turno di guardia, ma c'è davvero poco movimento. Recupera una tazza di caffè e scende al piano inferiore. No, questa volta non va a sparare. Si dirige verso le celle, lì dove buttano dentro i loro prigionieri e spesso è l'ultimo posto che vedono. 
Raggiunge la cella al cui interno si trova Luna, quella piccola streghetta che gliene ha fatte passare di ogni colore alla squadra. Una sola bambina è riuscita a mettere in difficoltà cinque Vigilanti e non proprio i primi incontrati per strada. Intorno al collo ha ancora il DogKeeper, ha dato l'ordine di non liberarla per nessun motivo o potrebbe nuovamente creare problemi. Sbircia all'interno della stanza mentre beve un sorso di caffè, tenendo la tazza con entrambe le mani. Al momento è completamente innocua. 
Una stretta la prende in pieno alla bocca dello stomaco.
Non appena se l'è trovata davanti non ha esitato. Ha attraversato un tunnel con delle ombre  pronte a ferirla, a mangiarla viva. Letteralmente. Quando se l'è trovata davanti non importava quanti anni avesse. Non ci ha messo molto prima di sparare il primo colpo, poi il secondo. Poi qualcosa le si è accesso nella testa. La ragione ha ripreso a lavorare, riuscendo a dominare sull'istinto che fino a quel momento è stato ciò che l'ha guidata. Non ha esitato per sparare a una bambina di dieci anni.
Ha ancora impressa quell'immagine, quel momento in cui ha realizzato di aver davanti una bambina. Improvvisamente non si è riconosciuta più.

"A volte penso a quanto sono cambiata da quando ho indossato questa maschera. Ma non lo rimpiango."
"Sì, siamo cambiati molto."
"So che se potessi tornare indietro rifarei tutto allo stesso modo."

Ma quando ha smesso di usare un briciolo di ragione?
Quando ha iniziato ad essere un mostro?
Perché è così che si sente, ora che la guarda dormire.
 

mercoledì 17 gennaio 2018

Finalmente Iris Carte ha una faccia. Faccia già conosciuta per ovvi motivi, ma finalmente la vede personalmente. E l'altra vede la sua maschera. Non c'è più un cellulare su cui scrivere e comunicarsi quello che pensano. A ripensarci le viene da sorridere soffermandosi sull'immagine della semidea che la prende per mano per raggiungere la fontana dove hanno incontrato quella voce che lo stesso giorno è entrata nelle loro menti.
Si poteva aspettare tante cose, si era fatta varie ed eventuali ipotesi sul perché di quell'incontro, su cosa avrebbe saputo, su quello che dovrebbero fare. E anche questa volta non ci ha beccato. Se non un semplice punto: dovranno lavorare insieme.

Il Monaco le informa su quello che spetta a loro e alle loro squadre. Li informa sull'importanza della collaborazione, del riuscire da entrambe le parti nel loro compito. Ma soprattutto le informa sull'importanza che loro due avranno in questa battaglia. E questo dettaglio, al momento, lo ha tenuto solo per sé.

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Rientra in casa e la prima cosa che fa è recuperare una birra e piazzarsi davanti alla vetrata dell'area living a guardare fuori dalla finestra, in attesa che Galen torni a casa. Non è solita fumare. Lo fa solo quando è nervosa. E questa è una di quelle occasioni. Guarda all'esterno, ma non sta effettivamente puntando lo sguardo su alcun dettaglio in particolare.
Non le sono mai piaciute tutte queste faccende legate al sovrannaturale, seppure in passato abbia studiato qualcosa, ma solo per necessità. Eppure ha imparato a conviverci, in tutti i sensi. Anche nelle mura di casa sua. Nuovi enti che prendono di mira la terra, la città e tocca sempre a loro rimettere insieme i pezzi.
Ma lo fa. Quando ha accettato il suo ruolo, quando ha deciso di indossare una maschera ha accettato tutto quello che comprende il pacchetto; è disposta a tutto. Ma ha ancora un po' di sano egoismo che la porta a pensare che no, lei certe cose non vuole perderle e dovrà lottare coi denti perché ciò non avvenga.

Si è mostrata vulnerabile davanti a Iris, davanti a una donna che, invece, sembra tutta d'un pezzo. Le ha detto che le piace la sua cazzutaggine, lo ha detto un po' per scherzo, ma dietro ogni battuta si nasconde una fonte di verità. Non si è vergognata a mostrarsi vulnerabile, ma del resto.. non ha nemmeno trent'anni e deve ancora farsi le ossa sotto tanti punti di vista. 
E per fortuna anche il Monaco ha usato belle parole.

Scout tu sei sopravvissuta alla morte, ai tradimenti, alla solitudine, eppure sei ancora qui, e dentro di te, c'è ancora una forza impressionante che ti spinge a salvare gli innocenti. Tu sei una guida proprio come Carter [...] Caccia tutta la tua forza perché i tuoi compagni non dovranno vacillare. Siete una luce per questa città: falla brillare Scout. Non ci sono clausole se fallite morite.

La sigaretta finisce. Abbandona il mozzicone all'interno di un posacenere lasciato in giro da Galen. Si scosta dalla finestra, si porta dietro la sua birra e raggiunge un altro angolo di quel bilocale. Ha bisogno di metabolizzare. E sicuramente di un supporto, seppure terrà per sé questa responsabilità ancora per un po'.




Partono in due, tornano in tre.