lunedì 9 aprile 2018

Waves

Quando il mondo ti sommerge, quando non sai più dov'è la linea che separa l'acqua dall'aria. Quando ti rendi conto che certe cose non saranno come prima. Quando devi accettare il cambiamento. Quando il cambiamento arriva un giorno sì e l'altro pure. Quando sei il primo a cambiare. Quando non ti riconosci quasi più. Quando ti senti scombussolato. Quando le tue certezze, i tuoi punti fermi, a un certo punto, non lo sono più.
Poi riemergi. Prendi un respiro profondo. Un respiro profondo prima di immergerti nuovamente nella quotidianità. Un respiro profondo che ti fa godere quella parvenza di normalità. Una normalità che forse non ti appartiene nemmeno più, ma che ti ostini a volere. Un respiro profondo prima che qualcuno ti carichi per buttarti nell'acqua gelida dell'oceano abbandonando la solita compostezza. Un respiro profondo prima che questo si perda altrove infinite volte. Un respiro profondo mentre ricevi comunque dei messaggi che ti riportano in città, anche solo per qualche minuto, nulla di grave. Un respiro profondo prima di guardare per l'ultima volta quel panorama e poi risalire in macchina, lasciandotelo alle spalle. Un respiro profondo perché torni alla vita che ti sei scelta. E di cui, comunque, non puoi farne a meno.
 
 
 

mercoledì 21 marzo 2018

Empty

"Sei un codardo. Potresti uccidermi e non lo fai."

Percepisce delle voci e alcune ombre che le si avvicinano, non sa esattamente cosa le stiano dicendo. Non le riconosce nemmeno, in ogni caso non avrebbe le forze di reagire. L'odore proveniente dal cassonetto penetra nelle sue narici, sulla bocca sente il sapore dell'asfalto mischiato al suo sangue che ha ricoperto la zona in cui è crollata, letteralmente. Ha ancora le gambe attaccato per miracolo. Il resto è buio interrotto solo da immagini sfuocate e voci lontane. Però lo riconosce, Jimmy, al suo fianco durante la notte. L'unico appiglio in un momento di sbando totale, dopo che se n'è andata. In cui si sente completamente vuota.

E non è colpa del sangue perso.


giovedì 15 marzo 2018

Fire.



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Home.


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Ti ho detto che ti voglio bene e che ti voglio nella mia vita.

domenica 11 marzo 2018

esse emme esse

Valencia, Marzo 2024


Quella mattina si era svegliata insieme a Borja in una camera che sta imparando a conoscere. Tutto era diverso, tranne il corpo al suo fianco, corpo contro cui va a stringersi e a scavare con la testa nell'incavo tra collo e spalla. La sera prima lui le aveva chiesto di sposarla e senza pensarci troppo aveva accettato. Avevano passato la notte a fantasticare su dove avrebbero vissuto, quanti figli avrebbero avuto, come li avrebbero chiamati.. il tutto intervallato a del buon sesso. Non era la prima volta che affrontavano argomenti simili, ma era la prima volta che lo facevano con un po' più di consapevolezza, nonostante entrambi fossero ancora molto giovani e spensierati, nonostante non avessero assolutamente idea di come le loro vite sarebbero cambiate di lì a poche settimane. Nonostante non sapessero che uno dei due non avrebbe compiuto il trentesimo compleanno.

Erano belli quei tempi in cui tutto sembrava normale. Tutto andava bene. I problemi erano altri. Sapeva di Vigilanti, di incidenti, di minacce strane che colpivano il mondo, ma lei stava in Europa, prima in Germania e poi in Spagna, continuava i suoi studi, beveva birre come se non ci fosse un domani, si godeva la vita dello studente all'estero, si innamorava sempre di più di quello spagnolo che inizialmente era solo il "coinquilino del ragazzo della festa". Tutto era molto bello. Tutto era molto felice. 

Ma un giorno ha deciso di ripartire.

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Philadelphia, Marzo 2028


Lei e Iris Carter non sono amiche. Non possono esserlo. E nemmeno vogliono.
Però sono donne che comandano uomini (e donne).
E sono donne che bevono. Ma soprattutto, sono donne.

I lupi sani e le donne sane hanno in comune talune caratteristiche psichiche: sensibilità acuta, spirito giocoso e grande devozione. Lupi e donne sono affini per natura, sono curiosi di sapere e possiedono grande forza e resistenza. Sono profondamente intuitivi e si occupano intensamente dei loro piccoli, del compagno, del gruppo. Sono esperti nell'arte di adattarsi a circostanze sempre mutevoli; sono fieramente gagliardi e molto coraggiosi. Eppure le due specie sono state entrambe sempre perseguitate.

Ha concesso a Iris di prenderle il telefono e scrivere un messaggio. Un messaggio che dice cose che mai ammetterebbe in altri momenti. Che ha tenuto per sé fino a quel momento e se non fosse stato per la grande quantità di Whisky bevuta, forse, non lo avrebbe mai fatto. Ma non è l'unico messaggio partito.


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Poche sere dopo è lei che riceve un messaggio. Si alza dal letto e si guarda intorno in quella casa vuota. Prende una sigaretta e si avvicina alla vetrata che affaccia sulla strada, osservando verso l'esterno mentre fuma nervosamente. Non una, ma tre sigarette. Una dopo l'altra. Si tiene il cellulare in mano e ogni volta che vibra lo stomaco si contorce, fino a che non si appoggia con la fronte contro il vetro, socchiudendo gli occhi. Controlla il respiro, poi torna a letto. Si sistema nella sua parte, abbraccia il cuscino e tiene il telefono lì vicino. Manco dovesse ricevere ancora qualche notizia. Manco si aspettasse una chiamata in piena notte.

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Lei ne è convinta: non vivrà sufficientemente per vedere i risultati di tutto quello per cui sta lottando. Ne ha la certezza, ma c'è chi le riporta una folata di ottimismo in quel mondo pieno di cinismo che la circonda. Uno spiraglio per un nuovo angolo di pace in tutto quel caos, in questa città che ti tiene sempre col fiato sospeso, che non ti lascia il tempo di dormire perché il crimine non dorme mai. Eppure è lì che si è fermata. Una carezza tra i capelli, occhiate attente alle ferite, la frustrazione di non poter fare qualcosa di concreto. Si mangia un pezzo dei brownies che ha preparato in mattinata, si concede qualche risata, si fa apprensiva quando quelle risate causano delle fitte. Ma anche questa volta la realtà non perdona: tutto viene interrotto in maniera brusca e si ritorna con i piedi per terra. L'angolo di pace si sgretola facilmente, così come si era creato.
Due anni fa non avrebbe mai pensato di ritrovarsi in quella situazione, seduta in quel bar a godersi un po' di falsa normalità, quando ne aveva in abbondanza e ha deciso di lasciarsela alle spalle.

sabato 3 marzo 2018

Cake Therapy


L'ultima volta che ha preparato una torta era in Spagna, tutta trafelata e in ansia perché stava per conoscere i genitori di Borja. E aveva scoperto che mettersi al lavoro, in quel modo, le era servito per rilassarsi, a distendere i nervi e prepararsi bene all'incontro che sarebbe avvenuto di lì a poche ore. Ansia che, paragonata a quelle che ha ora, è una presa in giro. I signori Raya probabilmente erano troppo impegnati a fantasticare sui nipotini che avrebbero scorrazzato per casa, dato l'annuncio che avevano appena dato. Erano già saltati allo step successivo. Quella volta le era uscita bene ed è stata anche l'ultima volta per molto tempo.

Guarda gli ingredienti che ha messo sul tavolo. Sono le due di notte, è appena rientrata dall'All In! ed è a casa da sola, come spesso succede ultimamente. Il nervosismo regna sovrano. Ha una promessa da mantenere e dato che è una ragazza di parola, si mette all'opera. Ci lavora per almeno un paio d'ore, mentre la casa si riempie di un profumo piacevole che le provoca dei ricordi un po' malinconici. Ma può mettersi a letto soddisfatta, accontentandosi di abbracciare il suo cuscino.

L'ha tagliata apposta a pezzi per non far vedere che, in realtà, una fetta l'ha tolta prima di impacchettarla, indirizzandola al Node. In Infermeria. Sfruttando MelaMarcia (eroe nazionale) come corriere personale. Non ha avvelenato nessuno. Per la seconda volta vede una torta finire in tempi record. Anche Borja era piuttosto vorace, ma tra i due c'è un abisso.

L'effetto terapeutico è finito piuttosto in fretta.
Si rimette in piedi e abbandonato Groundwater si rimette in macchina. 
Fare torte non è la soluzione a tutto. Ha ben altri modi per sfogare.

mercoledì 28 febbraio 2018

Wildflowers.

Ha un sorriso appena accennato quando James le regala quella margherita, così come quando Zoe le chiede se gli occhialini le servono per far scena, o perché ha problemi di vista. Indossa la Suit con tutte le armi del caso mentre quella bambina le pone tutte quelle domande e le suggerisce di cambiare le ventose, o di usare occhialini da piscina quando le dice che sono scomodi quando piove.

Ha una faccia apparentemente riposata, finalmente ha dormito, ma non come avrebbe voluto. Non ha la testa libera, non come vorrebbe. Non come ce l'aveva un paio di anni prima, appena rientrata dal suo anno all'estero, quando ha incontrato Jordan per la prima volta insieme al suo cane. Non come quando aveva ricevuto una foto di stivali da cowboy dopo aver conosciuto Nicholas. Nemmeno quando aveva iniziato il suo lavoro al Doubter. E ora se li è ritrovati tutti davanti, a distanza di pochi giorni. Un Jordan ancora sorridente e con il suo ego smisurato, così come Nicholas sempre verde e con quegli stivali addosso.

Ha la faccia stanca, invece, quando raggiunge Martin sulla lettiga dell'infermeria, imbestialita per l'ultimo comunicato visto in rete, perché l'istinto texano le suggerisce di rispondere, ma c'è una squadra pronta a tenerla coi piedi per terra. Ha la faccia stanca quando incontra Hilke a cui deve tenere nascoste alcune cose, ma con cui beve un caffè accompagnato da chiacchiere e pensieri vicini, oltre ai rispettivi locali. Ha la faccia stanca quando Andre fa visita al suo locale, ma le strappa un sorriso divertito e un momento di spensieratezza quando si fionda con piacere sulla torta che gli ha portato. Ha la faccia tremendamente stanca quando sente quella confessione di Clem alla sua domanda, risposta che le fa attorcigliare lo stomaco, ma che si impone di controllare perché è il Leader di una squadra. E ha la faccia stanca -anche se nascosta- quando un paio di sere dopo deve trasportare due metri di shell in un luogo riparato in attesa di rinforzi, dopo che hanno messo ko i rispettivi avversari. Ha la faccia stanca e combattuta quando scrive quel messaggio di scuse a Jackson. Ha la faccia stanca quando beve Whisky a cui pian piano si sta abituando ed altrettanto stanca quando poche ore dopo abbandona il letto per seguire Galen.

Rimane seduta a guardare quella margherita che le è stata regalata. Se la rigira tra i polpastrelli del pollice e dell'indice. Fisicamente è intera. L'apparenza è importante, soprattutto quando indossa quella maschera. Si irrigidisce quando Iris Carter le posa la mano sulla spalla, tacitamente la ringrazia quando la sposta. Rimane ad osservarla quando prende in braccio suo figlio nonostante il dolore che provi nei movimenti. Sorride a Zoe quando la saluta con un "Ciao donna che comanda tanti uomini". Non hanno parlato molto, ma si è sentita compresa e non è qualcosa che può dare per scontato.
Devi trovare qualcuno con cui puoi permetterti di essere stanca, qualche volta. E non voglio credere che combattere sia l'unica ragione che ci resta per vivere. 
 

Partono in due, tornano in tre.