sabato 2 giugno 2018

It's time.


"Scatta una foto. Sì, proprio adesso!"



Ce l'ha stampato in testa quel momento. Oltre che sulla memoria del proprio cellulare. Un momento esatto. Ben preciso. Che ha il suono di quella canzone che sta cantando sbagliando le parole e senza nemmeno essere troppo intonata. Ha il suono della risata di Aaron che dal sedile del passeggero la guarda e ride, ma non le dice nulla. Ha il profumo del bagnoschiuma di quel motel che proviene dai corpi di entrambi. E ha il profumo della cena che si sono concessi -finalmente- ieri sera. Ha il sapore del Texas. Di casa. Ha la forma di due capelli da cowboy lasciati sui sedili posteriori. E di quel toro meccanico che hanno cavalcato. Ha la sensazione dello stomaco pieno dopo la mega mangiata e in vista della colazione on the road di quella mattina. Ha i colori di quella giornata appena iniziata. E di Philadelphia a qualche chilometro di distanza, davanti a loro. Ha l'essenza di qualcosa di semplice e genuino. Tutto raggruppato in un solo momento. Ed è felice.

Non c'è un vero motivo per essere felice. Lo è e basta. Non perché sta cantando senza sapere le parole. Non perché sta sognando dei pan cakes per colazione. Non perché è con Aaron. Non per la serata e per aver vinto la scommessa sul toro meccanico. Lo è. Un breve momento di genuina spensieratezza. Spensieratezza che scompare il secondo dopo. La consapevolezza che torna a pesare e schiacciare tutto il resto.




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"Finiremo col farci male, in qualche modo."
"Quasi sicuramente. Ma a me il rischio va di correrlo. A te?"

giovedì 24 maggio 2018

Rewind.

Un caffè dopo pranzo. Una mattina al Devil's a mostrare che l'All In! esiste ancora e che non basterà un pizzo non pagato per far crollare tutto. Un passo indietro. L'ennesimo. Un bacio sulla porta. Un messaggio della sera precedente letto e a cui risponderà dopo. Una colazione in cima a un edificio del city center. Una notte passata su un letto improvvisato dopo un "megalomane" e un "banale" come commenti iniziali. Uno spuntino notturno con dei dolci di scusa. Una giornata lunga tra il Node e quel banchetto al Devil's. Due vite che non si sa per quanto potrà continuare a condurre su due binari apparentemente paralleli. Una fascia elastica levata. Una notte insonne ad accarezzare un gattino con tre gambe, che nemmeno è suo, e il pensiero che forse un gatto potrebbe anche prenderselo. Un'altra giornata lunghissima in cui ha lasciato il banchetto a Thomas e Rae, concentrandosi al Node per farsi sistemare la spalla da Owen e chiacchierare con lui. Voler più volte bussare alla porta di una camera al Node, o lasciarci un messaggio.. e non farlo. Un caffè al volo. Un risveglio nel proprio letto con una figura ormai familiare. Un aiuto a lavarsi i capelli e la bellezza di un gesto tanto semplice. Aaron che entra in casa sua. Un messaggio che contiene una bugia. Lei che con un balzo si allontana. La testa di Nuke contro la canna della sua pistola. "Coraggio, uccidimi". Quel Cyber Arm che la colpisce sulla spalla, lussandola. L'ingaggio. Nuke che la invita a seguirla in centrale. Il pensiero della Sand che si rifà vivido. Un messaggio con una foto di una bambina appena nata e dire, involontariamente, il proprio nome a Iris Carter. L'uscita di ronda senza compagni, perché rimane in zona. Una cena al Node in compagnia del suo fidato compagno MelaMarcia di fronte ai video di sorveglianza della zona. Una giornata a cercare un modo per capire dove sbattere la testa. Pensare a Guerrero. Un taxi di prima mattina e vedere le macchie della salsa cucinata la sera precedente. Guardarsi allo specchio e vedere che le occhiaie ormai sono un ornamento fisso. Risvegliarsi ancora tra i piani alti del City Center dopo una nottata a base di nachos, pioggia e bei panorami. Un giro nella Desert per rispondere a un invito e una stretta allo stomaco che non si capisce bene il perché ci sia. O forse far finta di non sapere il perché.

I pensieri si fermano.
Il cellulare squilla.
Mum.
Non risponde.

sabato 19 maggio 2018

Quel che rimane.

L'esplosione ha fatto saltare per aria principalmente la parte centrale del locale, facendo crollare il soppalco e tutto ciò che c'era sopra, distruggendo parte del bancone e facendo cascare a terra tutte le bottiglie di alcolici e non sistemate su diverse mensole fisse alla parete. Lo specchio della parete di fronte è completamente andato in frantumi. Il tavolo da biliardo è spezzato in due oltre ad essere annerito, così come quel che rimane dei tavolini, degli sgabelli e del resto dei detriti che si trovano lì dentro. Le vetrate accanto all'ingresso sono esplose a loro volta. Il pavimento è coperto da legno e vetro, più un bel mix appiccicoso di tutti i liquidi che si sono riversati per terra. La macchina del caffè, la sua grande gioia, sembra funzionante per puro miracolo, ma è segnata e ammaccata. Non si è salvato nulla. 

Ed è una strana sensazione rientrare in quel posto, dove l'odore di bruciato la fa ancora da padrone. Dopo diversi giorni si è decisa a far ritorno in quel luogo, dopo che i primi lavori sono stati avviati e la maggior parte dei detriti è stata portata via. Sul pavimento rimangono ancora dei pezzi di vetro qua e là, un paio di tavolini sono sopravvissuti e saranno utilizzati per la fiera al Devil's, così come la macchina del caffè. Non c'è nessuno all'interno di quel locale, non c'è Thomas sempre sorridente dietro il bancone, o Rae in continuo movimento tra i tavoli e su e giù per le scale. Quasi le sembra lontanissima quella sera in cui ha fatto vedere il locale a Galen per la prima volta, con l'entusiasmo di una bambina di cinque anni a cui è appena stato fatto un regalo bellissimo. Anche quella volta il locale era sommerso nel caos, ma era un caos su cui si sarebbe costruito qualcosa. Questo è un caos dovuto alla distruzione. 
Si sposta dall'ingresso, ricordandosi improvvisamente qualcosa. Osserva un punto fisso sul pavimento, lì dove ha visto Aaron steso a terra in una pozza di sangue. Una stretta allo stomaco la attanaglia e le mani si stringono a pugno, incapaci di sanare quel nervosismo che sente forte ogni volta che il pensiero vola a quanto successo. Non ha potuto fare nulla. Era l'inizio di un nuovo giorno dopo una notte piacevole e tutto doveva continuare in quel modo. Ma no. Qualcuno è finito in mezzo a quel suo non voler chinare la testa di fronte a chi le ha chiesto di farlo. 
Raggiunge il bancone. O meglio. Quel che ne resta. Tira fuori dalla propria borsa una bottiglia di Whiskey e non c'è nemmeno un bicchiere. Quindi beve direttamente dal vetro. Qualcuno le ha attaccato quella strana abitudine di berlo che, a pensarci, nemmeno le piace. Ma accompagna quei pensieri colmi di rabbia in ciò che rimane di un sogno che non era solo suo. Perché l'All In! era un sogno fatto insieme a qualcun'altro e che si era promessa di portare avanti.

Recupera il cellulare e senza pensarci troppo manda un messaggio e ci rimane stupita quando poco dopo non si trova più da sola in quel locale. Forse non è stata una scelta saggia, ma almeno quella bottiglia è finita non solo per merito suo e per diversi momenti si è dimenticata del mondo circostante. Ma è proprio il mondo ad averla rimessa coi piedi per terra. Una chiamata d'urgenza in piena notte. Riguarda James e allora non ci sono scuse che reggono. Non dovrebbe guidare con tutto quell'alcol in corpo, ma lo fa. E qualche giorno dopo è a casa sua con un gattino con tre zampe che le gironzola in giro, solo in maniera temporanea. Ma forse ci si potrebbe abituare.

venerdì 11 maggio 2018

City Lights


Si è innamorata di questa visuale non appena ha messo piede in quell'appartamento. La città le sembra così bella, tranquilla. Un altro posto. Sarà l'altezza che la allontana dalla strada, dai veri problemi; la zona decisamente più agiata rispetto quella in cui spende la maggior parte del proprio tempo; le luci che di notte rendono qualsiasi posto più affascinante.. ma le piace. E continua a guardare fuori da quelle vetrate, ora in un momento diverso, dalle luci della notte, alle prime luci del mattino, con la luce soffusa che precede l'alba di un nuovo giorno. Quell'immagine la rapisce. Odi et amo. Un amore insensato che la spinge a fare quello che fa quotidianamente, a indossare la maschera contro chi semina odio e paura. Contro chi se ne approfitta. Accumula cicatrici che è sempre più difficile nascondere fa finta di non vederne altre. Ha fatto un passo indietro a chi le prometteva presenza e stabilità, ha avuto paura. Ha fatto quel passo indietro per puro egoismo. Un egoismo che si ripete la fa star bene, almeno per il momento. Respira ancora il profumo di quei sali che si sono mescolati ai loro corpi e alle lenzuola; respira quell'attimo di pace prima di sciogliere quell'abbraccio e tirarsi su e andare alla ricerca del proprio cellulare. E nonostante i piani che la separano dalla strada, si sente catapultata per terra. Corre. Non nasconde la preoccupazione. "Devo andare". Un bacio e viene di nuovo attirata. Ma non c'è tempo, ne ha perso già abbastanza. E si ritrova in una zona diversa della città, completamente. Da una casa perfetta a una improvvisata. Da una situazione di benessere, alla disperazione. Non c'è molto da dire. Prova a placare quel che può silenziosamente, con la sua presenza e quell'abbraccio che in ventiquattro anni non è mai venuto meno.

lunedì 30 aprile 2018

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Non dorme. Ci ha provato, ma non le riesce. Resta con la schiena contro il materasso a fissare il soffitto di quell'appartamento nuovo, le ombre proiettate dalle vetrate che si estendono su una delle pareti, quella alle spalle del letto. La mano sinistra le fa un po' male. Gliel'hanno fasciata e bendata di fretta prima che si occupasse di altro. E poi non si è fatta curare. C'era chi aveva più bisogno di lei. Chi si è preso un colpo al posto suo, spostandola di peso, allontanandola. Se l'è cavata con un taglio alla mano. 

Erano circondati. Non avevano vie d'uscita. Erano loro tre contro innumerevoli altri Vigilanti che per qualche motivo ancora sconosciuto hanno deciso di incastrarli. Si è resa conto che non c'erano vie di fuga e non lo ha detto agli altri due. Ha portato due persone a morire con lei. Una che si è appena affidata a loro, l'altro è la persona che si è promessa di proteggere, per quanto possibile. Perché, ammettiamolo, come si può difendere qualcuno che ha deciso di intraprendere la tua stessa vita? 
Si stropiccia gli occhi e poi la mano sale tra i capelli, spostandoli appena indietro prima di voltarsi. Non è da sola. Si muove piano per evitare di svegliarlo. Intera è tornata intera e poi hanno svuotato quella bottiglia che ora giace abbandonata su uno dei due comodini. Ha pensato anche a lui in quel momento. In cui pensava di essere spacciata. Gli aveva detto che sarebbe tornata intera. Quella bottiglia sarebbe rimasta piena e non sarebbero di nuovo lì, non potrebbe riavvicinarsi a lui come sta facendo in questo momento. 
Non gli deve nessuna spiegazione. Sa già quello che le succede e non deve mentire in alcun modo. Può essere se stessa.

Ha sempre odiato mentire. E infatti non lo fa; omette alcuni dettagli.
In quel nano secondo che è durato una eternità, in quel momento in cui ha pensato di essere morta ha pensato anche a chi vorrebbe dire tutto, liberandosi di un peso enorme, mostrandosi per quello che è veramente. Ma che non può fare. E ha paura di fare. Però lo raggiunge. Trova un momento per staccarsi e presentarsi lì, senza avvisare. Una toccata e fuga, ma di quelle che dopo una notte simile non possono altro che far bene.

E poi c'è stato lui. Un insieme di emozioni che le hanno attanagliato lo stomaco. Il sol pensiero le toglie il fiato e sta seguendo il consiglio di chi, abbracciandola, le ha detto di buttarsi con la testa su altro, di tenersi impegnata. E lo sta facendo. Ma proprio lì, nel momento in cui si è resa conto che Judith sarebbe stata probabilmente la sua ultima avversaria, dopo aver visto il fratello ferito per salvarla, è tornato. 

Si stringe di più a chi ha accanto. Si concede quel gesto e chiude gli occhi. Ci prova.
Ma continua a pensare, questa volta arrovellandosi su cosa hanno scoperto quella sera, sui prossimi passi e sul viaggio imminente per New York.

Ha un messaggio da mandare.
Non si sa se lo manderà.

mercoledì 18 aprile 2018

The Vianello's.


"Hai intenzione di passare la notte in questo modo?"
"Se non hai idee migliori"

Partono in due, tornano in tre.