martedì 7 agosto 2018

Memory Lane

Quando Jerome parla di ricordi e pone quella domanda a Brendan, il telepate non è l'unico a irrigidirsi. Lei lo fa vedere meno e si nasconde dietro quei semplici gesti nei confronti dell'uomo per rilassare anche se stessa. Smorza il discorso con riferimenti a Robin Hood e alla sua calzamaglia, o a come sia stanca di essere scambiata per una ladra e che sono proprio i ladri a rovinarle la reputazione. 
Ma quando Jerome se ne va e li lascia soli, si sente finalmente libera di lasciarsi andare. Rimane accanto all'uomo, poggia la testa sulla sua spalla e lo sguardo si punta su quelle lapidi.

"Ti va di rimanere un po' qui prima di andare?"
"Certo. Mi va."

E così passano diversi minuti di silenzio.
Molti nomi, su quelle lapidi, li conosce. Di alcuni conosce solo la Maschera, di altri conosce anche l'uomo o la donna, le loro storie. Con alcuni ha condiviso molto. Con altri un po' meno. Con tutti ha condiviso l'ideale di liberare la Terra. Di salvarla. Ad alcuni ha provato a salvar la vita, altri l'hanno accompagnata in diverse battaglie. Con alcuni ci si beveva una birra dopo qualche ronda. Ad altri stringeva la mano prima che ogni forza venisse meno. Ha chiuso gli occhi a poche persone, alcune sconosciute. 
Poteva esserci anche il suo nome su quelle lapidi. Ma qualcuno l'ha portata via da quel campo di battaglia e un altro l'ha tenuta nel mondo dei vivi, rimettendola in piedi. Poteva morire e lasciare che qualcuno ricordasse il suo nome, che altri lo leggessero anche quando le persone conosciute sarebbero venute a mancare e ogni traccia del suo passaggio sulla terra fosse definitivamente scomparso.
Ma è ancora lì.
Viva.
Almeno esteriormente.
Solleva la testa dalla spalla di Brendan e come da accordi si alza per rientrare. Camminando verso la propria macchina sbircia in direzione del telepate, ma parla poco. Dice di andare a casa, un congedo classico e poi raggiunge il Node, uscendo poco dopo come Scout.

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Il sole è già sorto quando rientra effettivamente a casa. Non si regge sulle gambe dalla stanchezza e porta con sé qualche livido. Raggiunto il letto, prima di chiudere gli occhi, l'ultima cosa che vede è un peluche appoggiato su una mensola che guarda verso l'esterno della vetrata, sorvegliando la città. 
Sorride.

domenica 17 giugno 2018

Happy Birthday

Il tempo di lasciare a MelaMarcia il compito di spammare quel comunicato sulla rete ed è uscita, ha un appuntamento. Raggiunge Sun in un locale di dubbio gusto, un locale già frequentato altre volte, ma è la compagnia diversa.
Whiskey scadente. Odore di fumo. Facce più o meno note, alcune brutte, altre ancora peggio. Tavoli da biliardo, il suono delle palle che si scontrano tra loro dopo il colpo con la stecca. Chiacchiere e semplici confessioni con chi non ne ha mai fatte. 

«È il mio compleanno, offro io»
«Devi essere proprio disperata per passarlo qui con me»
«Già, direi proprio di sì»

Poche settimane ed è cambiato qualcosa. Una nuova consapevolezza. Rendersi conto che quella tanto agognata normalità, probabilmente, non è più la sua. È altro. Lo ha sempre saputo, ma ha provato a lasciar correre. Passare serate in cima alla città e ritrovarsi poi in un bagno di un locale squallido con uno sconosciuto di cui si è già dimenticata il nome, o forse non lo ha nemmeno ascoltato veramente. Gestire un locale sulla South Street, un locale che è la realizzazione di un sogno e poi vederlo saltare per aria, perché c'è una guerra. C'è qualcosa per cui si sta combattendo. E non sapere se riaprirlo. Passeggiate nel City Center e poi passare sotto terra accanto a un compagno ferito. Serate di pura baldoria e poi indossare una maschera e far baldoria a suon di colpi di pistola. Avere cicatrici sul corpo che non possono essere spiegate. 

La normalità è altro. È star seduta sul tavolo della Sala Briefing con i suoi compagni davanti. Parlare di quello che succede. È Lexi che racconta come ha scoperto la crescita dei suoi poteri, Devon che è "l'ultimo arrivato" e già si mette a disposizione con nuove idee. È Lia che passa parte del suo tempo a rattoppare i compagni, così come Owen che le manda messaggi per dichiarare le sue intenzioni. E lei è d'accordo, adesso. È mangiare una fetta di torta con Martin e spalmargliela in faccia, divertendosi poi insieme nella MARV. È Jimmy che ha accettato di essere il suo braccio destro. Lo è sempre stato, ma in un momento in cui molti se ne sono andati, lui è rimasto. È anche Joel, che è tornato ed è più taciturno del solito. È avere un ideale comune, essere fianco a fianco contro la criminalità e pararsi il culo quando anche i federali ti stanno col fiato sul collo. È avere cicatrici sul corpo e non dover spiegare nulla, perché altri c'erano, hanno rimesso insieme i pezzi. Ti hanno salvato la vita. È questa la vita che ha scelto.

Tutto il resto sembra aver perso d'importanza. 
E quando rientra a casa, all'alba, praticamente barcollando e sotto completo effetto dell'alcol bevuto, vede quella cornice. Una foto di tre anni prima. Quella foto con facce di persone che non ci sono più, o che sono disperse in chissà quali parti del mondo. E poi altre foto più piccole degli ultimi anni. La più recente di un paio di settimane prima. Le prende tutte e le strappa. Tanti pezzi che vengono gettati nel cestino e poi si lascia il mondo alle spalle, crollando a letto.


Un nuovo messaggio.
Mum.

"Buon compleanno, tesoro".

sabato 2 giugno 2018

It's time.


"Scatta una foto. Sì, proprio adesso!"



Ce l'ha stampato in testa quel momento. Oltre che sulla memoria del proprio cellulare. Un momento esatto. Ben preciso. Che ha il suono di quella canzone che sta cantando sbagliando le parole e senza nemmeno essere troppo intonata. Ha il suono della risata di Aaron che dal sedile del passeggero la guarda e ride, ma non le dice nulla. Ha il profumo del bagnoschiuma di quel motel che proviene dai corpi di entrambi. E ha il profumo della cena che si sono concessi -finalmente- ieri sera. Ha il sapore del Texas. Di casa. Ha la forma di due capelli da cowboy lasciati sui sedili posteriori. E di quel toro meccanico che hanno cavalcato. Ha la sensazione dello stomaco pieno dopo la mega mangiata e in vista della colazione on the road di quella mattina. Ha i colori di quella giornata appena iniziata. E di Philadelphia a qualche chilometro di distanza, davanti a loro. Ha l'essenza di qualcosa di semplice e genuino. Tutto raggruppato in un solo momento. Ed è felice.

Non c'è un vero motivo per essere felice. Lo è e basta. Non perché sta cantando senza sapere le parole. Non perché sta sognando dei pan cakes per colazione. Non perché è con Aaron. Non per la serata e per aver vinto la scommessa sul toro meccanico. Lo è. Un breve momento di genuina spensieratezza. Spensieratezza che scompare il secondo dopo. La consapevolezza che torna a pesare e schiacciare tutto il resto.




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"Finiremo col farci male, in qualche modo."
"Quasi sicuramente. Ma a me il rischio va di correrlo. A te?"

giovedì 24 maggio 2018

Rewind.

Un caffè dopo pranzo. Una mattina al Devil's a mostrare che l'All In! esiste ancora e che non basterà un pizzo non pagato per far crollare tutto. Un passo indietro. L'ennesimo. Un bacio sulla porta. Un messaggio della sera precedente letto e a cui risponderà dopo. Una colazione in cima a un edificio del city center. Una notte passata su un letto improvvisato dopo un "megalomane" e un "banale" come commenti iniziali. Uno spuntino notturno con dei dolci di scusa. Una giornata lunga tra il Node e quel banchetto al Devil's. Due vite che non si sa per quanto potrà continuare a condurre su due binari apparentemente paralleli. Una fascia elastica levata. Una notte insonne ad accarezzare un gattino con tre gambe, che nemmeno è suo, e il pensiero che forse un gatto potrebbe anche prenderselo. Un'altra giornata lunghissima in cui ha lasciato il banchetto a Thomas e Rae, concentrandosi al Node per farsi sistemare la spalla da Owen e chiacchierare con lui. Voler più volte bussare alla porta di una camera al Node, o lasciarci un messaggio.. e non farlo. Un caffè al volo. Un risveglio nel proprio letto con una figura ormai familiare. Un aiuto a lavarsi i capelli e la bellezza di un gesto tanto semplice. Aaron che entra in casa sua. Un messaggio che contiene una bugia. Lei che con un balzo si allontana. La testa di Nuke contro la canna della sua pistola. "Coraggio, uccidimi". Quel Cyber Arm che la colpisce sulla spalla, lussandola. L'ingaggio. Nuke che la invita a seguirla in centrale. Il pensiero della Sand che si rifà vivido. Un messaggio con una foto di una bambina appena nata e dire, involontariamente, il proprio nome a Iris Carter. L'uscita di ronda senza compagni, perché rimane in zona. Una cena al Node in compagnia del suo fidato compagno MelaMarcia di fronte ai video di sorveglianza della zona. Una giornata a cercare un modo per capire dove sbattere la testa. Pensare a Guerrero. Un taxi di prima mattina e vedere le macchie della salsa cucinata la sera precedente. Guardarsi allo specchio e vedere che le occhiaie ormai sono un ornamento fisso. Risvegliarsi ancora tra i piani alti del City Center dopo una nottata a base di nachos, pioggia e bei panorami. Un giro nella Desert per rispondere a un invito e una stretta allo stomaco che non si capisce bene il perché ci sia. O forse far finta di non sapere il perché.

I pensieri si fermano.
Il cellulare squilla.
Mum.
Non risponde.

sabato 19 maggio 2018

Quel che rimane.

L'esplosione ha fatto saltare per aria principalmente la parte centrale del locale, facendo crollare il soppalco e tutto ciò che c'era sopra, distruggendo parte del bancone e facendo cascare a terra tutte le bottiglie di alcolici e non sistemate su diverse mensole fisse alla parete. Lo specchio della parete di fronte è completamente andato in frantumi. Il tavolo da biliardo è spezzato in due oltre ad essere annerito, così come quel che rimane dei tavolini, degli sgabelli e del resto dei detriti che si trovano lì dentro. Le vetrate accanto all'ingresso sono esplose a loro volta. Il pavimento è coperto da legno e vetro, più un bel mix appiccicoso di tutti i liquidi che si sono riversati per terra. La macchina del caffè, la sua grande gioia, sembra funzionante per puro miracolo, ma è segnata e ammaccata. Non si è salvato nulla. 

Ed è una strana sensazione rientrare in quel posto, dove l'odore di bruciato la fa ancora da padrone. Dopo diversi giorni si è decisa a far ritorno in quel luogo, dopo che i primi lavori sono stati avviati e la maggior parte dei detriti è stata portata via. Sul pavimento rimangono ancora dei pezzi di vetro qua e là, un paio di tavolini sono sopravvissuti e saranno utilizzati per la fiera al Devil's, così come la macchina del caffè. Non c'è nessuno all'interno di quel locale, non c'è Thomas sempre sorridente dietro il bancone, o Rae in continuo movimento tra i tavoli e su e giù per le scale. Quasi le sembra lontanissima quella sera in cui ha fatto vedere il locale a Galen per la prima volta, con l'entusiasmo di una bambina di cinque anni a cui è appena stato fatto un regalo bellissimo. Anche quella volta il locale era sommerso nel caos, ma era un caos su cui si sarebbe costruito qualcosa. Questo è un caos dovuto alla distruzione. 
Si sposta dall'ingresso, ricordandosi improvvisamente qualcosa. Osserva un punto fisso sul pavimento, lì dove ha visto Aaron steso a terra in una pozza di sangue. Una stretta allo stomaco la attanaglia e le mani si stringono a pugno, incapaci di sanare quel nervosismo che sente forte ogni volta che il pensiero vola a quanto successo. Non ha potuto fare nulla. Era l'inizio di un nuovo giorno dopo una notte piacevole e tutto doveva continuare in quel modo. Ma no. Qualcuno è finito in mezzo a quel suo non voler chinare la testa di fronte a chi le ha chiesto di farlo. 
Raggiunge il bancone. O meglio. Quel che ne resta. Tira fuori dalla propria borsa una bottiglia di Whiskey e non c'è nemmeno un bicchiere. Quindi beve direttamente dal vetro. Qualcuno le ha attaccato quella strana abitudine di berlo che, a pensarci, nemmeno le piace. Ma accompagna quei pensieri colmi di rabbia in ciò che rimane di un sogno che non era solo suo. Perché l'All In! era un sogno fatto insieme a qualcun'altro e che si era promessa di portare avanti.

Recupera il cellulare e senza pensarci troppo manda un messaggio e ci rimane stupita quando poco dopo non si trova più da sola in quel locale. Forse non è stata una scelta saggia, ma almeno quella bottiglia è finita non solo per merito suo e per diversi momenti si è dimenticata del mondo circostante. Ma è proprio il mondo ad averla rimessa coi piedi per terra. Una chiamata d'urgenza in piena notte. Riguarda James e allora non ci sono scuse che reggono. Non dovrebbe guidare con tutto quell'alcol in corpo, ma lo fa. E qualche giorno dopo è a casa sua con un gattino con tre zampe che le gironzola in giro, solo in maniera temporanea. Ma forse ci si potrebbe abituare.

venerdì 11 maggio 2018

City Lights


Si è innamorata di questa visuale non appena ha messo piede in quell'appartamento. La città le sembra così bella, tranquilla. Un altro posto. Sarà l'altezza che la allontana dalla strada, dai veri problemi; la zona decisamente più agiata rispetto quella in cui spende la maggior parte del proprio tempo; le luci che di notte rendono qualsiasi posto più affascinante.. ma le piace. E continua a guardare fuori da quelle vetrate, ora in un momento diverso, dalle luci della notte, alle prime luci del mattino, con la luce soffusa che precede l'alba di un nuovo giorno. Quell'immagine la rapisce. Odi et amo. Un amore insensato che la spinge a fare quello che fa quotidianamente, a indossare la maschera contro chi semina odio e paura. Contro chi se ne approfitta. Accumula cicatrici che è sempre più difficile nascondere fa finta di non vederne altre. Ha fatto un passo indietro a chi le prometteva presenza e stabilità, ha avuto paura. Ha fatto quel passo indietro per puro egoismo. Un egoismo che si ripete la fa star bene, almeno per il momento. Respira ancora il profumo di quei sali che si sono mescolati ai loro corpi e alle lenzuola; respira quell'attimo di pace prima di sciogliere quell'abbraccio e tirarsi su e andare alla ricerca del proprio cellulare. E nonostante i piani che la separano dalla strada, si sente catapultata per terra. Corre. Non nasconde la preoccupazione. "Devo andare". Un bacio e viene di nuovo attirata. Ma non c'è tempo, ne ha perso già abbastanza. E si ritrova in una zona diversa della città, completamente. Da una casa perfetta a una improvvisata. Da una situazione di benessere, alla disperazione. Non c'è molto da dire. Prova a placare quel che può silenziosamente, con la sua presenza e quell'abbraccio che in ventiquattro anni non è mai venuto meno.

Partono in due, tornano in tre.