Guardalo, è tutto tondo. Un tondo perfetto.
Lo chiamerò Giotto.
Lo chiamerò Giotto.
“Ci pensi mai a cosa farai quando tutto sarà finito?”
Non siamo a Philadelphia. Nella casa ci sono diverse foto in giro per Houston in cui compaiono lei e Brendan insieme a Iris e Max e una combriccola di bambini, tra cui un paio di testoline ricce. Sono stati a Houston, ne hanno parlato tante volte e lo hanno fatto. Quella era la volta in cui il più piccolo, che sta iniziando a parlare, al passaggio di qualche federale ha pronunciato -scandendo bene le parole- "Force Merda", mentre l'altra mimava due pistole con le mani per sparare a caso su qualche passante dall'espressione losca. Sì, sono riusciti ad andare a Houston. Così come sono riusciti a prendere quella casa un po' fuori dal mondo, in un paese sperduto tra le montagne dell'America del Nord. Un risveglio causato dall'assalto dei due figli, attenti però alla pancia della mamma, una bella pancia da sesto mese di gravidanza. E se ne sta a letto insieme agli altri due che cercano di parlare al fratellino e a dettare le regole sui giochi, la televisione e tante altre cose, mentre si lascia carezzare da Brendan che lascia qualche suggerimento ai figli sulle regole per il futuro Scott.Se la vede davanti agli occhi quell'immagine, un'immagine tanto nitida quanto estranea. Sembra la scena perfetta di un film di cui non è la protagonista, uno di quei film che si vedono al cinema, una finzione che mai sarà possibile. Ma c'è qualcosa che le frulla dentro. L'idea che, forse, potrebbe essere la volta buona in cui si fa letteralmente fregare. La volta buona in cui, forse, ha il coraggio di fare quel passo in avanti verso l'ignoto. Sfiora il pizzetto del telepate, tocchi sempre molto leggeri. Lo guarda e quella prospettiva, decisamente meno romanzata e più realistica, non le sembra poi così assurda.
"Non ti ho chiamato prima, vero?""No, è la prima volta.""Cosa?""Che mi chiami.""Ah, meno male"
"Ti hanno curato?""Sì, anche se non ricordo per cosa""Vabbè, hai chiesto per quanto ne hai?""Ho che cosa?""Per quanto devi star in Infermeria.""Ah! Non lo so""Bé, fammi sapere quando sai qualcosa.""Di che cosa""Di quando puoi uscire""Ma perché?"
"Me lo ricordo che ti amo, però""Sei un ruffiano ti prima categoria, Scott.""Chi è Scott?"
Ed è successo di nuovo. Dopo mesi. Dopo mesi in cui ha pensato a se stessa. Solo a se stessa. Ha sentito le farfalle nello stomaco e subito si è messa i bastoni tra le ruote. Li ha messi pure a lui. Una bevuta. Poi un giro al parco. Poi un'altra bevuta. Tanti messaggi. Messaggi che diventano quotidiani. Una certezza. Una chiacchierata. Poi un'altra. E un'altra ancora. E le stelle sul tetto di un edificio diroccato. I primi movimenti impacciati. I primi contatti. E poi quella sensazione piacevole. Sapere di avere un punto di riferimento. Un motivo in più. Un angolo di pace. Un nuovo angolo di pace. E poi il primo bacio. Un altro. Le notti passate a dormire insieme. Un passo in avanti e tre indietro. Una paura costante. Ma anche il desiderio di lanciarsi. Poco alla volta. E poi il resto viene da sé. Una presenza fissa. Volersi vedere. Ritagliarsi dei momenti. Baci rubati. Giri in moto. Star bene. E il resto poco conta. Nonostante sia a pezzi. Ma si sente stranamente viva.
- Sai che cosa mi mancava? Stare così con qualcuno. Sono ancora terrorizzata. Ma sì, si sta bene.