sabato 15 settembre 2018

Again.

Ed è successo di nuovo. Dopo mesi. Dopo mesi in cui ha pensato a se stessa. Solo a se stessa. Ha sentito le farfalle nello stomaco e subito si è messa i bastoni tra le ruote. Li ha messi pure a lui. Una bevuta. Poi un giro al parco. Poi un'altra bevuta. Tanti messaggi. Messaggi che diventano quotidiani. Una certezza. Una chiacchierata. Poi un'altra. E un'altra ancora. E le stelle sul tetto di un edificio diroccato. I primi movimenti impacciati. I primi contatti. E poi quella sensazione piacevole. Sapere di avere un punto di riferimento. Un motivo in più. Un angolo di pace. Un nuovo angolo di pace. E poi il primo bacio. Un altro. Le notti passate a dormire insieme. Un passo in avanti e tre indietro. Una paura costante. Ma anche il desiderio di lanciarsi. Poco alla volta. E poi il resto viene da sé. Una presenza fissa. Volersi vedere. Ritagliarsi dei momenti. Baci rubati. Giri in moto. Star bene. E il resto poco conta. Nonostante sia a pezzi. Ma si sente stranamente viva.

"Torna da me, per favore."
"Tornerò sempre." 

sabato 8 settembre 2018

Home.

Sono le quattro del mattino quando entra in quel Rifugio. Si muove piano per non disturbare chi già c'è dentro. Che poi nemmeno sa se lo trova. E invece, eccolo.
Si leva il casco della suit e lo getta da qualche parte lì vicino, insieme alla fondina. La prima cosa che si vede è la faccia trionfante e soddisfatta che spicca sulla stanchezza e su qualche colpo che si è presa durante la notte. Si libera velocemente della suit, qualche livido inizia a farsi vedere, ma non ha importanza.

Nel momento in cui lo vede, sveglio, alle quattro del mattino, c'è una strana sensazione che la pervade, che si aggiunge a quel compiacimento che si porta dietro da un paio di ore. Una strana sensazione nello stomaco. Una strana sensazione che conosce, ma che dopo settimane, per la prima volta, non fa finta di non sentire.
Lascia che Brendan si prenda cura dei suoi lividi e non parla molto, come spesso succede. Non gli racconta cosa è successo, lo scoprirà l'indomani come tutti gli altri. Ma glielo si legge in viso che "la roba in ballo" di cui gli ha accennato è andata bene.
Lo osserva in silenzio, gioca con i suoi capelli e alla fine sospira.
Un sospiro piacevole. Come quella sensazione.
Come se si sentisse a casa.

Si distende sul letto e per un nano momento rivive l'attimo in cui il fulmine di Legacy ha colpito in pieno Matt scagliandolo a qualche metro di distanza. Abbraccia Brendan e ha ancora lì davanti il momento in cui ha bloccato l'Head del Syndicate, divertendosi a sussurrare al suo orecchio e aspettando che la stessa Legacy lo mettesse ko. Poi la corsa verso l'interno del Night Club, la pistola in mano, altri Night Soldier che irrompono e fanno piazza pulita in quel locale. Nessuno escluso.

Si sono mossi velocemente, ognuno sapeva bene cosa fare, dove colpire e così è stato. La North è stata colpita. E continuerebbe ancora con i suoi pensieri, se non fosse che giustamente Brendan reclama un bacio e il resto del mondo viene pian piano dimenticato.

- Sai che cosa mi mancava? Stare così con qualcuno. Sono ancora terrorizzata. Ma sì, si sta bene.

E no, questa notte non è terrorizzata.

mercoledì 29 agosto 2018

Revenge.

Ne hanno passate di tutti i colori. Ma a certe cose non ci si abitua. 

Mai. 

Lo hanno già preso altre volte. Lo ha visto innumerevoli volte sul letto dell'infermeria, intento a lottare tra la vita e la morte. Gli ha stretto la mano, sempre. Ha passato nottate seduta su una sedia scomodissima e dormendo appoggiata con la testa sullo stesso letto. Lo ha riportato alla base dopo tante missioni, intero o più o meno ferito. Gli è sempre rimasta accanto. Anche questa volta.

Ma è la prima volta che glielo portano via sotto il naso. È la prima volta che non riesce a far nulla per riprenderselo. Che si sente impotente. Che si prendono gioco di lei in quel modo. È la prima volta che non si dà pace per aver creduto a qualcuno che poi si è fatto beffa di lei. 

Non si perdona tutto questo. Non si perdona guardando tutte le ferite che ha riportato e le successive medicazioni che ha ricevuto. Non si perdona mentre gli accarezza i capelli, mentre lui ancora dorme, forse per effetto dei farmaci, forse perché esausto, ma in un posto sicuro. O almeno così dovrebbe essere. Non si perdona quando vede il lobo sinistro mancare, anche se resterà comunque "il più bello della banda". Le viene quasi male a guardarlo.

E non bastano gli spari contro le innumerevoli sagome del poligono al Node. Non bastano le parole rassicuranti di chi le sta accanto. Non bastano quelli incontrati di notte a cui ha quasi rubato l'ultimo respiro, o i tentativi di spegnere la testa tra le braccia di qualcuno e con i suoi baci . Non basta.

Si sente ribollire dentro. 
Sente il desiderio di vendetta. 

martedì 21 agosto 2018

A New Day

Quando Brendan Scott inizia a suonare la chitarra lei è ancora assorta nel suo silenzio, quel silenzio che li ha accompagnati da Groundwater fino a quell'edificio sulla Ghost Road, ormai familiare.
Lo osserva un po' incuriosita, con quell'aria stanca e nervosa che va pian piano scemando, senza che se ne renda conto. Sta distesa per terra. La suit ancora addosso, niente casco e parte dell'equipaggiamento in macchina. Ha raccolto i capelli in uno chignon e tiene il capo appoggiato contro il proprio braccio piegato. Davanti a sé un paio di mozziconi di sigarette che ha consumato da quando sono arrivati. Non è stata molto di compagnia, lo ha guardato per lo più e mentre lo vede intento a suonare la chitarra e ululare una qualche canzone, alla fine le strappa un sorriso.

Si solleva e scivola verso di lui, il fare un po' incerto, tentenna alcuni momenti, ma alla fine cerca di baciarlo, in un gesto tanto comune, quanto nuovo in questo momento. Ed è con quello che sembra scacciare via il colpo sparato a vuoto qualche ora prima, la discussione accesa con James e tutto il resto, compresi il caldo e i dubbi che ancora non le permettono di lasciarsi andare completamente.
E poco importa se la mattina dopo si sveglia incriccata. 
Si tira su lentamente per non svegliarlo, pulendosi la suit piena di terra e sabbia, poi si siede sul bordo di quell'edificio diroccato. C'è un minimo di panorama. Le prime luci dell'alba. Il caldo non manca mai. Si volge per osservarlo, ancora, questa volta mentre dorme. Sospira. Sorride. Alza gli occhi al cielo e torna a guardare davanti a sé.
In attesa.

martedì 7 agosto 2018

Memory Lane

Quando Jerome parla di ricordi e pone quella domanda a Brendan, il telepate non è l'unico a irrigidirsi. Lei lo fa vedere meno e si nasconde dietro quei semplici gesti nei confronti dell'uomo per rilassare anche se stessa. Smorza il discorso con riferimenti a Robin Hood e alla sua calzamaglia, o a come sia stanca di essere scambiata per una ladra e che sono proprio i ladri a rovinarle la reputazione. 
Ma quando Jerome se ne va e li lascia soli, si sente finalmente libera di lasciarsi andare. Rimane accanto all'uomo, poggia la testa sulla sua spalla e lo sguardo si punta su quelle lapidi.

"Ti va di rimanere un po' qui prima di andare?"
"Certo. Mi va."

E così passano diversi minuti di silenzio.
Molti nomi, su quelle lapidi, li conosce. Di alcuni conosce solo la Maschera, di altri conosce anche l'uomo o la donna, le loro storie. Con alcuni ha condiviso molto. Con altri un po' meno. Con tutti ha condiviso l'ideale di liberare la Terra. Di salvarla. Ad alcuni ha provato a salvar la vita, altri l'hanno accompagnata in diverse battaglie. Con alcuni ci si beveva una birra dopo qualche ronda. Ad altri stringeva la mano prima che ogni forza venisse meno. Ha chiuso gli occhi a poche persone, alcune sconosciute. 
Poteva esserci anche il suo nome su quelle lapidi. Ma qualcuno l'ha portata via da quel campo di battaglia e un altro l'ha tenuta nel mondo dei vivi, rimettendola in piedi. Poteva morire e lasciare che qualcuno ricordasse il suo nome, che altri lo leggessero anche quando le persone conosciute sarebbero venute a mancare e ogni traccia del suo passaggio sulla terra fosse definitivamente scomparso.
Ma è ancora lì.
Viva.
Almeno esteriormente.
Solleva la testa dalla spalla di Brendan e come da accordi si alza per rientrare. Camminando verso la propria macchina sbircia in direzione del telepate, ma parla poco. Dice di andare a casa, un congedo classico e poi raggiunge il Node, uscendo poco dopo come Scout.

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Il sole è già sorto quando rientra effettivamente a casa. Non si regge sulle gambe dalla stanchezza e porta con sé qualche livido. Raggiunto il letto, prima di chiudere gli occhi, l'ultima cosa che vede è un peluche appoggiato su una mensola che guarda verso l'esterno della vetrata, sorvegliando la città. 
Sorride.

domenica 17 giugno 2018

Happy Birthday

Il tempo di lasciare a MelaMarcia il compito di spammare quel comunicato sulla rete ed è uscita, ha un appuntamento. Raggiunge Sun in un locale di dubbio gusto, un locale già frequentato altre volte, ma è la compagnia diversa.
Whiskey scadente. Odore di fumo. Facce più o meno note, alcune brutte, altre ancora peggio. Tavoli da biliardo, il suono delle palle che si scontrano tra loro dopo il colpo con la stecca. Chiacchiere e semplici confessioni con chi non ne ha mai fatte. 

«È il mio compleanno, offro io»
«Devi essere proprio disperata per passarlo qui con me»
«Già, direi proprio di sì»

Poche settimane ed è cambiato qualcosa. Una nuova consapevolezza. Rendersi conto che quella tanto agognata normalità, probabilmente, non è più la sua. È altro. Lo ha sempre saputo, ma ha provato a lasciar correre. Passare serate in cima alla città e ritrovarsi poi in un bagno di un locale squallido con uno sconosciuto di cui si è già dimenticata il nome, o forse non lo ha nemmeno ascoltato veramente. Gestire un locale sulla South Street, un locale che è la realizzazione di un sogno e poi vederlo saltare per aria, perché c'è una guerra. C'è qualcosa per cui si sta combattendo. E non sapere se riaprirlo. Passeggiate nel City Center e poi passare sotto terra accanto a un compagno ferito. Serate di pura baldoria e poi indossare una maschera e far baldoria a suon di colpi di pistola. Avere cicatrici sul corpo che non possono essere spiegate. 

La normalità è altro. È star seduta sul tavolo della Sala Briefing con i suoi compagni davanti. Parlare di quello che succede. È Lexi che racconta come ha scoperto la crescita dei suoi poteri, Devon che è "l'ultimo arrivato" e già si mette a disposizione con nuove idee. È Lia che passa parte del suo tempo a rattoppare i compagni, così come Owen che le manda messaggi per dichiarare le sue intenzioni. E lei è d'accordo, adesso. È mangiare una fetta di torta con Martin e spalmargliela in faccia, divertendosi poi insieme nella MARV. È Jimmy che ha accettato di essere il suo braccio destro. Lo è sempre stato, ma in un momento in cui molti se ne sono andati, lui è rimasto. È anche Joel, che è tornato ed è più taciturno del solito. È avere un ideale comune, essere fianco a fianco contro la criminalità e pararsi il culo quando anche i federali ti stanno col fiato sul collo. È avere cicatrici sul corpo e non dover spiegare nulla, perché altri c'erano, hanno rimesso insieme i pezzi. Ti hanno salvato la vita. È questa la vita che ha scelto.

Tutto il resto sembra aver perso d'importanza. 
E quando rientra a casa, all'alba, praticamente barcollando e sotto completo effetto dell'alcol bevuto, vede quella cornice. Una foto di tre anni prima. Quella foto con facce di persone che non ci sono più, o che sono disperse in chissà quali parti del mondo. E poi altre foto più piccole degli ultimi anni. La più recente di un paio di settimane prima. Le prende tutte e le strappa. Tanti pezzi che vengono gettati nel cestino e poi si lascia il mondo alle spalle, crollando a letto.


Un nuovo messaggio.
Mum.

"Buon compleanno, tesoro".

sabato 2 giugno 2018

It's time.


"Scatta una foto. Sì, proprio adesso!"



Ce l'ha stampato in testa quel momento. Oltre che sulla memoria del proprio cellulare. Un momento esatto. Ben preciso. Che ha il suono di quella canzone che sta cantando sbagliando le parole e senza nemmeno essere troppo intonata. Ha il suono della risata di Aaron che dal sedile del passeggero la guarda e ride, ma non le dice nulla. Ha il profumo del bagnoschiuma di quel motel che proviene dai corpi di entrambi. E ha il profumo della cena che si sono concessi -finalmente- ieri sera. Ha il sapore del Texas. Di casa. Ha la forma di due capelli da cowboy lasciati sui sedili posteriori. E di quel toro meccanico che hanno cavalcato. Ha la sensazione dello stomaco pieno dopo la mega mangiata e in vista della colazione on the road di quella mattina. Ha i colori di quella giornata appena iniziata. E di Philadelphia a qualche chilometro di distanza, davanti a loro. Ha l'essenza di qualcosa di semplice e genuino. Tutto raggruppato in un solo momento. Ed è felice.

Non c'è un vero motivo per essere felice. Lo è e basta. Non perché sta cantando senza sapere le parole. Non perché sta sognando dei pan cakes per colazione. Non perché è con Aaron. Non per la serata e per aver vinto la scommessa sul toro meccanico. Lo è. Un breve momento di genuina spensieratezza. Spensieratezza che scompare il secondo dopo. La consapevolezza che torna a pesare e schiacciare tutto il resto.




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"Finiremo col farci male, in qualche modo."
"Quasi sicuramente. Ma a me il rischio va di correrlo. A te?"

Partono in due, tornano in tre.